I poveri delle Marche: dossier della Caritas
Fermo | Giovani, disoccupati, molto spesso stranieri: questo il prototipo più diffuso secondo lo studio di Stefania Poeta; ma i problemi sono molteplici
di Pierpaolo Pierleoni
Uomini, prevalentemente. Di età abbastanza giovani, per lo più nella fascia tra i 30 ed i 40 anni. Hanno una famiglia alle spalle, non hanno lavoro, sono in maggioranza stranieri. Ecco l’identikit del povero, secondo il dossier regionale della Caritas, presentato da Stefania Poeta nella sede della Comunità di Capodarco, a Fermo. Presenti il vice prefetto di Ascoli Marchetti, i sindaci di Porto San Giorgio e Fermo Brignocchi e Di Ruscio, la direttrice Asur Tiziana Bentivoglio, l’assessore provinciale Licia Canigola, i consiglieri regionali Benatti e Ortenzi, don Nello Barboni, della Caritas Marche e Paolo Pezzana, responsabile Politiche sociali Caritas Italiana.
Presente anche l’arcivescovo di Fermo Mons. Luigi Conti, che benedice il lavoro di chi opera a favore di chi resta indietro ed afferma di condividere le scelte del Governo e della Finanziaria, se si pensa di alleggerire un po’ i più ricchi per tendere una mano a chi soffre di povertà. A far da padrone di casa, naturalmente, don Vinicio Albanesi, guida della Comunità, da una vita a tendere una mano ai più deboli.
Sono circa 15.000 i disperati che quotidianamente chiedono aiuto alle diocesi marchigiane. Quasi il 50% dei poveri ha un consorte. Circa il 10% invece i divorziati e separati. Sopra il 30% gli indigenti con un titolo di scuola media inferiore, ma anche un quarto che vanta un diploma. La maggioranza schiacciante è composta da stranieri, a sfiorare l’80%, di cui i due terzi arrivano da Paesi esterni all’Unione europea. Nazioni dell’ex blocco sovietico, nord Africa, Medio Oriente sono le zone del pianeta da cui arrivano i blocchi più consistenti. In molti hanno una casa, circa l’82%, mentre il resto dichiara di non avere fissa dimora. E dove c’è povertà, fatalmente, c’è mancanza di lavoro.
L’occupazione risulta, dallo studio Caritas, il problema più sentito. Il Fermano, insieme al Maeceratese ed alla zona di San Benedetto del Tronto, sono le aree più toccate dalla mancanza di occupazione, soprattutto per via della crisi industriale. Se una metà vive in famiglia, un terzo condivide la casa con altre persone, amici, colleghi o conoscenti, mentre un 20% circa vive in solitudine. I problemi principali dei poveri moderni sono legati alla mancanza di occupazione, mentre circa un terzo, più genericamente ha problemi di natura economica. In molti patiscono anche la mancanza di una casa. A rivolgersi ai centri Caritas sono principalmente uomini.
Le donne vivono problematiche gravi soprattutto per le questioni riguardanti l’immigrazione. Per gli anziani la principale preoccupazione è quella della disabilità, oltre ai problemi di natura familiare, in particolare solitudine ed abbandono. La maggior parte dei poveri marchigiani, se deve fare richieste, necessita di beni materiali, alimenti e vestiario. A Pesaro addirittura il 90% dei poveri avanza richieste di natura materiale. Un 22% chiede soluzioni lavorative, con picchi del 60% nel Maceratese, mentre un altro 20% ha bisogno di essere ascoltato, soprattutto ad Ancona e San Benedetto, intorno al 40%.
Fatto il riepilogo della drammatica situazione degli ultimi nel territorio marchigiano, il dossier presentato dalla Caritas si conclude con la richiesta di un piano di intervento che, se è impensabile che possa risolvere tutte le situazioni di indigenza, vada per lo meno a lenire quelle estreme. Inoltre, considerando che i problemi di povertà emersi non possono in buona parte essere risolti da Caritas, trattandosi spesso di questioni di lavoro ed abitazione, l’appello forte lanciato dalla Comunità di Capodarco va verso il raccordo con le istituzioni, anche per evitare sprechi inutili in una situazione in cui ciò che si può fare per aiutare, da qualunque parte provenga, che si tratti di enti locali, associazioni laiche o religiose, non può andare buttato.
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10/10/2006
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