Teatro romano di Teramo: l'Associazione Teramo Nostra scrive al Ministro Sandro Bondi con urgenza.
Teramo | Fiat lux sui lavori di recupero e valorizzazione del monumento più significativo della romanità della città di Interamnia. Teramo Nostra scrive al Ministro per i Beni e le Attività culturali. Informati i candidati alla presidenza della Regione Abruzzo.
di Nicola Facciolini
Priorità assoluta ed urgente al pieno e totale recupero ed al riutilizzo del Teatro romano di Teramo, affinchè il progetto torni sui suoi originari binari. E' quanto chiede il Presidente dell'Associazione culturale Teramo Nostra, Piero Chiarini, al Ministro per i Beni e le Attività culturali, On. Sandro Bondi.
In una missiva del 29 ottobre 2008, nella consapevolezza di interpretare le aspettative del mondo culturale della città di Teramo e di gran parte dei suoi cittadini, l'Associazione Teramo Nostra esprime al Ministro Bondi la più profonda preoccupazione per le sorti del recupero in atto del teatro romano di Teramo. Con una sintetica ricostruzione dei fatti, il presidente Chiarini sottopone all'attenzione del Ministro Bondi, episodi e circostanze legati al processo di recupero del monumento, affinchè siano disposti urgenti accertamenti.
"Siamo difronte a fatti che hanno quantomeno dell'inverosimile - rivela Piero Chiarini - che vedono coinvolti rappresentanti della pubblica amministrazione statale, regionale e comunale e che a nostro parere non sono esenti da gravi responsabilità". Nella lettera di Teramo Nostra si chiede un autorevole intervento del Ministro Bondi volto alla istituzione di una Commissione d'inchiesta ministeriale che faccia luce sulle dinamiche dell'intervento ancora in corso. "Intervento - sottolinea Chiarini - del tutto contrario all'originario progetto di demolizione di un edificio che incombe sulle antiche strutture del teatro. Ciò sta avvenendo con grave ed inutile dispendio di risorse finanziarie pubbliche - rivela Chiarini - ed esso sta seriamente pregiudicando il conseguimento di un obiettivo culturale, sociale ed economico".
Il progetto mira al recupero e alla valorizzazione, attraverso il suo riuso, di un monumento che rappresenta l'espressione più significativa della romanità della città di Interamnia. Agli anni '80 del secolo scorso risale l'avvio del dibattito sul recupero e riuso del teatro che avrebbe dovuto comportare l'indispensabile acquisizione al patrimonio di due edifici privati che incombono su buona parte delle strutture romane: Palazzo Adamoli e Casa Salvoni. Con D.M. 31.7.1998, rispondendo anche alle istanze locali, Palazzo Adamoli è stato dichiarato d'interesse archeologico particolarmente importante ai sensi della legge 1.6.1939 n. 1089 in quanto costruito sui resti del Teatro.
Con atto in data 23.8.2000 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha manifestato la volontà di esercitare il diritto di prelazione, ai sensi del decreto legislativo 29.10.1999 n. 490, al prezzo di 905 milioni di lire.
"Incredibilmente l'atto ministeriale - scrive Chiarini - affidato dal Ministero alla Soprintendenza Archeologica Abruzzese, non è stato notificato nel termine di legge dei 60 giorni".
Fortunatamente la Regione Abruzzo ha esercitato il diritto di prelazione ed ha acquisito in proprietà Palazzo Adamoli destinandolo al suo abbattimento per il recupero del teatro. "Sottoscritta una convenzione con la Soprintendenza regionale de L'Aquila, la Regione ha messo a disposizione della stessa, la somma di 800mila euro iva compresa (fondi Cipe), per l'abbattimento dell'edificio!".
Sul cartello esposto all'esterno del cantiere si legge: "lavori di valorizzazione mediante lo smontaggio di Palazzo Adamoli. Importo: euro 435.945,01...". I lavori sono iniziati il 7 luglio 2006 (ultimazione lavori: 19.11.2008) e lo smontaggio della parte alta del lato occidentale dell'edificio, è stato effettuato manualmente, mattone per mattone.
"Durante l'esecuzione dei lavori - scrive Chiarini - sono stati notati continui trasporti in cantiere di materiale da costruzione, forati, cemento e robuste traversine in acciaio, del tutto incompatibili con l'attività di abbattimento; tuttavia la chiusura ermetica del cantiere ha impedito ogni possibilità di verifica circa la natura dei lavori".
Dopo le proteste avanzate da Teramo Nostra e da altre componenti culturali della città, nel gennaio 2008 è stata promossa una conferenza cittadina al Comune di Teramo per fare luce sulle cause della sospensione dei lavori. Alla conferenza hanno partecipato i rappresentanti istituzionali del Comune di Teramo, della Provincia e della Regione, e la Direttrice regionale del MIBAC, dott.ssa Anna Maria Reggiani.
