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Giovanni Cosi. Un artista di grande humanitas.

San Benedetto del Tronto | Nell'opera pittorica di Giovanni Cosi c'è la vita: l'intera vita dell'artista, la sua maturità, il suo tipico farsi espressione di un'emigrazione meridionale, la sua integrazione nell'ambiente torinese, in un'apertura a nuove culture.

di Angelo Filipponi

Contadina con foulard rosso

La sua opera diventa perciò emblema e paradigma dell'uomo contemporaneo, che, pur dilacerato nella nuova realtà urbana, reificato nella dimensione operativa, tuttavia, non si sradica dal proprio mondo di origine e trova in esso la sua ancora di salvezza, la propria stabilità e con essa la sua forza vitale ideale, la sua vera humanitas.

Trovare la propria autenticità sembra il manifesto di Giovanni Cosi, artista, eclettico nelle sue linee strutturali, ricco di vari impulsi culturali, specie di inizio Novecento, cosmopolita.

La sua arte diventa un percorso, un'altra via per comunicare con gli altri e per proporsi artisticamente in modo genuino e personale, seppure legato al classicismo, in una dialettica tra essere e divenire.

Procedendo emozionalmente su una base lineare classica, Cosi crea una genuina arte, ben rilevabile se si esamina l'intero contenuto della sua produzione artistica, che va dagli anni sessanta al 2010: egli ha una concezione personale originale, seppure sincretica, in cui si armonizzano, in relazione ai momenti storici vissuti, le forme, che pur evidenziano le dissonanze, le disarmonie, le antinomie.

La sua razionale impostazione, connessa con il pathos, gli permette di cogliere la realtà, ora secondo formule apparentemente idealistiche, ora solo naturalistiche, ma in effetti lo autorizza a combinare purezza di forme e naturalezza espressiva.

In questo recupero, composito, l'artista mantiene la sua equilibrata visione, conseguita con la maturità in un ambiente come quello piemontese e torinese, in cui vive ancora con la sua famiglia.

Egli ha sempre coltivato la sua arte fin dalle prime manifestazioni artistiche, subito dopo il diploma all ‘Istituto d'Arte, dopo la sua migrazione dalla Puglia (da Racale) al capoluogo Piemontese, dove ha svolto con entusiasmo il suo lavoro di funzionario alla Fiat.

 

Le sue opere si possono distinguere in due momenti ben precisi, quello costituito da opere che vanno dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, in cui l'artista ha maturato la sua reale esperienza pittorica e si è scaltrito in senso tecnico e secondo linee naturalistiche; l'altro

rilevabile, dopo una pausa di circa un decennio, in cui il lavoro di funzionario prevale su quello artistico, da una nuova energeia pittorica e da nuovi orizzonti.

Questo secondo gruppo, carico di esperienze nuove ed arricchito da altre dimensioni, comprende le opere che vanno dal 1990 ad oggi: le opere hanno una sostanza nuova, alimentata da un'altra visione della vita e della storia, grazie ad una maturità tecnica e morale.

Il primo decennio di questo gruppo della fine del XX secolo è caratterizzato da un ritorno alla figure umane e alla terra di Puglia, mentre il secondo decennio quello del primo XXI secolo, invece, è connesso con le esperienze della realtà italiana umana e politica, con le vicende burrascose della storia internazionale, in una ricerca dell'io in senso più universale e dell'uomo nella sua ideale naturalità, come parte della vita del Kosmos, in una concezione plurastica.

L'opera, dunque, di Giovanni Cosi deve essere letta in due momenti significativi, quello della sua impostazione e collocazione piemontese ed un altro, quello della riflessione e della ponderata meditazione dell'ultimo ventennio seppure diversificata a seconda degli interessi tematici e delle tecniche usate.

 

La sua produzione, quindi, basata su forme geometriche nitide e marcate ha, nel complesso, tre poli di lavoro:

uno costituito da i nudi che formano un blocco monolitico di opere, specie quelli esseri indefiniti rannicchiati, evidenzianti, comunque, un' umanità dolente di sesso maschile e femminile, rilevati di schiena, come scogli ancorati in mezzo al mare;

il secondo, fisso sulla vita contadina, teso a rendere il sistema di vita rassegnato di tutta la gente del Sud degli anni post bellici, diventa il tema del decennio di fine secolo;

il terzo ha di mira la natura vegetale, specie gli ulivi, come simbolo di vita e di potenza eterna, tipico dell'ultima fase pittorica.

Le figure di contadini hanno tutta la maschia potenza agreste anche se femminili, con volti dai lineamenti marcati, con le braccia protese, forti, proprie di lavoratori, in una denuncia e difesa della funzione del sottoproletariato meridionale, che è anche una apologia della dignità di vita agricola: vien qui proposto il problema sociale del mondo pugliese, meridionale in genere, ben rilevato con la terra rosso - sanguigna del territorio, con l'umanità crocifissa e con la memoria temporale degli ulivi.

L'arte di Cosi, nata dal classicismo specie quello michelangiolesco, si sposa con le risultanze interpretative di Van Gogh, ma contemporaneamente presenta segni tipici del cubismo, del dadaismo, del divisionismo e del Surrealismo.

Certamente significative sono nell'artista le esperienze di Picasso, di Braque e di Cesanne, ma anche quelle di Alberto Savinio: Cosi va, comunque, oltre il segno dei grandi artisti e con la sua specifica forma e cultura sa riprodurre il suo orizzonte culturale ed artistico, in una sincresi originale, in cui è riuscito a maturare il piano dell'espressione pittorica e a coniugarlo con quello dei contenuti.

La sua opera, così, diventa una delle espressioni più genuine della nostra tradizione culturale e di quella europea, tipica di una transizione culturale epocale nell' arco di fine e di inizio secolo.

 

18/08/2010





        
  



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