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Alla corte internazionale di Nicola Conte

San Benedetto del Tronto | Nicola Conte "Free souls"

di

Nicola Conte

"Free souls"

La storia del jazz moderno passa certamente attraverso i club e i bar delle città americane più che nelle sale di incisione. Blue Note, Half Note, Minton's Playhouse hanno visto nascere e svilupparsi i primi passi del bop e del bebop. Charlie Parker e Dizzy Gillespie ne erano i giovani animatori negli anni Quaranta ma un piccolo genio, successivamente, ha scardinato gli schemi della stessa modernità, Il suo nome era Yusef Lateef, Con lui, alla fine degli anni Cinquanta, la musica si è arricchita di elementi nuovi, di strumenti di varie etnie e di un suono che ha allargato gli orizzonti.

Con le dovute distanze il lavoro di Nicola Conte ha preso strade analoghe. Da semplice deejay è entrato nell'Olimpo del jazz europeo allargando una visuale che rileggesse il jazz con arrangiamenti originali preparando piatti ghiottissimi i cui ingredienti sono fatti di pop (appassionato di canzone italiana ha di recente prodotto il nuovo album di Chiara Civello), di soul, di fusion, di brazilbossa e di jazz che ha tutto il sapore di molti lavori di Yusef Lateef (proprio a lui è dedicato il lungo brano che chiude il disco "A prayer for Lateef"). E giustamente il titolo del disco inneggia alla totale libertà artistica di quanti partecipano al bellissimo progetto di "Free souls", che in realtà non dell'ultim'ora, dal momento che raccoglie lavori accumulati negli anni e con la frequentazione dei tanti artisti che lo stimano. Sono una decina gli ospiti di queste composizioni raffinate che si staccano totalmente dalla produzione italiana vestendo elegantissimi abiti da soirée internazionale. Musicisti perfetti come Magnus Lindgren, Fabrizio Bosso, Greg Osby, Teppo Makynen, Timo Lassy, Francesco Lento interpretano ogni brano con rara densità e offrono la spalla per voci formidabili che seguono i dettami del piccolo genio Conte in sala regia.

Notevole la selezione dei brani da interpretare, tutti fuori da schemi di retorica e da repertori troppo utilizzati. Su tutti la superlativa scelta della voce intensa e bella dell'inglese di origine ghanese, Bridgette Amofah, la quale interpreta "Free souls", brano che dà il titolo al disco denso di british northern soul e rende con maestria la famosa "Ode to Billie Joe" di Bobby Gentry e sceglie una delle meno conosciute canzoni, ma una delle più alte, di George Gershwin, la magica "Baltimore Oriole". Bravissima anche Melanie Charles la cui voce contraltistica è impastata di fumo e di blues in "Ahmad's blues" e "Spirit of nature". Magistrale anche l'esecuzione di "If i should lose you" di Ralph Rainger, cavallo di battaglia nel jazz di Hank Mobley ma canzone resa sublime da Nina Simone. L'esecuzione è affidata alle belle corde vocali di Marvin Parks che da tempo collabora con Nicola Conte. In perfetto stile noir anni cinquanta è il sax di Logan Richardson che interpreta la ballata "Sunrise", uno strumentale di notevole spessore prima della chiusura dedicata a Lateef con la tromba del tedesco Till Bronner che racchiude tutto lo spirito di libertà a cui si ispira tutto il lavoro che fa onore alla musica italiana e al maestro Nicola Conte, alla sua versatilità e alla sua enorme classe.

Voto 8,5/10

02/06/2014





        
  



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