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Verso il Partito Democratico

San Benedetto del Tronto | Sicuramente il nuovo soggetto avrà il compito difficile di trovare forme d’organizzazione, d’integrazioni di culture, saperi e linguaggi innovativi, che potranno ridare vigore ad una passione politica che ormai vediamo spenta.

di Tonino Armata*

Tonino Armata


La nascita del Partito Democratico sarà una vera grande novità nel panorama locale. Finalmente aprirà spazi politici nuovi, in particolar modo per i giovani. La creazione del nuovo soggetto politico, che non deve essere solo la fusione tra Democratici di Sinistra e Margherita, ma anche il coinvolgimento e la partecipazione della società civile della sinistra-riformista non appartenente ai partiti.

Questa storia del Partito Democratico assomiglia a un petting troppo prolungato” (vedi il silenzio del sindaco dei dirigenti Ds e Margherita) e sicuramente non sarà un processo facile considerata la difficoltà di coniugare tradizioni ed esperienze diverse. Ci sono resistenze soprattutto da due parti: oltre ai soliti noti, resistenze di partiti, collocazione in Europa, il quando. I militanti si possono capire, specie se non giovanissimi.

Bandiere, slogan, sezioni, foto, rituali, si conserva nei Ds l’impronta del grande partito di popolo che è stato a San Benedetto (e in Italia) per quasi settant’anni il Partito Comunista. Anche se i Ds ne sono ormai l’ombra, disciogliere anche le ultime tracce deve essere per qualcuno un pensiero intollerabile. Capiamo anche i quadri dirigenti: posizioni, incarichi, esperienze, lotte, tutto un passato, per qualcuno la vita. Ci sono anche diffidenze da parte di entrambi i principali contraenti (Margherita e Ds). Non è che quei marpioni ci vorranno fagogitare? Non è che gli altri vorranno annacquare le nostre posizioni? Far nascere un partito è un’operazione complicata, soprattutto in tempi come questi. Se lasciamo i dirigenti a macerarsi nei loro dubbi, c’è la possibilità che non se ne esce mai. O quando sarebbe troppo tardi.

Fatto bene i conti, sono circa dieci anni che si discute la possibilità di un Partito Democratico; quanta pazienza ancora ci vorrà perché dalle parole si passi a qualche fatto concreto? Chi è avanti negli anni avrà la possibilità di vederlo nascere o dovrà demandare ai discendenti? I professionisti della politica le sentono le invocazioni dei cittadini? Sono capaci di contare i voti? Di toccare con mano che le sigle unitarie hanno sempre più voti della somma dei singoli partiti? Si rendono conto di che cosa questo significhi? Di quale disperazione può subentrare una pazienza durata fin troppo?

Sicuramente il nuovo soggetto avrà il compito difficile di trovare forme d’organizzazione, d’integrazioni di culture, saperi e linguaggi innovativi, che potranno ridare vigore ad una passione politica che ormai vediamo spenta nelle persone che militano nei partiti. Un partito che deve coinvolgere il numerosissimo popolo, delle file ai “seggi”, della voglia di esserci, di dare qualche euro come segno concreto di una partecipazione che era insieme di cuore e di mente alle “Primarie” e gli elettori che fino ad oggi non hanno avuto modo di esprimere pienamente le proprie esperienze e che spesso trovano forti difficoltà di dialogo con la politica “tradizionale” non può essere salutato come una svolta positiva nel panorama cittadino. Dobbiamo partire dalle esigenze della città, coinvolgere gli elettori alla direzione che vogliono imprimere allo sviluppo della società sambenedettese, spiegare che dietro un programma politico c’è un’idea di cambiamento che il Partito Democratico vuole promuovere. Penso ad un manifesto che indichi questa strada e che sia sottoposto al giudizio agli elettori di centrosinistra: quel voto sarà l’atto di adesione al nuovo soggetto e coloro che sottoscriveranno quel documento potranno partecipare alla vita democratica del nuovo partito.

Per pungolare, come il tafano di Socrate che scuote l’animale sonnacchioso, o per indicare la via d’uscita della mosca che si dimena all’interno della bottiglia, senza rendersi conto che il tappo è aperto e fuori c’è l’aria. Per capire, cercare ragionare, approfondire, ma di sicuro senza la velleità di consigliare, proponiamo:

1) ai sensi dell’art. 50 della Costituzione, il 16 ottobre (anniversario delle “Primarie”) RACCOLTA DELLE FIRME (San Benedetto e Porto d’Ascoli) per la PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO PER IL RITORNO AL SISTEMA ELETTORALE UNINOMINALE MAGGIORITARI E UNA DEMOCRAZIA PARTECIPATA;

2) l’idea del vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Roberto Placido al suo partito, i Ds, la “TESSERA DI SCOPO” cioè la tessera preventiva al Partito Democratico. per le iscrizioni reali al partito che verrà (se aderisse solo una parte del popolo delle “Primarie” sarebbe già un successo notevole);

3) scelta del candidato presidente col metodo delle “Primarie” e presentazione della lista unitaria DEL “PARTITO DEMOCRATICO” aperta alla società civile per l’elezione provinciale di Ascoli Piceno;

4) richiesta a Vannino Chiti (depositario dell’archivio dei 3941 partecipanti alle “Primarie” su circa 38.000 elettori, pari al 20% dell’elettorato dei partiti dell’Unione) di invitare ad eleggere i candidati alla Costituente del Partito Democratico della Città di San Benedetto del Tronto.

*Presidente

10/10/2006





        
  



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