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Giornata delle Marche: gli interventi di Sturani, Ucchielli, Paci e Andreani

| ANCONA - Il buon funzionamento del sistema Marche lo si deve anche alla grande capacità di ascolto delle istituzioni ai cittadini per renderli protagonisti



Fabio Sturani, come presidente ANCI e sindaco di Ancona, ha sottolineato la numerosa presenza dei sindaci marchigiani alla manifestazione. La testimonianza – ha detto - che una realtà territoriale come le Marche, come Ancona, funzionano perché c’è un rapporto diretto tra cittadini e istituzioni, la piccola dimensione aiuta il senso di comunità e tutti si sentono partecipi dello sviluppo. Non servono dogane, né steccati, ma politiche di attenzione e di servizi nel rispetto delle nostre tradizioni. Tradizioni che significano anche tolleranza e accoglienza, siamo anche un modello multiculturale, attento all’integrazione dei cittadini che saranno marchigiani”.

Dello stesso avviso Palmiro Ucchielli, presidente dell’UPI, che ha parlato della grande tenacia e capacità dei marchigiani di mettersi in gioco con un senso del nuovo, ma nello stesso tempo con radicamento al territorio. Questo ha fatto sì che ci sia un filo forte che lega istituzioni, cittadini, imprese e servizi. “Dobbiamo valorizzare sempre di più il rapporto con gli emigrati, perché costituiscono una ricchezza straordinaria, storica, culturale e sociale.

Il buon funzionamento del sistema Marche lo si deve anche alla grande capacità di ascolto delle istituzioni ai cittadini per renderli protagonisti”.
Maria Assunta Paci, presidente dell’UNCEM, l’unione delle Comunità montane ha evidenziato il ruolo delle donne marchigiane come depositarie della cultura tradizionale, della sacralità del lavoro in casa e fuori. Da sempre la donna aiuta il marito nel lavoro della terra, da sempre ha contribuito a creare l’impresa familiare.

Non solo – ha rimarcato - ma nelle Marche ci sono per fortuna pochi anziani che vivono negli ospizi. Merito di una rete familiare che si fa carico degli anziani e credo di poter dire, merito delle madri, delle mogli, delle figlie. La donna ha anche il ruolo di memoria storica della famiglia, anche come emigrata all’estero, trasmette la lingua e le tradizioni familiari. La Paci ha poi raccontato di una sua vecchia zia emigrata in Argentina che chiede ogni anno a Natale, la Torta Brusca. “Le serve - ha spiegato Assunta Paci - per mantenere il legame con la famiglia, per riaggregare il suo passato, ma anche come occasione per ricordare e parlare ai nipoti della sua terra”.

Oscar Andreani, l’imprenditore argentino, 62 anni, nipote di un emigrato nel 1890 da Pollenza (MC) ha detto di sentire la forte responsabilità di esprimere ciò che sentono e pensano tutti i marchigiani che vivono lontano dalla loro terra.

“Ma mi accompagna – ha detto - la forza del vissuto e delle emozioni dei miei antenati. Vedevo mio nonno e mio padre fissare spesso un punto lontano dell’orizzonte e quando sono venuto la prima volta nelle Marche ho compreso che era il richiamo dei ricordi, la nostalgia che riportava alla mente la bellezza di questa terra, i sapori, i profumi e la gente. Alla luce dei conflitti che si presentano attualmente con gli immigrati clandestini, capisco anche la grande fortuna che nonostante tutto avevano avuto i miei nonni: una terra che li ha ricevuti e ha dato loro opportunità.

Molti marchigiani in questo momento stanno festeggiando in Argentina, al teatro Colon. Finalmente, per la prima volta, tutti i marchigiani nel mondo si ritrovano attorno ai valori della loro terra e possono stare di nuovo insieme, grazie a questa Giornata.

Ringrazio quindi il presidente Spacca per aver pensato a questa festa che può unire i marchigiani nel mondo e che non sia solo una celebrazione, ma l’opportunità concreta per creare relazioni internazionali di scambio di cultura ed economici. “

12/12/2005





        
  



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