Provincia di Fermo, un "parto" travagliato...
| ROMA - Sen. Ciccanti: "Guadagnare il tempo necessario per ridare serenità ad un confronto politico dopo le elezioni, senza condizionamenti elettorali".
Si era partiti giovedì scorso con una programmazione dei lavori parlamentari, che prevedeva una discussione su tre nuove province dalle 19.30 alle 21,30 di martedì 11.
Ieri pomeriggio la conferenza dei capigruppo ha solo allungata la seduta pomeridiana dalle 16.00 alle 21.30, ma aggiungendo tutta la seduta della mattinata, dalle 9,30 senza limiti di tempo, ad oltranza, al fine di approvare le tre province.
L'unica speranza era riposta nell'accordo che alle 13.30 si sarebbe avuta replica del relatore sulla riforma previdenziale con l'annuncio del Governo della richiesta del voto di fiducia sugli emendamenti alla stessa delega previdenziale.
Dentro questo lungo orario di tempo, il Sen. Ciccanti ha dovuto organizzare la "resistenza" parlamentare alla istituzione dei tre nuovi enti, contando sul diffuso sentimento di avversione da parte dei senatori.
Questo sentimento Ciccanti lo aveva registrato con 163 firme contro le tre nuove province. Però, la libera opinione dei Senatori era stata sovrastata dalle ragioni che avevano accelerato l'incardinamento e la discussione dei provvedimenti legislativi: il ricatto della Lega nei confronti del centro destra di subordinare l'alleanza per la provincia di Milano con la istituzione della provincia di Monza.
Per opposte ragioni si era schierato contro Monza il centro sinistra, al fine di scongiurare la ricomposizione tra Lega e Casa della Libertà.
Dentro questi opposti interessi, che hanno riallineato politicamente centro destra e centro sinistra dentro i rispettivi schieramenti, ancorché animati da diverse pulsioni ideologiche sul problema specifico, Ciccanti ha movimentato una sparuta pattuglia di Senatori che centellinava il proprio voto sul numero legale, con l'intento di consumare il maggior tempo possibile, fino ad arrivare alle 13.30 di oggi.
E' stata una partita a scacchi giocata con la clessidra in mano. Quando Ciccanti ha raggiunto il suo intento di sganciare la locomotiva di Monza dai carri di Barletta e Fermo, c'è stato il colpo di coda della Conferenza dei capigruppo del pomeriggio, che dopo aver programmato i lavori pomeridiani, inserendo due ore di dibattito sulle vicende dei prigionieri torturati in Iraq, ha anche aperto una finestra di un'ora dalle 18,30 alle 19.30 per finire il dibattito su Barletta (che deve vedersi approvati gli emendamenti) e approvare Fermo.
Tale volontà espressa da tutti i capigruppo per non creare reazioni stizzite delle comunità di Barletta e Fermo dovrà essere adesso misurata con quella dei Senatori, dal momento che non ci sono ragioni di schieramento politico da difendere come per Monza.
Ciccanti, sapendo di non poter giocare la carta del voto contrario, in quanto impraticabile in piena campagna elettorale, giocherà la difficile partita della mancanza del numero legale, per guadagnare quel tempo necessario per ridare serenità ad un confronto politico dopo le elezioni, senza condizionamenti elettorali.
Ieri pomeriggio la conferenza dei capigruppo ha solo allungata la seduta pomeridiana dalle 16.00 alle 21.30, ma aggiungendo tutta la seduta della mattinata, dalle 9,30 senza limiti di tempo, ad oltranza, al fine di approvare le tre province.
L'unica speranza era riposta nell'accordo che alle 13.30 si sarebbe avuta replica del relatore sulla riforma previdenziale con l'annuncio del Governo della richiesta del voto di fiducia sugli emendamenti alla stessa delega previdenziale.
Dentro questo lungo orario di tempo, il Sen. Ciccanti ha dovuto organizzare la "resistenza" parlamentare alla istituzione dei tre nuovi enti, contando sul diffuso sentimento di avversione da parte dei senatori.
Questo sentimento Ciccanti lo aveva registrato con 163 firme contro le tre nuove province. Però, la libera opinione dei Senatori era stata sovrastata dalle ragioni che avevano accelerato l'incardinamento e la discussione dei provvedimenti legislativi: il ricatto della Lega nei confronti del centro destra di subordinare l'alleanza per la provincia di Milano con la istituzione della provincia di Monza.
Per opposte ragioni si era schierato contro Monza il centro sinistra, al fine di scongiurare la ricomposizione tra Lega e Casa della Libertà.
Dentro questi opposti interessi, che hanno riallineato politicamente centro destra e centro sinistra dentro i rispettivi schieramenti, ancorché animati da diverse pulsioni ideologiche sul problema specifico, Ciccanti ha movimentato una sparuta pattuglia di Senatori che centellinava il proprio voto sul numero legale, con l'intento di consumare il maggior tempo possibile, fino ad arrivare alle 13.30 di oggi.
E' stata una partita a scacchi giocata con la clessidra in mano. Quando Ciccanti ha raggiunto il suo intento di sganciare la locomotiva di Monza dai carri di Barletta e Fermo, c'è stato il colpo di coda della Conferenza dei capigruppo del pomeriggio, che dopo aver programmato i lavori pomeridiani, inserendo due ore di dibattito sulle vicende dei prigionieri torturati in Iraq, ha anche aperto una finestra di un'ora dalle 18,30 alle 19.30 per finire il dibattito su Barletta (che deve vedersi approvati gli emendamenti) e approvare Fermo.
Tale volontà espressa da tutti i capigruppo per non creare reazioni stizzite delle comunità di Barletta e Fermo dovrà essere adesso misurata con quella dei Senatori, dal momento che non ci sono ragioni di schieramento politico da difendere come per Monza.
Ciccanti, sapendo di non poter giocare la carta del voto contrario, in quanto impraticabile in piena campagna elettorale, giocherà la difficile partita della mancanza del numero legale, per guadagnare quel tempo necessario per ridare serenità ad un confronto politico dopo le elezioni, senza condizionamenti elettorali.
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12/05/2004
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