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Un’occasione per riaffermare i principi della democrazia

San Benedetto del Tronto | Riflessioni sullo sconvolgente reportage di Fabrizio Gatti-Bilal, giornalista de L’Espresso che si finge clandestino e svela gli orrori del Centro di prima accoglienza di Lampedusa

di Laura Ripani

Un centro di “accoglienza” che somiglia ad un lager. Un giornalista coraggioso che si getta in mare, si finge clandestino, entra nel Centro di accoglienza temporanea di Lampedusa e ne denuncia gli orrori e gli errori.

Fabrizio Gatti, inviato dell’Espresso, ha documentato un’Italia che nessuno vorrebbe vedere, lontana dalle luci delle discoteche e dalle veline debordanti. Ha fatto il suo lavoro con grande coscienza, accettando e condividendo le umiliazioni con i disperati che tentano di entrare in Italia per un avvenire migliore. Quando ero una giovanissima cronista, le chiamavano inchieste delle quali si era recentemente persa la traccia.
  
Ha rischiato la pelle, Gatti. Neppure il giornale sapeva dove fosse per quegli 8 giorni d’inferno nei quali si è chiamato Bilal il curdo. La sua sventura (non si può chiamare avventura) ha riscattato un categoria che, negli ultimi tempi, si era sentita, ed era stata accusata, di lasciare il compito riconosciutogli dalla Costituzione, ai Gabibbi e alle Iene. Ha svegliato una televisione per la quale l’Isola è soltanto quella dei Famosi.

E non lo dico soltanto perché qualche mese fa ho avuto la fortuna di conoscerlo, Gatti. Lo dico perché, oltre al grande giornalista, già strappato al Corriere della Sera dal giornale di largo Foghetti, apprezzato le doti umane che l’hanno sostenuto, sono certa, anche in questo caso. E’ bastato che s’offrisse di trovarmi sulla guida un numero di telefono per capire di che pasta era fatto. Per stabilire una corrispondenza.

Avrà conseguenze, anche penali, per quanto ha fatto. Introdursi illegalmente in un centro di prima accoglienza, fornire false generalità ai carabinieri, ma che ci facevano le forze dell’ordine in un luogo che non è, per legge, un penitenziario?, ancora una volta lo porteranno ad un processo.

Già annunciato. Per la seconda volta. Il primo, fu condannato a 20 giorni di galera, nulla in confronto a quello che ha passato in Sicilia, gli sono stati comminati per aver fatto qualcosa di simile. A Milano. In un centro che, poi, fu chiuso.

Ecco perché deve far orrore, con tutto il rispetto per le cariche istituzionali, che il ministro Castelli e  Alberto di Luca di Forza Italia, presidente del Comitato parlamentare bicamerale Schengen Europol Immigrazione, vogliano buttarla sul politico. La questione è di diritti umani basilari negati, di gente costretta a sedersi su rivoli d’urina puzzolente non può avere colore. Tanto che  Amnesty International ha già annunciato il suo intervento. Pazzesco, in Italia. Anche che ora la sinistra se ne faccia scudo.

 L’orientamento de l’Espresso è chiaro, si evince dagli editoriali. Ma, francamente, anche a chi è di destra, questo non deve importare. Chi si fosse preso la briga di leggere il lungo reportage, http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?idCategory=4821&idContent=1129502&m2s=a
si rende conto che, tranne i riferimenti, più ironici che politici alle affermazioni dell’europarlamentare Borghezio “è un albergo a 5 stelle” ebbe a dire al riguardo, lo spirito dell’articolo è il diritto di cronaca.

Addirittura negato, fino a ieri, a tutti i parlamentari e giornalisti che hanno chiesto di poter visitare Lampedusa. Emerge la volontà di dare una speranza a quei disperati. E anche il desiderio di credere in un’immagine pulita, giusta e accogliente dell’Italia, come tutti si augurano del nostro Belpaese sia. Intelligenza vorrebbe che questa fosse un’occasione di tagliare i rami putrefatti, perché la pianta della democrazia fiorisca più rigogliosa.

Sconvolgente, a tratti raccapricciante e capace di suscitare indignazione nelle persone di buon senso, non ci vuole ideologia per raccontare ciò che si vede. Basta fare appello alla propria coscienza e sensibilità semplicemente di esseri umani. Di fronte alle contraddizioni di una società, così terribilmente svelate, la speranza è dunque, che le denunce siano prese seriamente in considerazione.

Lo ha fatto il ministro Pisanu che non ha perso tempo in polemiche ma ha immediatamente disposto un’inchiesta. Sarebbe veramente un sogno constatare che l’articolo sia pieno di menzogne e calunnie, per carità nei confronti degli immigrati che devono sopportare drammi fisici e psicologici di ogni genere. Finanche essere costretti, i religiosi praticanti, a guardare filmini porno per gioco. O subire “il corridoio” tra mani che schiaffeggiano i malcapitati nudi.

Ecco, i giovani giornalisti questo articolo devono incorniciarlo, agli altri ricorda chi devono essere. Gli italiani prenderlo come un monito. Al fine di continuare a credere nelle istituzioni e nella parte sana di questo Paese. Capace di vera accoglienza per chi accetta il nostro way of life, stile di vita. Ma non si può chiedere agli altri di comprendere principi e regole, quando, in un caso come questo, li si tradisce per primi.  

13/10/2005





        
  



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