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Diminuiscono le spese per ricerca e sviluppo

| ANCONA - Conseguenza la fuga di cervelli. In controtendenza la realtà del Parco Scientifico e Tecnologico Tecnomarche.

Nelle Marche si spende meno in ricerca e sviluppo e le conseguenze si riflettono inevitabilmente anche sui livelli occupazionali. Ammonta infatti a oltre 228 milioni di euro nel 2003 la spesa sostenuta complessivamente per la ricerca e lo sviluppo nella nostra regione, contro i 232 milioni spesi nel precedente anno, determinando così una riduzione a prezzi correnti pari all’1,5 % ed una più sensibile riduzione a prezzi costanti pari a circa il 4,3%.

I risultati, elaborati da Tecnomarche - Parco Scientifico e Tecnologico delle Marche, afferiscono al quadro completo degli investimenti in R&S, recentemente presentato dall’Istat e riferito alle attività intra-muros nelle imprese, nelle amministrazioni pubbliche e nelle istituzioni private non profit, ed ai dati sulla R&S svolta nelle università pubbliche e private, sulla base di quanto fornito dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR).

Il dato complessivo nazionale del 2003 evidenzia un risultato pari a complessivi 14.769 milioni di euro, con un + 1,2 % rispetto all’anno precedente a prezzi correnti, ma con una variazione negativa e pari a –1,7% a prezzi costanti. L’incidenza percentuale sul PIL è risultata inferiore, passando dall’1,16 % del 2002 all’1,14% del 2003.

Nella nostra regione sono le università a sostenere l’ammontare più consistente di spesa in ricerca e sviluppo, passando dai circa 108 milioni di euro del 2002 ai circa 118 milioni del 2003, pari cioè il 2,4% del complessivo nazionale per lo specifico settore istituzionale.  Per quanto concerne le imprese si ha invece una significativa riduzione negli investimenti, passando dai circa 106 milioni di euro del 2002 ai circa 98 milioni del 2003, che corrispondono ad un preoccupante 1,4 % del complessivo nazionale.

“Stando ai dati relativi agli investimenti in R&S rispetto al PIL – ha detto il direttore di Tecnomarche, Roberto Bedini - è purtroppo consolidato il difficile posizionamento dell’Europa rispetto agli USA ed ad altre area-sistema tecnologicamente avanzate come il Giappone o emergenti come la Cina, così come pure è nota la critica posizione del sistema Italia rispetto ai paesi di area Euro.

Ma un elemento di attenta riflessione deve essere ricondotto sia al fatto che gli investimenti in ricerca da parte delle Università e delle imprese marchigiane, rispetto ai valori complessivi nazionali, non sono confrontabili con la posizione che matura il PIL regionale rispetto a quello nazionale, e che soprattutto, a differenza di una tendenza nazionale e delle regioni maggiormente industrializzate, nelle Marche è il sistema delle università ad investire maggiormente nella ricerca, e con un tendenziale in aumento.

Questo, come noto, è in parte riconducibile alla maggiore difficoltà che i sistemi distrettuali di prevalenti Piccole e medie imprese, se non di microimprese, hanno in relazione alle attività di ricerca.

È importante sottolineare l’importanza dell’impegno delle imprese e delle istituzioni per velocizzare i processi di innovazione recuperando così il gap tecnologico che ha minato la competitività delle imprese sui mercati internazionali.

Sotto questo aspetto sicuramente importanti e positivi sono gli indirizzi regionali di destinare le disponibilità di cui alle deliberazioni CIPE per le attività di ricerca delle università, così come pure di qualificare le programmazioni dei COICO dei distretti e misure di agevolazione alle imprese per le attività di ricerca e sviluppo.

Ma riteniamo che molto debba essere fatto per stimolare e fare emergere una maggiore domanda di ricerca ed innovazione nelle PMI marchigiane, al fine di avere una massa critica maggiore, e conseguentemente dare soluzioni efficaci di trasferimento di nuove conoscenze.

Sotto questo aspetto abbiamo la positiva sensazione che oggi le imprese marchigiane assumono una sempre maggiore consapevolezza del fattore strategico che possono assicurare la ricerca e lo sviluppo ai fini di un migliore posizionamento competitivo nel sistema globale, ma i suddetti processi non sono spontanei e quindi diventano strategici modelli innovativi di azione con e per le imprese”.

A tal proposito, in una situazione caratterizzata dal comportamento delle imprese marchigiane a ridurre le spese in ricerca e sviluppo, il Parco Scientifico e tecnologico delle Marche è nettamente in controtendenza, in quanto la struttura ha in considerevole aumento gli investimenti propri in ricerca, ed ha negli ultimi 2 anni notevolmente incrementato il numero dei rapporti con le imprese, tipicamente PMI, e dei contratti acquisiti dalle stesse per lo svolgimento di attività di ricerca, riuscendo a “sfruttare” non solo le programmazioni regionali di ricerca, ma soprattutto quelle nazionali, seppur esigue, del Ministero della Ricerca e del ministero delle Attività produttive.

Testimonianza ne sia anche il risultato maturato nell’ambito del Programma Regionale Azioni Innovative 2002/2004, ove TecnoMarche è risultato l’ente maggiormente coinvolto nella realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo dimostrandosi il soggetto con il quale le Piccole e Medie Imprese marchigiane hanno avviato e sviluppato maggiori rapporti e verso il quale hanno maggiormente richiesto supporto tecnico – scientifico e gestionale.

I tagli che hanno interessato la spesa per la ricerca e lo sviluppo nella nostra regione hanno causato negative ripercussioni sui livelli occupazionali. Complessivamente il personale addetto nel settore ammonta a 2.775 unità nel corso del 2003 ben 133 in meno rispetto al precedente anno quando gli addetti occupati nella ricerca e sviluppo nelle Marche erano complessivamente 2.908.

L’analisi riferita ai dati del 2003 evidenzia che il maggior numero di addetti, pari a 1.348, trova lavoro nelle università, mentre nelle imprese il personale addetto all’attuazione dei processi di innovazione è pari a circa 1.200 addetti. Nelle amministrazioni pubbliche delle marche gli addetti impiegati sono invece 215 e, nelle istituzioni private e non profit sono 21. La diminuzione delle spese in ricerca e sviluppo potrebbe causare un gravissimo danno al tessuto economico e sociale marchigiano. Infatti potrebbe favorire quella che comunemente viene definita la “fuga dei cervelli” in altre zone dove invece si continua ad investire in innovazione.

“La particolare tipologia di imprese che caratterizza il tessuto economico delle Marche – afferma il Presidente Umberto Alesi – ha fatto registrare, soprattutto negli ultimi tempi, un fenomeno molto importante. Infatti, sempre più imprese si consorziano tra loro per portare avanti progetti di innovazione tecnologica in collaborazione con le università e con strutture come il Parco Scientifico e Tecnologico delle Marche”.
 
Proprio in questi giorni l’unico Parco Scientifico e Tecnologico delle Marche ha ultimato il piano di ricapitalizzazione che risultati molto positivi.
 
Le quote del capitale di Tecnomarche sono state acquistate sia dagli enti pubblici della nostra regione, ma soprattutto dalle aziende private a dimostrazione della volontà di investire in strutture solide e con programmi certi al fine di avere un adeguato partner strategico per attuare i progetti di innovazione importante fattore competitivo soprattutto per le aziende di medie dimensioni necessario per vincere la concorrenza internazionale”.

10/10/2005





        
  



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