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Michele Giuttari all’Auditorium del Comune con il suo ultimo romanzo “Il basilisco"

San Benedetto del Tronto | Michele Giuttari ha presentato il suo ultimo romanzo “Il basilisco” con una affascinante conversazione a metà tra vita e scrittura che ha coinvolto un pubblico attento e partecipe.

di Maria Teresa Rosini

Michele Giuttari

Il Commissario Ferrara, protagonista dei suoi romanzi, si chiama proprio come lui: Michele. Questo a testimonianza di quanto il personaggio Ferrara sia debitore all'uomo e allo scrittore Michele Giuttari.

Definito oggi dal "Times" "il principale scrittore italiano di polizieschi",
è stato dirigente della squadra mobile in Calabria e a Cosenza e ha lavorato alla Direzione Investigativa Antimafia a Napoli e a Firenze, occupandosi e imprimendo una svolta decisiva alle indagini sul "Mostro di Firenze" che trovano un' ampia e dettagliata ricostruzione nel suo libro "Il mostro" pubblicato nel 2006.

Ieri sera all'Auditorium del Comune di San Benedetto del Tronto, Michele Giuttari ha presentato il suo ultimo romanzo "Il basilisco" con una affascinante conversazione a metà tra vita e scrittura che ha coinvolto un pubblico attento e partecipe.
Attraverso le domande e le osservazioni di Massimo Paci, giornalista del Messaggero, e Filippo Massacci, dirigente aziendale e attento lettore, lo scrittore ha innanzitutto evidenziato come possa essere considerato abbastanza naturale per un professionista che ha trascorso gran parte della sua vita compiendo indagini investigative per professione, approdare alla scrittura di romanzi noir e "travasare" in qualche modo la sua enorme esperienza e il suo valore di investigatore nelle vicende di un investigatore "di carta".

Le comuni origini siciliane hanno richiamato subito il paragone con l'altro scrittore siciliano di polizieschi, Camilleri, ma i due autori e i due personaggi, Montalbano e Ferrara, non potrebbero essere più lontani tra loro, come afferma lo stesso Giuttari, in quanto nei suoi romanzi un fattore determinante è rappresentato dal legame con la realtà sociale e l'attualità dell'Italia degli ultimi decenni, seppure rielaborate nella finzione del romanzo; elemento questo non rinvenibile in modo così evidente nelle vicende di Montalbano.

Giuttari, coinvolto da domande relative alla sua professione e alla vicenda del "Mostro" di Firenze, ci espone poi la sua convinzione di quanto sia determinante, nell'impostazione di un indagine investigativa, la capacità personale dell'investigatore di proiettarsi nell'inchiesta costruendosi, attraverso l' intuizione e sulla base dei riscontri reali, una rappresentazione di come i fatti possano essersi sviluppati; e di come i tempi in cui ogni atto dell'indagine deve essere inserito, siano fondamentali per il buon esito della stessa.

L'uso dei nuovi strumenti scientifici di acquisizione delle prove, l'utilizzo di testimonianze o confessioni, possono essere solo elementi accessori, da inserire all'interno di un quadro di riferimenti condotto, con rigore e puntualità, nell'ambito dei criteri tradizionali dell'indagine.

La conversazione continua poi sulla necessità, per coloro che svolgono istituzionalmente l'attività investigativa, di "non appiattirsi sulle posizioni e sulle indicazioni dei Pubblici Ministeri", dotati anch'essi oggi nel nostro Ordinamento di poteri investigativi, e della necessità di una certa separazione iniziale tra il lavoro dei due organi e di un buon avvio dell'indagine da parte della Polizia giudiziaria.
Il discorso si sposta quindi sul romanzo, di cui Filippo Massacci legge un brano in cui, più che in altri, si può cogliere come dietro al funzionario che mette in gioco passione, razionalità, intuizione e determinazione nell'affrontare indagini a volte pesanti e difficili, ci sia l'uomo, con le sue personali fragilità, i suoi disagi derivanti da un contatto quotidiano e forse estenuante con la cieca ottusità o la raffinata crudeltà del male, della criminalità, della devianza che è chiamato a combattere, ma anche con il contesto non sempre favorevole e ben disposto ad assumere la ricerca della verità come priorità assoluta del lavoro investigativo.

Giuttari lascia trapelare di aver vissuto anche lui tali amarezze e difficoltà umane e psicologiche che attraverso la scrittura hanno trovato la strada di stemperarsi e riassorbirsi in un lavoro creativo che lo ha portato ad essere tradotto e pubblicato in 15 paesi del mondo.

Di fronte alle domande relative al suo prossimo romanzo, che sta già scrivendo, e alla possibilità di una trasposizione cinematografica delle sue opere non soddisfa certo la nostra curiosità, lasciandoci in un'attesa, che ci auguriamo breve, verso il prossimo appuntamento con i lettori.

24/02/2008





        
  



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