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Gherardo Colombo e la sua "Lettera a un Figlio su Mani Pulite" a San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto | Il noto ex magistrato del Pool di Mani Pulite, ha presentato il suo ultimo libro, edito da Garzanti - nel corso della rassegna culturale "Incontri con l'Autore" - nella suggestiva cornice del Paese Alto cittadino.

di Umberto Sgattoni

Combattere per la diffusione ed il radicamento della cultura della legalità e del rispetto delle regole, attraverso l'educazione e l'esempio comportamentale.

Questo il lascito, la testimonianza ed il senso dell'incontro culturale, tenutosi a San Benedetto del Tronto, nel corso della serata di lunedì 4 luglio.

Nel suggestivo ed incantevole scenario del Paese Alto, proprio sotto la Torre dei Gualtieri, nel prospiciente ed arioso Piazzale Sacconi, con grazioso belvedere panoramico, Gherardo Colombo ha presentato di fronte ad una considerevole presenza di pubblico - all'interno della XXXV Edizione di Incontri con l'Autore - il suo libro "Lettera ad un Figlio su Mani Pulite" edito da Garzanti.

Un libro che, nel ripercorrere le fasi di quella controversa ed intensa stagione della storia repubblicana, si prefigge il proposito e lo scopo di trasmettere, suscitare e stimolare nelle giovani generazioni un senso ideale di giustizia e di rispetto delle regole.

Ha interagito e conversato con lui, il giornalista Giovanni Desideri.
Ha introdotto l'ospite, l'instancabile organizzatore di eventi culturali cittadini, Mimmo Minuto.

L'ex magistrato, nell'esporre le motivazioni di fondo che l'hanno spinto ed indotto a scrivere questa Lettera, ha parlato in maniera esplicita di "esigenza".

"L'esigenza" ha detto Colombo - "di rivolgermi a ragazzi, come quelli che fanno la maturità quest'anno, che sono classe 1997 e che non sanno assolutamente niente di Mani Pulite".

Un'esigenza, quella di tramandare, che non è puro esercizio nostalgico e/o memorialistico di quanto accaduto nella storia del nostro Paese; ma proprio perché riflettere sul passato e conoscerlo, non è semplicemente doveroso, ma significa anche avere cognizioni e strumenti critici per poter cercare soluzioni ed intervenire nel presente e per poter raccogliere in maniera cosciente ed appropriata le sfide che ci pone il futuro.

Nel ripercorrere la stagione di Mani Pulite, pur riconoscendone i meriti, tuttavia Colombo, non è stato agiografico; anzi, ha messo in luce, con onestà, come gradualmente, dall'iniziale percezione entusiastica e favorevole dell'opinione pubblica nei confronti del Pool dei magistrati milanesi, vi sia stato - nel tempo - un progressivo mutamento di opinione, man mano che, le indagini, progredivano nel registrare, non più (e non solo) fenomeni di illegalità da parte di persone di alto livello (nelle quali - per i più disparati motivi - buona parte della gente non poteva certo rivedersi), ma da parte di quelle persone, più comuni, in cui la gente, mediamente poteva identificarsi.

Di lì, pertanto, un progressivo disamore, presa di distanza e crescente disinteresse dell'opinione pubblica per l'operato dei giudici del Pool e per le vicende connesse alle loro indagini.

E certamente, sin da questo primo esempio, significativo ma francamente non edificante, ci è parso - così almeno a noi è parso - che il Colombo volesse introdurre da subito, un tema od un concetto (o forse sarebbe meglio dire virare e volgere verso un indirizzo, un orientamento, un versante) sul quale, nel corso della serata sarebbe poi ritornato in maniera metodica, ripetuta e reiterata: la questione culturale.

In ogni ulteriore sviluppo della conversazione, ci è sembrato chiaro e manifesto come per il Colombo, la cultura della legalità possa essere trasmessa in maniera radicata ed efficace, soltanto attraverso la funzione educativa e attraverso l'esempio comportamentale.

Ci è sembrato pertanto di percepire come, nella sua articolata disamina, il Colombo - cerchiamo di spiegarlo ed esprimerlo a parole nostre - abbia voluto porre l'accento su come, nel nostro Paese, il culto del furbo sia ancora troppo diffuso e comunemente accettato; e come pure la cultura e la mentalità diffusa e normalizzata, sia particolarmente e troppo sistematicamente indulgente, comprensiva e spesso assolutoria e giustificatoria (se non talvolta ispirata ed improntata ad una sorta di malcelata simpatia) verso chi elude, aggira o non rispetta le regole.

"Questo" ha detto il Colombo "nei paesi anglosassoni non accade"; sottolineando pure, come in questi paesi, il rispetto delle regole non sia soltanto un qualcosa di astratto espresso nei princìpi e sulla carta, ma una scelta pratica e praticata, consapevole e condivisa.

Una forma di rispetto e di dignità, che - in quei paesi - non trova solo teorizzazione nei princìpi, ma trova applicazione nell'esercizio e nella pratica quotidiana dei cittadini.

Proprio nel ravvisare questo ritardo culturale e di mentalità cui è storicamente abbarbicato (o radicato) il nostro Paese, altresì, l'ex magistrato del Pool di Mani Pulite, ha sottolineato come a suo avviso, l'origine, la radice e la matrice della Mafia e della Corruzione, siano fondamentalmente le stesse; rimarcando come l'humus dove esse attecchiscono, fioriscono e portano frutti, è proprio quello che trova come fertilizzante formidabile, una mentalità che vede la sopraffazione e la discriminazione, quali elementi caratteristici, peculiari e fondanti di un naturale sistema di organizzazione e regolamentazione sociale.

"Se la pensiamo così o continuiamo a pensarla così, sarà davvero difficile marginalizzare la mafia" ha detto Gherardo Colombo.

