A Monteprandone con Annarosa Macrì per Lultima lezione di Enzo Biagi.
San Benedetto del Tronto | Loccasione della festa delle donne ha regalato un incontro speciale al pubblico intervenuto sabato sera alla presentazione del libro Lultima lezione di Enzo Biagi
di Maria Teresa Rosini

Speca, Macrì, Massacci (Foto Travaglini)
Una donna fortunata per l'incontro con un maestro come Biagi, ma anche, si intuisce, determinata nel non risparmiarsi e umile nell'imparare anche da "arrivata".
Ha condiviso con lui l'ultimo impegno, la trasmissione RT, con la quale Biagi rientra in RAI nel 2007, dopo le pesanti sofferenze personali e professionali e la solitudine in cui fu lasciato in un momento di particolare fragilità, di cui tutti sappiamo.
Nell'introduzione di Filippo Massacci molto spazio prende il parlare di donne. Sulle donne c'è sempre da dire tutto quello che invece vorremmo ormai dimenticare e che decenni, secoli ormai, di lenta consapevolezza o di brusche accelerazioni non riescono a eliminare ancora dall'orizzonte del futuro.
Dai discorsi sulle donne cui la ricorrenza ci ha condotti, le "donne che conoscono i nomi delle cose", si scivola per associazioni e collegamenti al giornalismo, mestiere oggi quanto mai controverso che sulle parole si fonda: l'esempio di Biagi, che è un esempio di giornalismo per chi con questa professione si misura, è, allo stesso tempo e prima ancora un esempio di persona, condizione che tutti condividiamo, che tutti ci coinvolge in un tempo avaro di maestri e che dei maestri anzi contesta addirittura lo status e l'esistenza.
"I giornalisti non devono essere protagonisti, ma testimoni", testimoni al servizio di chi non ha visto e che nel loro sguardo deve poter riporre fiducia e, spesso, fondare un giudizio, perché "questo mestiere è la vita stessa". Sono le parole di un maestro, lente attraverso la quale l'autrice continua a vedere le cose e il suo mestiere, "mestiere artigianale e pragmatico, nonostante la complessità", mestiere che non può sottrarsi ad un confronto serrato con sé stessi, con la dimensione etica che dà significato a tutte le "sovrastrutture" che lo rivestono (notorietà, ribalta, successo).
" Non puoi piacere a tutti, devi fare delle scelte" una lezione, anche questa, che appartiene forse più e prima alla vita che al giornalismo...la potremmo lasciare in eredità ai nostri figli, consigliarla a taluni politici a caccia perenne di consensi. La peculiarità degli uomini è appunto scegliere che è anche la più grande delle libertà solo se nella dimensione della scelta si sa anche prevedere e ricomprendere quella della rinuncia, praticata per un valore più alto che si vuole salvaguardare per sè stessi, ma anche per gli altri.
La chiarezza del linguaggio "perchè attraverso le parole si può mentire" e perché la semplicità, l'essere diretti spesso è dichiarare chi si è e cosa si ha bisogno di capire. E la semplicità di Biagi è anche la sua leggenda, che ha fatto del suo stile un genere di scrittura. Tagliare, con ferocia, per l'essenzialità , per non distogliere con la fascinazione delle parole dal senso profondo della comunicazione che non è quella letteraria della finzione e del verosimile, ma quella cruda ed esangue della realtà.
E il rispetto per gli uomini e le donne di cui si va ad indagare l'esistenza, quel "lei" che Biagi pretendeva a costo di mandare a monte ore ed ore di un lavoro già chiuso.
L'attenzione a raccontare gli eventi grandi attraverso la semplicità dei personaggi minori, e i grandi protagonisti nei particolari che più ne rivelavano la vulnerabilità umana che accomuna tutti nelle debolezze o nel dolore e li rende più vicini
"Tutto imparato a Pianaccio", il paese in cui Biagi è nato, come risponde l'autrice con le parole del suo maestro, alla domanda di uno spettatore che si chiede dove abbia imparato Biagi ad essere quello che è stato.
Non si può imparare ad essere giornalista se prima non si è imparato ad essere una donna o un uomo: a questo servono i maestri, a questo serve la vita stessa a patto che si abbia volontà di imparare.
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10/03/2009
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