Tutti i partecipanti hanno confermato la volontà di dare seguito al progetto originario (esiste una registrazione video dell'evento) e di sollecitare la rapida ripresa dei lavori. "In quella sede - spiega Chiarini - è stata concordata la costituzione di una commissione tra Comune, Regione e Soprintendenza regionale per la costante verifica dei lavori. Ma non sembra che ciò sia mai avvenuto".
I lavori sono ripresi l'estate scorsa. "Ma non sono, dunque, finiti entro il mese di maggio come promesso. Tra lo stupore dei cittadini una nuova impresa - rivela Chiarini - ha iniziato ad eseguire lavori di rifinitura e di rivestimento della modesta parte di edificio non demolita. E' la prova che anziché demolire, l'impresa aveva proceduto al consolidamento e alla ristrutturazione dell'edificio anche attraverso la ricostruzione dei solai dei tre piani, utilizzando i fondi destinati all'abbattimento. Al di là di ogni valida ragione la ricostruzione dell'edificio è avvenuta in mancanza di un nuovo progetto - prosegue Chiarini - né la Regione, proprietaria dell'immobile, sembra sia stata mai portata a conoscenza della inverosimile inversione progettuale".
A nulla sarebbero valse le proteste e le richieste di incontro di Teramo Nostra con la direttrice regionale. Non solo. Secondo il presidente Chiarini nel frattempo non sarebbe stato dato impulso "al procedimento di esproprio di una stanza contigua al Palazzo Adamoli per il quale era stata stanziata la somma di 50mila euro. Ciò è avvenuto solo di recente a ricostruzione conclusa del Palazzo Adamoli - rivela Chiarini - con la conseguenza che una parte della stanza da espropriare è stata addirittura intonacata, anche qui, con i fondi destinati alla demolizione dell'intero edificio". I lavori sono tuttora in corso.
"La Regione Abruzzo - scrive Chiarini, invocando l'intervento del Ministro Bondi - dispone ancora della somma di euro 1.050.000 che potrebbero essere impiegati nell'acquisizione del secondo edificio (Casa Salvoni, valore euro 700mila). La residua parte potrebbe essere utilizzata per ultimare l'abbattimento di Palazzo Adamoli".
Per far rivivere il glorioso teatro romano con 2.500 posti a sedere. Naturalmente della questione devono interessarsi tutti i candidati alla presidenza della Regione Abruzzo, tutti i consiglieri regionali che verranno eletti, in quanto i cittadini hanno pieno diritto ad essere informati sull'operato che la Pubblica Amministrazione compie nell'interesse generale, soprattutto quando sono in gioco soldi pubblici, il futuro del patrimonio culturale abruzzese e risorse finanziarie ingenti affidate con assoluta fiducia alla competenza di funzionari e dirigenti dello Stato e della Regione.
Naturalmente tutti confidano nell'accortezza dei lavori di demolizione, affinché vengano tutelate le vestigia romane di Interamnia e non abbia mai più a ripetersi lo scempio del 1961 che portò alla distruzione della muratura sud del Teatro per procedere alla demolizione delle case insistenti nell'area.
In una missiva del 29 ottobre 2008, nella consapevolezza di interpretare le aspettative del mondo culturale della città di Teramo e di gran parte dei suoi cittadini, l'Associazione Teramo Nostra esprime al Ministro Bondi la più profonda preoccupazione per le sorti del recupero in atto del teatro romano di Teramo. Con una sintetica ricostruzione dei fatti, il presidente Chiarini sottopone all'attenzione del Ministro Bondi, episodi e circostanze legati al processo di recupero del monumento, affinchè siano disposti urgenti accertamenti.
"Siamo difronte a fatti che hanno quantomeno dell'inverosimile - rivela Piero Chiarini - che vedono coinvolti rappresentanti della pubblica amministrazione statale, regionale e comunale e che a nostro parere non sono esenti da gravi responsabilità". Nella lettera di Teramo Nostra si chiede un autorevole intervento del Ministro Bondi volto alla istituzione di una Commissione d'inchiesta ministeriale che faccia luce sulle dinamiche dell'intervento ancora in corso. "Intervento - sottolinea Chiarini - del tutto contrario all'originario progetto di demolizione di un edificio che incombe sulle antiche strutture del teatro. Ciò sta avvenendo con grave ed inutile dispendio di risorse finanziarie pubbliche - rivela Chiarini - ed esso sta seriamente pregiudicando il conseguimento di un obiettivo culturale, sociale ed economico".
Il progetto mira al recupero e alla valorizzazione, attraverso il suo riuso, di un monumento che rappresenta l'espressione più significativa della romanità della città di Interamnia. Agli anni '80 del secolo scorso risale l'avvio del dibattito sul recupero e riuso del teatro che avrebbe dovuto comportare l'indispensabile acquisizione al patrimonio di due edifici privati che incombono su buona parte delle strutture romane: Palazzo Adamoli e Casa Salvoni. Con D.M. 31.7.1998, rispondendo anche alle istanze locali, Palazzo Adamoli è stato dichiarato d'interesse archeologico particolarmente importante ai sensi della legge 1.6.1939 n. 1089 in quanto costruito sui resti del Teatro.
