I distillati monastici, dalla cura al peccato di gola
Monteprandone | Per gli appuntamenti della "Cucina dello Spirito", l'occasione di conoscere la storia della liquoristica e i diversi impieghi di preparati che ancora oggi sono immancabili nella case degli italiani. E non solo.
di Francesca Gironelli
il prof. Tommaso Lucchetti e la dott.ssa Simonetta Varnelli
L'Associazione "I Sapori del Piceno" ha proposto ieri sera, presso l'Archivio Comunale, una interessante conferenza dal titolo "Distillati monastici di dolce sapienza: impieghi tradizionali dei liquori dal chiostro alle case".
L'appuntamento, che rientra nella quarta edizione della "Cucina dello Spirito - Circuito delle Cucine Tipiche Picene" aveva due relatori di spessore: il prof. Tommaso Lucchetti e la dott.ssa Simonetta Varnelli.
Collegandosi alla prossima festività del Natale, sono state spiegate le funzioni e le qualità dei preparati che nella vita monastica e conventuale venivano adoperati durante il periodo d'Avvento, che idealmente si lega a quello della Quaresima del tempo prepasquale. Dunque l'Avvento era tempo di astinenza e le mense o i refettori rispecchiavano nei loro menu le cadenze del calendario liturgico.
Il Natale in special modo era periodo di liquori, intesi appunto come aiuto nell'affrontare il periodo di 'magro'. Il dolce - visto come gusto che alletta il palato e lo gratifica, il noto 'peccato di gola' per intenderci - non comprendeva né lo zucchero che era considerato una spezia, né i distillati. Amari, tonici ed elisir avevano la funzione di medicinali e della cura della persona. E i monasteri furono luoghi di grande manifatture, anche per quanto riguarda la produzione di liquori come alchermes, marsala, rosolio o vermut.
I liquori venivano utilizzati moltissimo nella dolciaria e la zuppa inglese, che di inglese non ha l'origine come ha spiegato bene il prof. Lucchetti, è una dei dolci che ad esempio nel bolognese viene considerato natalizio. A base di 'pane' (la base di pan di Spagna) inzuppato appunto nel liquore, che in tutta Italia ha poi le sue varianti.
La cultura della liquoristica rivela quanto si possa conoscere di un territorio e delle sue usanze, tornando indietro nel tempo. Altra storia interessante quella narrata dalla dott.ssa Varnelli che nella conferenza ha raccontato come sia nata l'omonima ditta, la prima delle Marche, nel 1868.
Girolamo Varnelli ha fondato l'azienda spinto dalla sua passione per le piante officinali, che sono alla base degli 'orti dei semplici', nome in uso per le erbe.
Dalla mano di "un'erborista empirico", come lo ha definito la dott.ssa Varnelli, nasce una ricetta di amaro che fu un rimedio antimalarico e antifebbrile.
Dal rimedio per la salute si passa poi al liquore che tutti conosciamo fino ad arrivare alla creazione di tanti altri prodotti dell'azienda, che fanno ormai parte della tradizione e della stessa cultura enogastronomica italiana. Tante storie che cambiano nel tempo e cambiano le abitudini dei tempi.
Dalla medicina al peccato di gola.
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12/12/2008
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