Esondazione del Tronto del '92. Gaspari: "Pronti a chiedere i danni"
San Benedetto del Tronto | Si quantificano i danni economici causati dall'alluvione del 1992. Insieme al Comune una 40ina di aziende sono pronte a ricorrere al Tribunale delle Acque per chiedere di essere risarcite. Un iter già portato a termine con successo dalla Bollettini Spa
di Marco Braccetti
(da sinistra) Leo Bollettini, Giovanni Gaspari
"Il Comune sarà in campo anche per il risarcimento il sede civile" . Lo ribadisce a pieni polmoni il Sindaco Giovanni Gaspari dopo la vittoria in Corte di Cassazione che ha scritto la parola fine sulla tragica vicenda dell'esondazione del Fiume Tronto, con la relativa alluvione di una vasta zona di Porto d'Ascoli che nel 1992 causò ingenti danni e tanta disperazione. Ricordiamo che, secondo la suprema corte, la responsabilità fu del Ministero delle Infrastrutture.
Ora occorre quantificare economicamente il danno subito e per farlo il primo cittadino si consulterà con l'arch. Giampiero Lucadei. Il tecnico, un vero e proprio archivio vivente, all'epoca dei fatti si occupò della stima dei danni per i privati. In città si verificarono gravi danni ai condotti fognari ed alle strade, senza considerare le ore di straordinario dei dipendenti comunali ed i costi per il conferimento dei detriti in discarica.
Oggi il fiume Tronto è tornato al centro di interessanti progetti, più o meno in fase avanzata. C'è quello del ponte ciclo-pedonale in legno, ancora in via di perfezionamento, ma c'è anche quello stradale: un nuovo ponte che unirà San Benedetto e Martinsicuro, i cui lavori sono già in corso. La sicurezza è notevolmente migliorata: gli argini sono stati allargati grazie ad un intervento messo in atto dalla Provincia. L'Autorità di Bacino - ora presieduta dall'Assessore Regionale Donati - ha così declassato le zone a sud della ferrovia Ascoli-San Benedetto, non considerandole più zone ad alto rischio.
Insieme al Comune proseguiranno sulla strada del rimborso dei danni anche una 40ina di aziende. L'imprenditore Leo Bollettini invece ha già vinto la sua battaglia in sede civile (per approfondimenti vedasi gli articoli correlati) ed ora attende che il Tribunale delle Acque quantifichi il danno, per poter così chiedere un rimborso al Ministero delle Infrastrutture.
"Probabilmente al Ministero è stato gia accantonato un fondo per pagare sia i miei danni che quelli delle altre aziende interessante - afferma Bollettini - nel '92 facemmo una stima che oggi può essere rapportata a svariati milioni di euro. Non ci ridaranno l'intera cifra, credo che il risarcimento sarà di circa due milioni". Le aziende che devono ancora intraprendere l'iter per il rimborso dei danni possono comunque seguire il solco tracciato da Bollettini, una strada di sicuro successo.
"Gli anni del dopo alluvione sono stati molto difficili per noi - continua l'imprenditore - è come se avessimo viaggiato con un'auto con il freno a mano tirato, è giusto che tutti gli imprenditori coinvolti seguano la strada giudiziaria per arrivare al rimborso".
Un iter legale che dovrebbe avere tempi piuttosto brevi. il Tribunale delle Acque di Roma, infatti, non è ingolfato come un qualsiasi tribunale italiano. "Avrà all'incirca una 30ina di cause l'anno, anche se sono tutte davvero importanti", commenta ancora Bollettini dicendosi certo che nel giro di pochi mesi tutte le aziende che si rivolgeranno ai giudici delle acque potranno avere la giusta soddisfazione. Pende però la spada di Damocle della prescrizione, che si abbatterebbe solo su quegli imprenditori che, danneggiati dall'alluvione del '92, non avessero presentato alcun ricorso durante questi 17 anni.
03/03/2009
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