Con atto in data 23.8.2000 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha manifestato la volontà di esercitare il diritto di prelazione, ai sensi del decreto legislativo 29.10.1999 n. 490, al prezzo di 905 milioni di lire.
"Incredibilmente l'atto ministeriale - scrive Chiarini - affidato dal Ministero alla Soprintendenza Archeologica Abruzzese, non è stato notificato nel termine di legge dei 60 giorni".
Fortunatamente la Regione Abruzzo ha esercitato il diritto di prelazione ed ha acquisito in proprietà Palazzo Adamoli destinandolo al suo abbattimento per il recupero del teatro. "Sottoscritta una convenzione con la Soprintendenza regionale de L'Aquila, la Regione ha messo a disposizione della stessa, la somma di 800mila euro iva compresa (fondi Cipe), per l'abbattimento dell'edificio!".
Sul cartello esposto all'esterno del cantiere si legge: "lavori di valorizzazione mediante lo smontaggio di Palazzo Adamoli. Importo: euro 435.945,01...". I lavori sono iniziati il 7 luglio 2006 (ultimazione lavori: 19.11.2008) e lo smontaggio della parte alta del lato occidentale dell'edificio, è stato effettuato manualmente, mattone per mattone.
"Durante l'esecuzione dei lavori - scrive Chiarini - sono stati notati continui trasporti in cantiere di materiale da costruzione, forati, cemento e robuste traversine in acciaio, del tutto incompatibili con l'attività di abbattimento; tuttavia la chiusura ermetica del cantiere ha impedito ogni possibilità di verifica circa la natura dei lavori".
Dopo le proteste avanzate da Teramo Nostra e da altre componenti culturali della città, nel gennaio 2008 è stata promossa una conferenza cittadina al Comune di Teramo per fare luce sulle cause della sospensione dei lavori. Alla conferenza hanno partecipato i rappresentanti istituzionali del Comune di Teramo, della Provincia e della Regione, e la Direttrice regionale del MIBAC, dott.ssa Anna Maria Reggiani.
Tutti i partecipanti hanno confermato la volontà di dare seguito al progetto originario (esiste una registrazione video dell'evento) e di sollecitare la rapida ripresa dei lavori. "In quella sede - spiega Chiarini - è stata concordata la costituzione di una commissione tra Comune, Regione e Soprintendenza regionale per la costante verifica dei lavori. Ma non sembra che ciò sia mai avvenuto".
I lavori sono ripresi l'estate scorsa. "Ma non sono, dunque, finiti entro il mese di maggio come promesso. Tra lo stupore dei cittadini una nuova impresa - rivela Chiarini - ha iniziato ad eseguire lavori di rifinitura e di rivestimento della modesta parte di edificio non demolita. E' la prova che anziché demolire, l'impresa aveva proceduto al consolidamento e alla ristrutturazione dell'edificio anche attraverso la ricostruzione dei solai dei tre piani, utilizzando i fondi destinati all'abbattimento. Al di là di ogni valida ragione la ricostruzione dell'edificio è avvenuta in mancanza di un nuovo progetto - prosegue Chiarini - né la Regione, proprietaria dell'immobile, sembra sia stata mai portata a conoscenza della inverosimile inversione progettuale".
A nulla sarebbero valse le proteste e le richieste di incontro di Teramo Nostra con la direttrice regionale. Non solo. Secondo il presidente Chiarini nel frattempo non sarebbe stato dato impulso "al procedimento di esproprio di una stanza contigua al Palazzo Adamoli per il quale era stata stanziata la somma di 50mila euro. Ciò è avvenuto solo di recente a ricostruzione conclusa del Palazzo Adamoli - rivela Chiarini - con la conseguenza che una parte della stanza da espropriare è stata addirittura intonacata, anche qui, con i fondi destinati alla demolizione dell'intero edificio". I lavori sono tuttora in corso.
"La Regione Abruzzo - scrive Chiarini, invocando l'intervento del Ministro Bondi - dispone ancora della somma di euro 1.050.000 che potrebbero essere impiegati nell'acquisizione del secondo edificio (Casa Salvoni, valore euro 700mila). La residua parte potrebbe essere utilizzata per ultimare l'abbattimento di Palazzo Adamoli".
Per far rivivere il glorioso teatro romano con 2.500 posti a sedere. Naturalmente della questione devono interessarsi tutti i candidati alla presidenza della Regione Abruzzo, tutti i consiglieri regionali che verranno eletti, in quanto i cittadini hanno pieno diritto ad essere informati sull'operato che la Pubblica Amministrazione compie nell'interesse generale, soprattutto quando sono in gioco soldi pubblici, il futuro del patrimonio culturale abruzzese e risorse finanziarie ingenti affidate con assoluta fiducia alla competenza di funzionari e dirigenti dello Stato e della Regione.
Naturalmente tutti confidano nell'accortezza dei lavori di demolizione, affinché vengano tutelate le vestigia romane di Interamnia e non abbia mai più a ripetersi lo scempio del 1961 che portò alla distruzione della muratura sud del Teatro per procedere alla demolizione delle case insistenti nell'area.
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11/11/2008
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