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Paesaggi Umani 2009: intervista a Licia Canigola

Ascoli Piceno | Intervista all'Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Ascoli, Licia Canigola, sul senso della manifestazione.

di Daniela Abbondanza

L'assessore provinciale Licia Canigola

Si è conclusa domenica 3 maggio la seconda edizione di Paesaggi Umani che ha visto aumentare la partecipazione di giovani della Provincia ed anche da fuori, anche in relazione ai 2 workshop "Sindrome Comune" a cura degli artisti Rezza e Mastrella e "Io sono-Tu sei" a cura della compagnia teatrale Improvvivo. Abbiamo intervistato l'Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Ascoli Piceno, Licia Canigola, sul senso della manifestazione e su un bilancio complessivo di questa edizione.

Cosa sono i Paesaggi Umani?
Quelli che danno l'identità ad un territorio e che lo identificano. Vi sono anche dei Paesaggi Umani nascosti: riescono a caratterizzare un territorio anche se non sono visibili. All'interno di Paesaggi Umani si è voluta dare dignità a queste persone e dare loro la possibilità di tornare visibili, di emergere. E' grazie a queste forti identità nascoste che abbiamo ancora un territorio che ci permette di pensare positivamente. Nello stesso tempo abbiamo l'urgenza di utilizzare queste identità per svolgere un importante compito che è quello di ribaltare, contrastare con gran forza e dedizione questo modello economico, culturale e sociale che schiaccia fortemente le identità ed i diritti delle persone, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, attraverso ciò che ci invitano a consumare, attraverso la proposta culturale e formativa, attraverso un vero e proprio annientamento delle coscienze. Se queste identità hanno consentito di mantenere forte un territorio, credo che possano aiutarci a mantenere ricca ed intensa la rete di relazioni che sono fondamentali per il cambiamento.

Un bilancio di questa seconda edizione?
Questa edizione conferma l'interesse alla manifestazione e l'esigenza che oggi le persone hanno di condividere insieme esperienze e di confrontarsi. Infatti parte sostanziale di questo progetto è la residenzialità: le persone arrivano sul territorio e condividono questi tre giorni insieme attraverso l'approfondimento di alcune tematiche all'interno dei workshop in cui hanno modo di confrontarsi, di conoscersi e magari riconoscere di parlare la stessa lingua. In particolare, il laboratorio di teatro di comunità di Rezza e Mastrella, "Sindrome Comune" mira a recuperare l'identità del territorio e a dimostrare come il gruppo può lavorare all'interno della comunità nella quale vive per attivare processi di coesione sociale. Il tema dell'improvvisazione teatrale invece, all'interno del workshop "Io sono - Tu sei", è un elemento fondamentale per indagare dentro di noi, per poi vivere l'esperienza dell'altro e saperlo ascoltare.

Secondo Lei in che misura le associazioni di un territorio possono contribuire a rivitalizzare la qualità culturale dello stesso ed anche la sua dimensione partecipativa?
Credo che non tutte le associazioni siano in grado di farlo. Se però si ha la possibilità di scegliere ed individuare all'interno di un territorio le associazioni più adatte a costruire i percorsi individuati, allora queste divengono fondamentali per la realizzazione del progetto. Vero è che tutte le aggregazioni sono importanti: aggregare persone su tematiche ed obiettivi è sicuramente una cosa positiva purchè si tratti di obiettivi positivi che si aprono al mondo, alla voglia di costruire e non di distruggere e frammentare. Però, per quanto riguarda questo progetto specifico, hanno un ruolo determinante quelle associazioni che si sforzano ogni giorno di superare il modello culturale informativo e comunicativo che ci viene proposto e dunque lavorano su altri livelli: quelli che intendono recuperare la capacità critica, i valori principali secondo cui al centro del mondo dovrebbero esserci la persona e la natura.

Qualche progetto per il prossimo anno?
Al di là di ciò che succederà a seguito delle prossime provinciali, mi sono impegnata in prima persona a dare continuità nell'organizzazione di un'altra edizione di Paesaggi Umani la quale, anche se non si dovesse più chiamare così, miri a recuperare lo stesso tessuto che è nato all'interno di Comunanze.net, una realtà fatta di associazioni. Se possibile, vorrei inoltre pensare ad una programmazione estesa a tutto l'anno.
Mi auguro che l'azione forte delle persone che hanno permesso questa seconda edizione possa avere un seguito. Sarà inoltre importante non sospendere la ricerca sull'individuazione di chi può darci una mano. A me piacerebbe creare una realtà identitaria forte, aperta a tutti, costituita da persone che si scollino totalmente da questo modello terribile che ci sovrasta. Se riusciamo a dare di nuovo l'intelligenza alle persone, se abbiamo la capacità di ricostruire riflessione, creare luoghi di dibattito, di conoscenza e del sapere, potremo di nuovo contare su una società critica, capace di fare scelte vere e non indotte. Scelte che nascono da una valutazione profonda. Credo che questa sia la cosa più urgente, soprattutto per le generazioni future.

07/05/2009





        
  



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