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Parte il viaggio di Mons. Conti nell'Arcidiocesi di Fermo

Fermo | Tanto entusiasmo, ottime le reazioni alle sue prime parole da vescovo; "Il mio motto è consumati in uno, vuol dire spendersi completamente per l'unità"

di Pierpaolo Pierleoni


Il 4 giugno 2006 resterà nella memoria di Fermo e della sua Arcidiocesi come un giorno memorabile: finalmente, dopo 14 mesi, un nuovo Vescovo ha preso la guida della più grande comunità cristiana marchigiana. Mons. Luigi Conti è così da oggi, a tutti gli effetti, il successore di Mons. Gennaro Franceschetti, il sacerdote bresciano che tanto amore ha lasciato nei fedeli dell’Arcidiocesi nei suoi 8 anni di vescovato. Un’eredità difficile per il nuovo pastore, un uomo abituato alle successioni difficili.

“Mi sentii piccolo e inadatto a succedere a Tarcisio Carboni, da tutti ritenuto un uomo santo, quando divenni vescovo di Macerata – ha detto – nel corso della cerimonia di insediamento alla Cattedrale di Fermo – Altrettanto alto sento questo compito oggi”. Una missione che però il porporato è pronto ad affrontare con entusiasmo, forte della bella e festosa accoglienza tributatagli dai fedeli, presbiteri, missionari ed autorità dell’arcidiocesi. Alcune centinaia le persone accorse in Piazza del Popolo per il primo saluto, dove il sindaco fermano Saturnino Di Ruscio ha consegnato a Conti le chiavi della città come segno di apertura e fiducia.

“Sono immerso nello stupore” ha risposto sorridendo il nuovo vescovo. Dopo un breve saluto, il clou della giornata in Cattedrale, dove alle 16.30 è iniziata la sontuosa cerimonia che ha segnato a tutti gli effetti l’entrata in carica del vescovo. Imponente il lavoro dei tecnici e perfetta l’organizzazione della giornata, anche per via di un afflusso di gente decisamente inferiore rispetto alle aspettative. Due i maxischermi lungo le navate laterali della cattedrale, un altro nella cripta, uno ancora nella chiesa di San Domenico, tutto per consentire alle persone sprovviste di invito (sui entrava in cattedrale solo muniti di pass) di assistere lo stesso alla cerimonia.

Poi, il rituale ha visto un strappo alla regola pochi minuti dopo l’inizio della messa, e le persone rimaste in attesa fuori dal portone hanno avuto l’a possibilità di entrare comunque. Un po’ tesa l’espressione del vescovo, che giganteggiava dagli schermi, e tante le voci a rincorrersi per cercare di interpretare ogni suo movimento, Poi, però, dopo la tensione, gli sguardi nervosi che cambiavano rapidamente ed improvvisamente direzione, l’espressione tirata del volto, molto apprezzato da tutti il messaggio lanciato intorno alle 17.30. Una meditazione, più che una predica, un saluto a tutta la popolazione dell’Arcidiocesi, un invito al dialogo multiietnico e multireligioso, e soprattutto, fortissimamente, un appello all’unità.

"Il motto di Mons. Franceschetti era intimo, ‘Te mecum esse’, rivolto all’intima , costante presenza del Signore. Il mio motto è invece ‘Consumati in uno’. Vuole esprimere con forza il bisogno, l’indispensabile unità tra gli uomini, l’impegno, che personalmente mni assumo, a spendermi completamente, a consumarmi, per l’unità degli uomini. Questa chiesa fermana è stata perseverante, ed in tal modo ha scoperto il segreto della speranza. Spero che città dell’uomo e città di Dio vadano di pari passo, che la società civile e quella religiosa collaborino per il bene comune”.

Un messaggio estremamente apprezzato da gruppi religiosi, parrocchiani e rappresentanti delle istituzioni. Ed ora, Mons. Luigi Conti, dopo tanta attesa e le grandi celebrazioni, può finalmente iniziare la sua opera da Pastore della chiesa fermana. Lo attende un periodo intenso, ed una diocesi che aspettavano con ansia la sua venuta. Come primo passo, ha già confermato Mons. Armando Trasarti vicario generale, un premio giusto ad un uomo che non si è risparmiato nel reggere la diocesi nei lunghi 16 mesi dalla dipartita del precedente porporato. Già al termine della cerimonia, Conti si è detto impaziente di iniziare a lavorare, e con una battuta, ha auspicato che presto arrivasse la carta intestata a suo nome, non ancora pronta.

“Voglio essere un vescovo che guardi dall’alto, nel senso che dall’alto si guarda col cuore di Cristo” ha detto il Vescovo in un passaggio. I fedeli dei 58 comuni della grande Arcidiocesi metropolita di Fermo sono pronti a ricevere il suo sguardo e la sua guida

05/06/2006





        
  



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