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Il Sen. Cavallaro interviene sugli ERSU marchigiani

| MACERATA - Dati soddisfacenti rispetto alla situazione nazionale, assai più arretrata, tenendo anche conto che molti studenti sono marchigiani, pendolari o non frequentano assiduamente i corsi.

di Mario Cavallaro

 
 
Accogliamo tutti con favore l’impegno del governo regionale di dare un assetto più razionale all’organizzazione ed agli Enti dipendenti dalla Regione. Per fare scelte innovative è bene tuttavia non cadere in equivoci. Come è già successo per l’Ente fieristico, di cui è stata chiarita la natura economica non onerosa e l’importanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità marchigiana, anche la realtà degli Ersu è insostituibile per le Marche ed il suo sistema universitario.
 
Specialmente in questi tempi di crisi, senza le borse di studio ed i servizi erogati dagli Ersu molti giovani non potrebbero più nemmeno conseguire la laurea. Alla fine del 2004, a fronte di 56.166 studenti iscritti negli Atenei marchigiani, i 4 Enti regionali per il diritto allo studio hanno fornito quasi un milione di pasti e ben 3.364 posti letto. Dati soddisfacenti rispetto alla situazione nazionale, assai più arretrata, tenendo anche conto che molti studenti sono marchigiani, pendolari o non frequentano assiduamente i corsi.
 
Il personale e le risorse degli Ersu non sono - questo è vero - distribuiti equamente: a tutt’oggi la gran parte dei dipendenti - 256 - è concentrata nella struttura di Urbino, che del resto assiste il maggior numero di studenti, mentre ben minori sono le risorse degli Ersu maceratesi - 56 i dipendenti a Camerino, 48 a Macerata - e di quello di Ancona, con 64 dipendenti.
 
Già nella scorsa legislatura regionale sono stati introdotti meccanismi correttivi, di controllo di gestione e verifica della situazione economica, che potranno, in breve, portare ad un efficace riordino ma soprattutto ad una forma di gestione ispirata a criteri di efficienza, aperta all’apporto dei privati, alla collaborazione degli stessi studenti, ed indirizzata, nel quadro della programmazione regionale, dalle Università, dalle componenti scientifiche, dalle forze sociali che si occupano di formazione professionale.
 
La Regione dovrà, piuttosto che accentrare inutilmente su di sé la direzione del sistema, introdurre efficaci parametri di riequilibrio rispettosi dell’autonomia locale; la eventuale riduzione del numero dei consiglieri d’amministrazione è misura certo accettabile, ma sarebbe piuttosto assai più utile aumentare la capacità di indirizzo e controllo dei Consigli, migliorando l’economicità della gestione anche con la costituzione di società di capitali, e perseguendo quel modello di università-comunità, integrato nel territorio, che garantisce i migliori risultati didattici e contribuisce allo sviluppo civile ed economico della società.
 
Il rispetto della tradizione degli Atenei marchigiani e sopratutto della loro autonomia è condizione essenziale per la buona riuscita del riordino del diritto allo studio universitario; le nostre Università possono infatti rafforzare il ruolo di porta sopratutto verso l’Est, l’Asia e verso il Mediterraneo che la Regione intende svolgere, favorendo proprio attraverso l’organizzazione degli Ersu la mobilità internazionale degli studenti e dei giovani ricercatori.
 
senatore della Margherita

10/10/2005





        
  



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