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Prodotti tipici: la lunga marcia del vino cotto verso la Dop

San Benedetto del Tronto | Tavola rotonda al BEA con il presidente della Camera di Commercio e altri esponenti del mondo agricolo

di Giovanni Desideri

Si intitolava “Vino cotto: dignità conquistata?” la tavola rotonda che si è svolta stamattina alla Palazzina Azzurra di San Benedetto nell’ambito del Banco dell’Enogastronomia e dell’Artigianato.
 
Sembra essere la domanda stessa a comunicare il momento di stallo della battaglia da tempo condotta dalla Camera di Commercio di Ascoli per il riconoscimento al vino cotto della “Dop” (Denominazione di origine protetta) da parte del ministero delle politiche agricole.
 
Un dato riferito dallo stesso presidente della Camera di Commercio Enio Gibellieri, che stamattina ha anche accennato agli “scippi” subiti nel corso del tempo dalla provincia di Ascoli, a cominciare dalla facoltà di agraria (“prosecuzione” dell’Istituto Agrario), installata invece ad Ancona.
 
Con la Dop si identifica la denominazione di un prodotto, la cui produzione, trasformazione ed elaborazione devono aver luogo in un’area geografica determinata e caratterizzata da una perizia riconosciuta e constatata. Il 20 aprile 2004 si era costituita a Loro Piceno (Mc) l’Associazione  dei Produttori di Vicotto o Vicuotte, sostenuta dai principali enti locali, per la promozione del “Vino cotto del piceno”, dolce o secco (alla tavola rotonda di stamattina sono intervenute anche la presidentessa Alma Rossini e Stefania Germani, dell’omonima ditta di Lapedona. Dell’associazione fanno parte una ventina di produttori. La produzione di vino cotto è stimata intorno alle 100 mila bottiglie l’anno).
 
Il prof. Leonardo Seghetti (Università di Teramo e Istituto Agrario di Ascoli) ha redatto il disciplinare di produzione sul vino cotto, che è stato depositato ed è ora al vaglio degli organismi competenti. Da un recente studio condotto proprio dall’Università di Teramo il vino cotto risulta un ottimo antiossidante: combatte i radicali liberi e aiuta a prevenire malattie tumorali e cardiovascolari. Nella fase di cottura del mosto, infatti, si provoca la caramellizzazione degli zuccheri che danno al vino cotto un potere antiossidante due o tre volte superiore a quello del vino bianco.
 
Oltre alla qualità di ricostituente che da sempre gli viene riconosciuta: dal popolo, come dal prof. Ancel Keys, inventore (o scopritore) della dieta mediterranea, che ne osservò i benefici effetti sulla popolazione tra Monte Giorgio e Servigliano.
 
Tutti gli interventi della tavola rotonda sono stati coordinati da Sabrina Ferretti, responsabile “valorizzazione” della Cia. Il presidente del consorzio turistico “Riviera delle Palme” Marco Calvaresi ha ribadito l’importanza della valorizzazione dei “giacimenti enogastronomici” loccali. Tonino Cioccolanti (presidente provinciale della Confederazione Italiana degli Agricoltori) ha ricordato che il conseguimento della Dop permetterà ai produttori di vino cotto di beneficiare della globalizzazione, grazie al riconoscimento delle tipicità anche all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
 
Interessante intervento anche del delegato AIS (Associazione Italiana Sommelier) per la provincia di Ascoli Claudio Giacomini, il quale ha fatto notare che il vino cotto copre una lacuna nella produzione locale, sul versante dei vini passiti dolci: “un vino cotto giovane e dolce può accompagnare appunto i dolci – ha detto Giacomini – mentre uno più strutturato e vecchio può bene abbinarsi ai formaggi pecorini dei Sibillini”.

24/04/2005





        
  



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