Soldati senza onore
Ascoli Piceno | Dedicato allassessore Natali lintervento di Massimo Martelli sulla questione delle lapidi naziste.
Riceviamo da Massimo Martelli – Partito della Rifondazione Comunista di Ascoli Piceno
Quando l’8 settembre del 1943 il generale Badoglio dichiarò l’Italia fuori dalla guerra, i guai erano appena cominciati. Per la Germania nazista l’Italia divenne luogo di conquista e di sterminio; divenne fronte “eroico” per l’assoluta dedizione al Reich e al suo Führer.
Pochi “ribelli” – “banditi”, così li consideravano i tedeschi – si radunarono al colle S. Marco dopo quello sciagurato abbandono del Re d’Italia e della sua Corte per le spiagge sicure di Brindisi (una vera catastrofe storica, morale e politica).
Pochi “banditi” ebbero il coraggio di organizzarsi per difendere la città di Ascoli da un esercito non più alleato bensì ostile e, soprattutto, senza scrupoli.
Il pianoro di S. Marco non era facilmente difendibile, perché c’è una montagna sopra. Eppure il “colle”, per quei pochi eroi, rappresentava qualcosa di più che un luogo strategico difficilmente sostenibile: il “colle” fu per molti di questi “banditi” un banco di prova di fedeltà e di eroismo, perché significava non lasciare la città – lontana uno sputo – in balia dell’oppressione nazi-fascista.
Il pianoro del S. Marco divenne insomma un luogo di Resistenza.
All’alba del 3 ottobre 1943 il XII° battaglione della “Hermann Goering”, già noto a molti per le efferatezze commesse nella ritirata dal Sud dell’Italia, sotto una nebbia fittissima inizia l’operazione: viene preso il rifugio di S. Giacomo e poi, dal mattino seguente, un’azione incrociata di colpi di mortaio dal basso (colle di Rosara) e di avanzamento dalla montagna verso il pianoro fanno il resto. Per i patrioti è panico generale, incapacità oggettiva di tenere testa ad un nemico bene addestrato e con mezzi bellici infinitamente più potenti.
E’ adesso comincia la Resistenza. A san Pietro di Lisciano il patriota Pietro Marucci muore in combattimento nel disperato tentativo di coprire la fuga dei suoi compagni, così come cadono i fratelli Luigi e Vincenzo Biondi.
Alle “rocce” perdono la vita Francesco Paliotti e Carlo Grifi.
Intanto altri patrioti guidati dal Comandante Spartaco Perini ripiegano verso il Colle della Luna fino alla Pineta dell’Impero. Decidono di combattere, ma si tratta solo di resistere. Perini riesce a fuggire, mentre alle “vene rosse” cadono Antonio Cossu e Adriano Rigantè, alla “croce” vengono ammazzati Serafino Cellini con il fratello Ugo, Sandro Panichi, Narciso Galié, Serafino Ficerai dopo essersi opposti fino all’ultimo colpo della loro mitragliatrice “Breda”, lasciando però a terra numerosi morti nazisti.
La parte meno eroica della storia avviene subito dopo, quando gli “eroi” tedeschi hanno la meglio sui patrioti e fanno molti prigionieri: Marcello Giovannelli e Antonio Pagliacci vengono uccisi a colpi di baionetta alla neviera, vicino alle “tre caciare”; allo “stradone”, nei pressi di Civitella del Tronto, vengono ammazzati Paolo Cagnetti, Pietro Pagliacci, Natale Ciampini e Attilio Lelli. Altri vennero assassinati come bestie un paio di giorni dopo a Pagliericcio: Dino e Silvio Angelini, Emidio Bartolomei, Salvatore Spataro, Marcello Federici, Emidio Rozzi, Roberto Paci.
I tedeschi non hanno fatto prigionieri, non hanno riconosciuto ai nostri patrioti la dignità di avversari belligeranti. Li hanno umiliati e massacrati come banditi; li hanno sbeffeggiati, martoriati e infine uccisi.
Qualche soldato nazista è morto e qualcuno ha sentito il dovere cristiano di seppellirlo e di segnare un nome nella lapide.
Ma dalla pietà cristiana alla commemorazione storica, come sta nelle intenzioni del nostro – purtroppo – amministratore Natali, passa un filo sottile, eppure resistente, che non permette di fare di tutti i morti un fascio.
Quelle lapidi naziste messe a mo’ di scalini nel parco dell’Annunziata risarciscono in parte il dolore che questo paese ha subito sotto la brutalità nazi-fascista.
Nessun onore, nessuna commemorazione, nessuno spazio pubblico, spetta a quei soldati.
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11/11/2006
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