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PICENO D'AUTORE: Marc Augè a San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto | Il Festival ha avuto come protagonisti, oltre al famoso antropologo francese, alcuni tra i più importanti traduttori italiani, accompagnati dagli autori stranieri cui dedicano il loro lavoro.

di Maria Teresa Rosini

Marc Augè al suo arrivo al Tebaldini

Si è conclusa ieri, con grande soddisfazione degli organizzatori e degli illustri ospiti, la quinta edizione della manifestazione “Piceno d’autore”, viaggio a tappe dentro il mondo dei libri, del sistema editoriale italiano, dell’attività delle tante figure professionali che vi operano.

 

Organizzato dall’Associazione culturale “I luoghi della scrittura” di San Benedetto e incentrato quest’anno sulla figura del traduttore, spesso colpevolmente trascurata ma il cui prezioso lavoro è fondamentale per i lettori, il Festival ha avuto come protagonisti proprio alcuni tra i più importanti traduttori italiani, accompagnati degli autori stranieri cui dedicano il loro lavoro.

 

E’ ad Alberto Bracci Testasecca, traduttore dell’autrice francese Laurence Cossé, che dobbiamo una testimonianza molto entusiasmante per gli organizzatori: - "Avete fatto un lavoro importante. Nessuno parla mai dei problemi della traduzione e mette intorno ad un tavolo i rappresentanti della nostra categoria per discuterne. A San Benedetto ci siamo incontrati, ci siamo conosciuti abbiamo avuto modo di parlare del nostro lavoro dandogli il risalto che merita ed evidenziandone i problemi in relazione al sistema editoriale. Grazie".

Un riconoscimento semplice che non può che rafforzare l’associazione nel continuare il proprio viaggio nel sistema libro cercando di dare un piccolo contributo di comprensione e approfondimento del mondo editoriale.

 

Oltre all’elevato livello del confronto sui temi della traduzione delle opere letterarie, sono state molte anche le emozioni che i diversi incontri ci hanno riservato.

Lo scrittore e attivista turco di origine curda Buthan Sonmez, oltre a parlarci del suo delicato romanzo, “Gli innocenti”, ha testimoniato della situazione difficile del proprio paese, in cui sono fortemente limitate le libertà e i diritti civili e in cui i cittadini stanno conducendo con grande determinazione la loro battaglia per la democrazia, spesso a rischio della vita. Egli stesso vittima della repressione, ci ha ricordato con grande convinzione quanto la conquista  della libertà non possa in nessun caso venire dall’alto o essere condizionata da interventi esterni, ma scaturire solo da una presa in carico dei cittadini stessi e dalle loro azioni concrete. 

 

Grande emozione anche per l’incontro con l’ospite più importante della manifestazione, l’antropologo africanista Marc Augè, che presentava il suo libro Le nuove paure”.

Dialogando con il coordinatore dell’incontro Filippo La Porta, prezioso collaboratore della manifestazione
fin dagli esordi,  che lo ha introdotto con la consueta puntualità e vivacità consentendoci di entrare subito nel vivo delle tematiche del libro, l’autore ha mostrato grande umiltà e disponibilità verso il pubblico che lo ha ascoltato in un silenzio pieno di rispetto per quasi due ore.

Storico del presente e antropologo della contemporaneità, come lo ha definito La Porta utilizzando due efficaci ossimori, Marc Augè nell’analizzare il nostro presente, pieno di incognite e privo di una affidabile prospettiva sul futuro, non indulge però nel catastrofismo che affascina invece molte delle analisi sulla contemporaneità.

L’attualità ci lascia spesso sgomenti nella razionale constatazione di quanto le ipotesi circa il futuro prospettate dalle ideologie e dai riferimenti novecenteschi siano state disattese e di quanto il mondo sia oggi sempre più lontano dall’evoluzione che avevamo immaginato nel segno di una “correzione”  delle ingiustizie, delle diseguaglianze, delle contraddizioni, degli “orrori” del secolo scorso. 

 

Augè considera centrali nel delinearsi e concretizzarsi del nostro futuro, due questioni: quella relativa all’accesso alla conoscenza, al sapere; quella, strettamente intrecciata alla prima, che riguarda l’accesso al consumo nell’accezione della universale disponibilità delle risorse che consentano una vita dignitosa a tutti i popoli. Definisce poi come “utopia dell’istruzione” la sua “ricetta” per un mondo nuovo: quella di una vita collettiva in cui siano la scienza e la ricerca, le loro regole, la loro intrinseca umiltà a costituire le norme che ordinano anche la convivenza delle persone. Sembra teoricamente possibile a noi ascoltatori, tanto teoricamente possibile quanto di complicata realizzazione concreta.

La scienza potrebbe dunque costituire un modello da applicare anche alle riforme politiche che non avrebbero dunque il vistoso difetto di partire da presupposti, analisi ideologiche e visioni sposate come assolute, ma determinarsi in un’ “etica della modestia e del limite”, dando vita ad una sorta di “democrazia della scienza”?

 

Mentre cerchiamo di star dietro con la mente alle suggestive “visioni” di Marc Augé, lui nel suo francese lento e denso di rimandi, tradotto perfettamente per noi dal professor Francesco Tranquilli, ci spiazza con un’ultima provocazione: di fronte alla crisi planetaria, che è crisi del pensiero, stiamo forse imparando a cambiare il mondo un po’ alla volta, prima ancora di immaginare un’idea coerente di cambiamento. Forse, afferma, ci stiamo convertendo ad una sorta di esistenzialismo politico…

Su tutto, poi, Augé ci parla della sua idea della morte. Da non credente rifugge dalle rappresentazioni spaventose che nel tempo abbiamo immaginato e coltivato circa il suo senso nella nostra esistenza. Semplicemente, dopo una pausa in cui tutta la sala aspetta in silenzio che il suo pensiero, sospeso mentre si viene definendo nella accurata scelta delle parole con le quali esprimerlo, afferma la sua idea per la quale la morte non è che un non-esistere paragonabile al nostro non- esistere prima della nascita. Grande emozione per noi e concreta esperienza di quanto le parole, il linguaggio, che è in fondo l’oggetto ultimo dell’evento cui stiamo partecipando, abbia lo straordinario potere di ampliare continuamente l’universo dei nostri riferimenti razionali ed emotivi compiendo il miracolo, dalle pagine dei libri che leggiamo o dall’ascolto di un maestro come Marc Augé, di non lasciarci mai gli stessi di prima.

 

26/05/2014





        
  



2+5=
Marc Augè alla cena di gala

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