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Il ruolo dell’informazione nei conflitti armati

Ascoli Piceno | Morrione: “Nel mondo ci sono migliaia di punti da illuminare. I nuovi media sono utilissimi a questo compito, che spetta ai giornalisti”

di Anna Laura Biagini


Un momento di riflessione seria e attuale, ieri pomeriggio alla Biblioteca U. Toria in Corso Mazzini. Roberto Morrione, direttore di RaiNews24 e Sigfrido Ranucci, giornalista, coordinati dal Costantino Di Sante, Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea, hanno proposto ad una sala gremita e attenta, 3 documentari sul conflitto iracheno. Lo spunto è servito per approfondire il rapporto tra media e guerra, il valore dell’informazione nelle società occidentali e il ruolo dei giornalisti in rapporto alla verità.

I reportage, Fallujah la strage nascosta, In nome del petrolio e Una giornata di guerra, hanno mostrato i retroscena di un conflitto da molti contrastato, e di cui l’opinione pubblica realmente sa poco. Hanno mostrato i linguaggi e la retorica usata dai governi, per descrivere una realtà che non esiste, occultando la situazione reale. In nome del petrolio – La verità nascosta, è l’inchiesta sulla missione italiana in Iraq, dove si mostra un dossier del governo italiano, stilato 6 mesi prima del conflitto, nel quale già Nassiriya, figurava come zona strategica per l’approvvigionamento energetico italiano. Il filmato mostra chiaramente che lo scopo principale dei nostri militari, è la protezione della raffineria e degli oleodotti della zona.

Una giornata di guerra, è un filmato amatoriale dell’agosto 2005, quando il contingente italiano fu occupato nella cosiddetta Battaglia dei ponti. Le immagini e le voci dei soldati, commentano lo scontro, con parole che non hanno avuto bisogno di ulteriore spiegazione. Discorsi che potrebbero essere quelli di ragazzi che giocano ai videogame.

Fallujah, la strage dimenticata, reportage che ha suscitato indignazione e sconcerto nei presenti. Immagini crude e senza filtro di cadaveri sfigurati dalle armi americane L’uso del fosforo bianco è stato vietato fin dal 1906 nel mondo. Un’inchiesta che documenta l’uso del fosforo bianco in Iraq, elemento chimico che, se in contatto con ossigeno, consuma le molecole. Indicibili gli effetti sugli esseri umani. E non dette queste cose all’opinione pubblica mondiale, che vede solo operazioni umanitarie, di pace, con soldati fotografati con armi su un braccio e bambini nell’altro.

Dopo le proiezioni il dibattito è stato vivace tra i presenti, sdegnati per le informazioni che ci vengono taciute, per la difficoltà che la stampa incontra nel cammino verso la verità, dai soprusi di chi, con la scusa di voler portare democrazia, semina morte in nome del profitto. “Quante bugie, motivi di ordine politico, economico ed editoriale soffocano la verità”, osserva Sigfrido Ranucci, “Non si parla mai della cultura irachena ad esempio, perché la cultura nell’informazione, è davvero l’unica via per la pace”.

“Nel mondo ci sono ancora, migliaia di punti da illuminare”, conclude Roberto Morrione, “e i media, in particolare i nuovi media, potrebbero essere utilissimi. Invece le inchieste diminuiscono, l’Occidente si racconta a se stesso. L’informazione diventa la vera arma letale della guerra, quando, se buona, potrebbe essere l’unica a poter illuminare quei punti”. 

17/02/2006





        
  



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