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Con le ali ai piedi al primo incontro della nuova edizione di In Art

San Benedetto del Tronto | Toccante e coinvolgente il primo appuntamento della III edizione della rassegna In Art domenica 9 dicembre al Medoc di San Benedetto del Tronto.

di Elvira Apone

un momento dell'incontro del 9 dicembre

Si è aperta con un incontro toccante, intenso e carico di emozioni domenica 9 dicembre al Medoc di San Benedetto del Tronto la III edizione della rassegna letteraria e musicale In Art, organizzata dall’associazione culturale “Rinascenza” con la direzione artistica di Annalisa Frontalini e con il patrocinio e il sostegno dell’amministrazione comunale e del Consiglio Regione Marche. Un appuntamento questo che ha visto protagonisti lo scrittore Angelo Ferracuti e il fotografo Giovanni Marrozzini, che hanno presentato il loro libro “Gli spaesati. Reportage dalle zone del terremoto nel Centro Italia” (Ediesse), e, dopo la pausa conviviale, lo straordinario duo composto da Monica Demuru, (voce) e Natalio Mangalavite (pianoforte e voce), che ha regalato al pubblico vari brani del suo ultimo cd “Madera Balza” (Tǔk Music). Ha dialogato con gli ospiti il magistrato e poeta Ettore Picardi, che ha acutamente sottolineato l’importanza del libro realizzato da Ferracuti e Marrozzini, un libro pieno di calore e umanità che, senza cavalcare l’onda mediatica o indugiare in scoop sensazionalistici, ma semplicemente ridando volto e forma alla sofferenza della gente, ha riportato alla luce storie sepolte e schiacciate dal peso delle macerie di piccoli paesi quasi sperduti nella geografia dell’Italia centrale, “un libro che serve per capire”.

“È un doppio sguardo, un doppio racconto” ha affermato Ferracuti, una narrazione che si dipana sul duplice binario delle parole e delle immagini, dove, con animo diverso, ma con la stessa intenzione, con lo stesso rispetto per quei luoghi e per quelle persone, entrambi gli autori hanno narrato nel modo a ciascuno più consono la propria visione di quel mondo così caro e vicino, riscostruendolo con amore e dignità, entrando in comunione con le persone, con gli animali, con  le cose, con l’intero paesaggio per rendergli doverosa giustizia, per tirare fuori, con determinazione e onestà intellettuale, il racconto umano che, nonostante tutto, fuoriesce, come magma rovente, da quel senso di desolazione e di morte scatenato dal terremoto. “Ci ha guidati il buon senso, l’empatia” ha dichiarato Marrozzini, lui che ha saputo entrare in silenzio, quasi in punta di piedi, in quelle storie, lui che ha saputo mettersi di fronte a un paesaggio aspettando con pazienza il momento giusto in cui potesse finalmente uscire “dal rettangolo” che lo teneva imprigionato per farsi catturare dalla sua macchina fotografica, diventando così “parola lunga” e, dunque, “memoria”. Perché questi luoghi, che entrambi hanno trattato con cura e rispetto, non rappresentano soltanto un paesaggio naturale e umano, ma anche un rifugio della memoria, uno spazio emozionale in cui passato, presente e futuro trovano la loro ragione di esistere. “Un libro epifanico” lo ha definito Angelo Ferracuti che, attraverso una scrittura semplice, spoglia, ma proprio per questo ancora più potente, è voluto andare, insieme a Giovanni Marrozzini, oltre la soglia, cercando di estrapolare una sofferenza senza mai ostentarla, senza mai gridarla, ma offrendola con garbo e delicatezza e con quel senso di umile impotenza che ogni essere umano prova di fronte a tragedie come questa.

Ma da ogni tragedia si può uscire, nonostante tutto; ogni dolore spesso nasconde l’immortale seme della rinascita; ogni “gelido inverno” prepara “un’invincibile estate”, ha ricordato l’artista Monica Demuru, citando una delle più belle poesie di Albert Camus perché, come ha magnificamente suggerito, nessuna tragedia assoluta è mai concepibile dalla natura umana: “tutto è perduto, ma non tutto è perduto”. Un invito, quindi, a mettersi le ali della speranza, a volare per osservare il mondo dall’alto con occhi nuovi, a guardare la vita “senza paura”, come recita il titolo del brano che lei e Natalio Mangalavite hanno anticipato al pubblico di In Art prima del loro concerto. E così, sulla scia delle splendide fotografie del libro proiettate per il pubblico di In Art, foto che, come ha osservato Mangalavite, intervenendo al dibattito, sono molto più che semplici immagini, proprio come la musica racchiude molto di più di un singolo brano musicale, ci siamo messi tutti le ali ai piedi e abbiamo volato attraverso quella musica che è speranza, che è vita, che è amore per la vita e per la bellezza della vita.

E in questo volo infinito, fatto di piacere e dolcezza, di incanto e meraviglia, di ardore e passione, di lievità e tenerezza, siamo rimasti sospesi a mezz’aria, trattenendo il respiro per non sciupare la poesia dell’amore che trasudava da ogni parola che la voce incandescente di Monica Demuru intonava e da ogni nota che il fuoco della musica di Natalio Mangalavite scolpiva. Siamo rimasti così, in alto, lontani dalla caducità delle cose terrene, disegnando insieme a loro una nuova realtà senza confini, in cui siamo riusciti finalmente a volare, seguendo l’unica vera via possibile: quella del cuore. E il cuore, si sa, non ci tradisce mai.

 

 

 

 

11/12/2018





        
  



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