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Il piacere della lettura comincia come l'amicizia

San Benedetto del Tronto | A Natale e Capodanno invece delle solite cose, regaliamo libri del disincanto, quelli che si desituano dalla descrizione collettiva del mondo, che è poi la forma moderna dell'oppio con cui si addormentano le coscienze.

di Tonino Armata

Giovani lettori crescono...


Nonostante io sia cresciuto a pane e libri e abbia passato in mezzo a loro buona parte della mia vita adulta, facendo della scrittura il mio mezzo di sostentamento e godendo molto nello scrivere di libri, non posso contemplare con equanimità il fantascientifico mondo futuro che si avvicina ogni giorno di più nel quale l'informazione, la comunicazione e il piacere narrativo vengono trasmessi per via elettronica e i libri hanno un sapore antiquato, bizzarro, legato ad una minoranza.

Una volta sono stato invitato nella casa ricca di una professoressa, dove, tra divani di pelle, tappeti e argenterie, spiccava l'assenza assoluta di libri. "I suoi libri li tiene nello studio, vero?", domandai alla professoressa. "Cosa mi dice mai fu la sua risposta - non vede la mia età? Io l'università l'ho finita da 30 anni".

Ma che rapporto c'è fra la scuola e i libri? E' vero quel che si chiede George Orwell e precisamente: "Se lo studio dei classici sia mai stato o possa mai venir condotto a buon fine senza punizioni corporali"? Le punizioni corporali oggi non esistono più, ma il mondo con cui la scuola fa accostare i libri è ancora deprimente e oppressivo. E non vorrei che fosse proprio la scuola, che è poi il primo ambiente dove s'incontrano davvero i libri, a disincentivarne la lettura, a renderla un lavoro invece che un piacere, impedendo che si giunga a quella che Proust chiamava: "una forma di amicizia", forse più sincera di quella che s'instaura con le persone, perché "con i libri non ci sono convenevoli ".

E' un'amicizia discreta quella con i libri, capace di convivere con quell'estranea che è l'autrice/autore, che non abbiamo mai conosciuto in carne e ossa e, proprio perché non è lì davanti a noi, possiamo provare per lei/lui un sentimento totale a partire da poco più che uno squarcio condiviso di esistenza.

Ma accanto all’amicizia, che diventa condivisione e talvolta fusione, il libro promuove quella che George Stainer chiamava: "L'antica inimicizia" tra libri e realtà. Si legge, infatti, contro il mondo, per contrapporre, al "sano realismo" di questo mondo un altro mondo che lo contraddice e lo contesta. E' la funzione critica del libro quella per cui i libri sono nati. Dopo quelli necessari per entrare nel mondo. Per esservi ammessi (e questi sono i libri di scuola), bisogna incominciare a leggere quelli che ci aiutano a isolarci dal mondo, per non essere come tutti gli altri, per poter dire una parola diversa e non ridursi a meri ripetitori del monologo collettivo.

Ma soprattutto bisogna leggere i libri-contro. Che non sono necessariamente i libri rivoluzionari, ma i libri del disincanto, quelli che si desituano dalla descrizione collettiva del mondo, che è poi la forma moderna dell'oppio con cui si addormentano le coscienze, affinché non sognino, e soprattutto non si sveglino più.
E allora cari lettori, per svegliare le coscienze, a Natale ai nostri amici e parenti, regaliamo più libri che possiamo

12/12/2006





        
  



4+5=

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