Primo dei cinque incontri de "A pranzo con la storia"
San Benedetto del Tronto | UNA MATTINATA "STORICA" ALL'HOTEL CALABRESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Con il professor Emilio Gentile 150 anni di unità nazionale rivissuti con intensità ed emozione
di Alessandro Venieri
Emilio Gentile al Calabresi(Foto Cicchini)
Cosa fa di un accademico un divulgatore di successo e come può un popolo diventare nazione? Al Calabresi, la mattina del 15 Gennaio, si è trovata risposta ad entrambe le succitate domande. Nel primo dei cinque incontri organizzati dal Cocalo's club e dalla Bibliofila che renderanno per i prossimi mesi meno rarefatto il rapporto tra la cittadinanza di San Benedetto e quella grande e veneranda disciplina che è la storia, lo storico Emilio Gentile ha ripercorso il cammino del nostro paese a centocinquant'anni dalla propria unità, dai primi moti di spirito romantico del 1700 fino ai più recenti eventi di cronaca.
L'incontro, introdotto dal professor Gino Troli e da Mimmo Minuto e salutato con favore dall'assessore alle Politiche Cuturali dott.ssa Margherita Sorge, ha visto il professor Gentile (che ha da poco abbandonato la propria cattedra nella speranza, sfumata, di lasciare il posto a qualcuno di più giovane) dare grande prova della propria abilità comunicativa.
Un salone conferenze gremito di giovani e giovanissimi ha reagito bene all'iniziativa, rimanendo catturato da una insolita modernità e attrattiva di un discorso sulla storia. Il professore ha innanzitutto spiegato che "storia" non è una parola che meriti di essere relegata in uno scaffale polveroso delle proprie librerie o biblioteche, ma è anzi una parola che parla di noi, di chi siamo, di quello che facciamo, di quello che mangiamo e di quello che vestiamo.
Sempre più al giorno d'oggi le persone si ritrovano sradicate dal proprio presente poiché lontane più del dovuto dal proprio passato. E forte è stato l'esempio di Mazzini e di una parte della gioventù risorgimentale, capace di credere nelle proprie idee fino alla morte e di rendere possibile ciò che a tutti, nell'Europa del primo ottocento, pareva inattuabile: l'unificazione di quella espressione geografica (come la definì altezzosamente Metternich) che aveva visto la nascita di fenomeni di portata mondiale quale la civiltà romana, figlia di quella greca, l'esperienza cristiana pontificia, il movimento comunale, la rivoluzione rinascimentale sia nel gusto estetico che nella mentalità.
Riuscirono a fare l'Italia uomini e donne sospinti da nobili ideali, ripete il professore, non atei, massoni e speculatori, ma personaggi di grandissima levatura morale come il già citato Mazzini, Garibaldi, Cavour, che furono in grado di andare contro le grandi cancellerie europee e contro la stessa chiesa di Roma. E contro la degradazione dello spirito nazionale di oggi Gentile riserva parole dure e chiare, soprattutto dirette contro alcuni movimenti che vorrebbero il bel paese non più unito ma diviso e intriso di egoismi locali.
Le pagine buie ci sono state, sembra dire il professore, dal fascismo, passando per il secondo conflitto mondiale, fino al terrorismo, alle stragi mafiose e alla presente crisi economica. Ma un popolo in Italia col tempo è diventato nazione perché anche oggi, come in passato, è convinto che le sfide si debbano vincere insieme, poiché al di là delle diversità la somma delle parti è superiore alle parti stesse.
E al termine della conferenza, accompagnata per tutta la sua durata dalle immagini dei grandi che hanno fatto la storia del nostro paese e che continuano a farla, da Giolitti, a De Gasperi per arrivare a Falcone e Borsellino, Moro, Pertini e Napolitano, è stato chiaro anche cosa renda un accademico un divulgatore di successo, ovvero la capacità di emozionare una platea col solo ricordare cosa siamo stati e cosa la nostra storia ci invita ad essere, sempre, con commosso orgoglio.
18/01/2012
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Samuela Conti










