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La cultura partenopea protagonista del primo incontro di In Art

San Benedetto del Tronto | Successo e affluenza di pubblico al primo appuntamento della rassegna In Art, che ha visto protagonista la cultura partenopea.

di Elvira Apone

un momento dell'evento di In Art del 12 novembre

Domenica 12 novembre, al Medoc di San Benedetto del Tronto, la presenza di un pubblico attento e partecipe ha riconfermato l’interesse per la rassegna letteraria e musicale In Art, organizzata dall’associazione culturale Rinascenza con la direzione artistica di Annalisa Frontalini e in collaborazione con Paolo Soriani, giunta alla sua seconda edizione. Protagonista indiscussa della serata è stata la cultura napoletana in tutti i suoi molteplici aspetti, da quello letterario a quello musicale, da quello linguistico a quello religioso, una cultura che è anche, e soprattutto, un “modus vivendi”, un atteggiamento verso la vita, un modo di pensare, di sentire e di agire. Tutto questo, e molto altro, è emerso durante l’interessante dibattito per la presentazione del libro dello scrittore e giornalista napoletano Pino Imperatore, cui hanno preso parte anche i due musicisti Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, che, dopo la consueta cena, hanno regalato al pubblico il meraviglioso concerto “Canti, ballate e ipocondrie d’ammore”, e il fotografo d’arte Paolo Soriani, la cui inedita mostra fotografica “Di amore e di solitudine” sarà esposta al Medoc durante tutto il periodo della rassegna. Sebbene solo telefonicamente a causa di un imprevisto, è intervenuta anche Angela Calvini, inviato speciale di “Avvenire”, che quest’anno sarà la nuova madrina di In Art e che si è complimentata per l’iniziativa e ha salutato affettuosamente il pubblico. A condurre le fila del discorso, l’impeccabile e puntuale Ettore Picardi, magistrato, poeta, moderatore equilibrato e garbato che, partendo proprio dalla suggestiva mostra di fotografie di Paolo Soriani, ha invitato gli ospiti a riflettere sul rapporto tra poesia e immagine e, più in generale, tra i diversi linguaggi dell’arte.

Così, se per il fotografo Paolo Soriani la poesia, ovvero la parola poetica, che nel suo caso ha anche un riferimento personale, è stata fonte d’ispirazione per creare delle immagini che, a loro volta, rappresentano dei piccoli spunti per ritornare alla poesia che le ha ispirate ( “il mio scopo è quello di rendere le immagini poetiche”) e, allo stesso modo, per Alessandro D’Alessandro le immagini spesso servono da ispirazione alla musica nella sua fase iniziale perché, come musicista, si trova a dover “sonorizzare” delle immagini, per Canio Loguercio, invece, la musica “non evoca immagini esterne”, ma “descrive un paesaggio interiore”. Che sia, dunque, messa in musica, recitata, scritta, raccontata, rappresentata attraverso un’immagine, la parola svolge sempre e comunque un ruolo centrale e racchiude dentro in sé un’inesauribile ed inestimabile carica comunicativa. E un grande maestro della parola, un abile manipolatore del linguaggio è sicuramente Pino Imperatore, che ha saputo cogliere nella lingua tutte le sue potenzialità espressive, riuscendo a parlare di temi seri e importanti con quella patina d’ironia che arriva persino a trascendere la parola stessa perché “non si fonda tanto sulle battute, ma sulle situazioni”, come lui stesso ha dichiarato.

Il suo ultimo romanzo, infatti, “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze”, che ha presentato domenica sera al pubblico di In Art, affronta un tema difficile e scottante in chiave umoristica. Come Pino Imperatore ha spiegato, però, il terrorismo non era un tema facile da trattare con il sorriso, sia perché c’era il rischio di offendere la sensibilità islamica, sia perché è un argomento estremamente attuale la cui percezione, in particolare dopo il terribile attentato al teatro Bataclan di Parigi, è inevitabilmente cambiata in noi occidentali. Prima di quel momento, infatti, in cui un atto terroristico ha colpito un luogo frequentato da gente comune, tutti pensavano che il terrorismo islamico prendesse di mira soltanto i palazzi del potere e che le motivazioni che spingessero i kamikaze ad agire fossero principalmente religiose, ma non è così. Persino la propaganda terroristica si sta diffondendo attraverso strumenti comunemente usati da tutti, come internet e gli smartphones, e gli ultimi atti terroristici non sono più frutto di un gruppo di persone, ma piuttosto di singoli individui, i così detti “lupi solitari”, spesso figli di immigrati di seconda o terza generazione che non sono mai riusciti ad integrarsi nella società in cui vivono. È così che tre kamikaze, dopo aver ricevuto istruzioni dall’alto, arrivano a Napoli per preparare un nuovo attentato terroristico, di cui la città questa volta è il bersaglio prescelto. Ma Napoli e i napoletani sembrano essere un mondo a se stante, con le loro leggi, i loro perché, il loro modo di vivere e di rapportarsi agli altri. Napoli, con quelle che Pino Imperatore ha definito “trappole dialettiche”, arriva a sconvolgere persino i piani dei tre attentatori, che si ritrovano intrappolati tra le molteplici contraddizioni e incoerenze di una città dove persino la devozione al santo patrono, San Gennaro, finisce per disorientarli e confonderli.

Napoli è una delle città più anarchiche e più creative al mondo, ha dichiarato Pino Imperatore, è uno dei primi e più efficaci esempi di multiculturalità, ha affermato Ettore Picardi, “è una città aperta che ha saputo accogliere e sviluppare e dove la cultura si è espressa ai massimi livelli in tutte le arti”, ha sottolineato Canio Loguercio. Ma soprattutto Napoli è una città con un’identità forte e ben delineata, una città in cui anche i sentimenti sembrano essere vissuti più intensamente che altrove e dove il dialetto è meno dialetto che in qualunque altro luogo perché, in realtà, è una lingua, “la sacra lingua delle passioni”, come l’ha definita Canio Loguercio che, lucano d’origine e napoletano d’adozione, scrive e canta in napoletano, una lingua che, come lui stesso ha ammesso, ha facilmente “introiettato”. “Una lingua viva e profonda”, come ha concluso Pino Imperatore, che ben riflette la personalità e la cultura di un popolo e di una città unica al mondo.

Emozionante, pieno di energia, ricco di una straordinaria carica espressiva ed evocativa, il concerto di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro è stato molto più di un concerto. Opera teatrale a tratti cantata e a tratti recitata, eccitante monologo intriso di ironia, dirompente e inarrestabile scroscio di parole e musica, fantasioso racconto che riesce a esprimere le multiformi sfumature dell’animo umano, gioiosa e dolorosa confessione di vita, questo appassionato e appassionante percorso emozionale ha catturato il pubblico con la sua forza e la sua profondità, ha toccato i cuori dei presenti per la sua onestà e sincerità, ha entusiasmato tutti con la potenza della musica e con l’intensità poetica delle parole.

Un’esperienza affascinante e originale che Canio Loguercio, musicista, cantautore, performer, e Alessandro D’Alessandro, autentico virtuoso dell’organetto, hanno condiviso con il pubblico di In Art, alimentando in ciascuno quella scintilla di vitalità che soltanto i grandi artisti sono in grado di accendere. Rendendo reale l’irreale.

14/11/2017





        
  



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