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Valori condivisi per un futuro migliore

| ANCONA - Spacca ha ricordato le motivazioni che hanno portato a individuare il 10 dicembre come la Giornata delle Marche



Una giornata per esaltare l’orgoglio e affermare l’identità di una piccola regione. Un momento da condividere con tutte le comunità marchigiane nel mondo, dove vivono oltre cinque milioni di corregionali, “più dei danesi messi insieme”. Così la giornalista Carmen Lasorella ha introdotto la manifestazione istituzionale della Giornata delle Marche, al Teatro delle Muse di Ancona.

Lasorella ha sollecitato un lungo applauso per salutare gli emigrati marchigiani che “sono riusciti a raggiungere livelli di integrazione molto forti e sono un esempio di come sia possibile costruire una società multietnica, dove ciascuno dia il proprio contributo e non diventi un peso o un pericolo”.

Concetti ribaditi dal presidente della Regione, Gian Mario Spacca, che ha illustrato i contenuti della giornata, vissuta sull’incontro tra istituzioni e comunità, e sull’impegno “a essere governo dentro i problemi dei cittadini”.

Spacca ha ricordato le motivazioni che hanno portato a individuare il 10 dicembre come la Giornata delle Marche, fortemente voluta dalla comunità marchigiana d’Argentina: è il giorno della dichiarazione dei diritti dell’uomo, è la giornata della pace voluta dal Consiglio regionale, si celebra la Madonna di Loreto (“Vergine migrante che viene dall’Oriente”).

“Laici e cattolici – ha aggiunto il presidente – in questa ricorrenza riscoprono valori condivisi”. Spacca ha anche anticipato che la giornata del 2006 (50° anniversario della tragedia delle miniera di Marcinelle) sarà dedicata ai marchigiani del Belgio. Sarà anche quella un’occasione “per raccontare la nostra gente e la nostra terra, luogo dalla straordinarie bellezze paesaggistiche e dalla forte memoria delle proprie radici e tradizioni, dove ogni passaggio e ogni evoluzione economica è avvenuta nella continuità, senza distruggere quanto faticosamente costruito”. Il presidente ha assicurato che esaltare l’identità marchigiana non significa “tracciare un confine”, per escludere chi sta oltre. Al contrario, è un’esigenza che accomuna, “che trae alimento dalla pluralità e dove ogni realtà si ritrova su ideali condivisi. È l’esaltazione della capacità di saper coniugare l’identità con l’integrazione, per divenire costruttori di un futuro carico di virtù e di valori”.

“Il modello di welfare marchigiano – ha successivamente detto il presidente, intervistato da Carmen Lasorella durante il dibattito alle Muse - si è consolidato perché i Comuni hanno saputo amministrare bene il loro territorio. Soprattutto perché è stato un modello di sicurezza sociale in cui i poteri civili si sono ben rapportati con il privato sociale, e insieme hanno sostenuto il tessuto produttivo e accompagnato le imprese nel loro percorso di sviluppo.

C’è bisogno di rinnovare il modello e di farlo insieme, e questa platea testimonia oggi la disponibilità a concertare e collaborare con le istituzioni. La nostra esperienza di vita comunitaria, la sicurezza dei territori, la storia del nostro sviluppo, sono la nostra forza per il futuro”.

12/12/2005





        
  



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