Il quale poi, ha fatto notare come "essere uguali di fronte alla legge" non significhi essere uguali secondo un principio di mera enunciazione ed omologazione; ma piuttosto, significhi che "la propria diversità, non può essere oggetto di discriminazione di fronte alla legge stessa".

In tal senso, Gherardo Colombo ha approfondito la questione, non mancando di annotare come a suo avviso, il problema che sottende ai mali atavici della nostra società, vadano ricercati alla base e nei fondali di una questione culturale e di mentalità diffusa e radicata, che vede come tollerabile (e finanche sottilmente ed amaramente ineludibile e naturale) una società che si organizzi attraverso la discriminazione e il classismo, o ritenga che i rapporti possano mantenersi, esercitarsi e costruirsi attraverso la sopraffazione.

"Basti pensare" ha detto il Colombo "alle tante discriminazioni di genere di cui spesso sentiamo parlare nel nostro Paese: ricchi e poveri; uomini e donne; cittadini e stranieri".

Una battaglia su una questione culturale e di mentalità che va combattuta con un'arma fondamentale ed imprescindibile: l'educazione.

Nel parlare dei suoi ex colleghi di Mani Pulite, il Colombo, pur non entrando mai in maniera sconveniente, diretta o polemica nei confronti dell'ex collega Antonio Di Pietro, non ci è sembrato particolarmente lusinghiero; anzi, diremmo piuttosto perplesso sul fatto che, nel bel mezzo di Mani Pulite, il giudice molisano (che qualche anno dopo sarebbe asceso alla notorietà come politico di ribalta nazionale) rassegnò le dimissioni dal Pool e dalla Magistratura.

"Di Pietro, si dimise nel '94, assolutamente nel bel mezzo dei nostri processi; io, invece, mi sono dimesso dalla magistratura, nel 2005; io, Mani Pulite l'ho finita" ci ha tenuto a precisare Gherardo Colombo.

Nel merito di Pier Camillo Davigo - ora Presidente dell'Associazione Nazionale dei Magistrati - Colombo ha detto che a lui è legato da una grande amicizia, ma pure da difformità di pensiero: "io e Davigo la pensiamo in maniera diametralmente opposta sulle risposte da dare per fronteggiare la corruzione e l'illegalità".

In sintesi - secondo l'opinione del Colombo - Davigo proporrebbe e sarebbe orientato nel voler dare, una risposta repressiva, sanzionatoria e deterrente al problema; lui, invece, è assolutamente convinto che sia necessario praticare e percorrere un sentiero consapevole e far fronte alla questione profondendo con coraggio ed impegno quotidiano una risposta educativa, culturale e comportamentale.

In tal senso, poi, ovviamente il Colombo ha spiegato in maniera diffusa ed estesa le ragioni di questo suo punto di vista, citando non a caso numerosi casi di malcostume che troppo spesso vengono esibiti e forniti da chi - in realtà e per contro - dovrebbe essere custode, cultore e tutore della cultura della legalità e del rispetto delle regole; ed ha parlato in maniera approfondita e puntuale circa il ruolo fondamentale che - a riguardo ed a suo avviso - hanno la Scuola, l'Istruzione e soprattutto gli Insegnanti: nell'essere promotori, ed anzi attori protagonisti, ed in prima persona - nel farsi interpreti credibili cioè - di quella cultura comportamentale che educhi le giovani generazioni al rispetto delle regole, in maniera consapevole.

A riguardo, Gherardo Colombo ha ribadito pertanto l'importanza del valore educativo, del senso della regola e della necessità di un impegno fattivo e concreto per cambiare; "purtroppo" ha però aggiunto e constatato "nella scuola talvolta, vedo lo specchio sincero del Paese: le regole sono lì, poi noi facciamo altro".

Un Colombo che non ha vacillato e non si è scomposto - rimanendo fermo nella sua convinzione - neppure quando un'insegnante (cui la riflessione e la disamina offerta dall'ex magistrato era sembrata ingenerosa verso gli insegnanti), gli ha espresso la sua contrarietà e le sue obiezioni.

A nostro avviso, la considerazione del Colombo non è ci è sembrata assolutamente ingenerosa. In primis perché non ha inteso in alcun modo generalizzare pur rilevando una questione reale; ed in secondo luogo, perché ha rilevato come in qualunque o qualsivoglia contesto professionale - non esente ovviamente quello scolastico - vi possano essere presenti soggetti il cui comportamento non sia proprio esemplare e/o da essere preso a modello.

Fatto, tra l'altro, che sta nella natura delle cose e del mondo; ma che ha consentito all'ex magistrato stesso, di ribadire - in maniera nuda e cruda (ed una volta di più) - come il valore educativo ed il senso della regola, debbano essere traversali, convidisi, rispettati da tutti e non negoziabili.

A concludere il vivace confronto tra l'ex magistrato e l'insegnante, Mimmo Minuto, Presidente dell'associazione culturale "I Luoghi della Scrittura", ha proposto un nuovo e prossimo incontro di Gherardo Colombo, sia nelle scuole cittadine (al mattino) che con gli insegnanti (nel pomeriggio); e l'ex magistrato, ha dato la sua disponibilità, non soltanto accettando di buon grado, ma anche accogliendo l'invito con particolare entusiasmo.

"Mani Pulite, in fondo, non ha risolto niente" ha affermato Gherardo Colombo.

Ma ha altresì ribadito con forza e determinazione - finanche in conclusione - come solo un serio, profondo e radicato approccio educativo e culturale possa davvero cambiare le cose; "non tanto con le parole" - ha detto l'ex magistrato - "quanto con i comportamenti; educare, attraverso il comportamento!"

 

05/07/2016





        
  



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