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Alluvione '92: Bollettini S.p.A. VS Ministero. Dopo 17 anni l'azienda vince la causa

San Benedetto del Tronto | Non si tratta solo di una vittoria personale. Ora tutte le aziende e i privati che hanno subito danni dall'alluvione, potranno usufruire dei dati tecnici usati dalla Bollettini e che gli hanno permesso la vittoria in tribunale e un super risarcimento.

di Francesca Poli

Da sin: l'Ing. Santarelli, Bollettini e l'Avv. Arzilli

Finalmente, dopo 17 anni trascorsi in tribunale tra cause prima penali e poi civili, la Bollettini S.p.A, è riuscita a vincere la causa contro il Ministero delle Infrastrutture che ora dovrà rimborsare la società non solo dei danni materiali causati dall'esondazione del fiume Tronto ma anche pagare tutte le spese legali e gli interessi maturati in 17 anni di attesa della sentenza, il tutto da rivalutare in euro dato che all'inizio della causa le stime di risarcimento erano ancora valutate in lire.

Il 10 aprile 1992 fu un giorno davvero nefasto per le aziende e i cittadini residenti vicino al fiume interregionale Tronto. Tra il 10 e l'11 aprile infatti, a causa delle forti piogge, gli argini non ressero all'eccessiva portata d'acqua e il fiume straripò allagando tutte le ditte e le abitazioni della zona provocando danni economici e sociali in alcuni casi irreversibili. Molte ditte furono costrette ad interrompere per lunghi periodi di tempo la propria attività, causando ingenti danni all'economia delle stesse, altre, al contrario, furono costrette a chiudere definitivamente.

Da quel giorno, Leo Bollettini, presidente dell'omonima azienda, si è battuto con tutte le sue forze per far valere le sue ragioni e la sua tesi: la colpa del disastro, annunciato, era da attribuire solo ed esclusivamente all'intervento, datato 1978, voluto dall'Ing. Vincenzo Mattioli e portato avanti dal Ministrero delle Infrastrutture, che ha visto il restringimento degli argini del fiume da 200 a poco più di 70metri e ad un lavoro di aumento della profondità dello stesso che ha causato l'eliminazione della ghiaia sul letto del fiume.

Da queste tesi cominciò il lungo calvario legislativo per l'azienda ortofrutticola che, con l' aiuto e il sostegno del dott. Ettore Picardi, l'Ingegnere Tecnico Vincenzo Marzialetti, il capo della forestale Benedetto Ricci che procurò un video sull'accaduto, l'allora consigliere Regionale dei Verdi Pietro D'Angelo che procurò la documentazione, l'Ing. Alberto Boccale nominato dal tribunale per avvalorare le tesi dell'accusa e l'avvocato Libero Masi, oggi tragicamente scomparso, che allora seguì con successo l'iter della vicenda, intentò inizialmente una causa penale, rivolta esclusivamente ad accusare l'Ing. Vincenzo Mattioli, ritenuto unico vero responsabile del progetto e dei lavori sul fiume.

"Ma portando avanti il processo penale, ci stavamo accorgendo che dovevamo puntare più in alto - ha affermato il presidente Bollettini - il penale non ci avrebbe restituito tutto ciò che ci aspettavamo e non dovevamo incolpare solo l'Ing. Mattioli ma il Ministero stesso che ha fatto sì che il progetto di restringimento degli argini del fiume proposto dall'ingegnere, venisse attuato, nonostante fossero tutti a conoscenza che la zona era a rischio alluvioni. Così, cinque anni fa (fine 2005), abbiamo intentato la causa civile rivolgendoci al Tribunale delle Acque di Roma".
Seguito dall'avvocatessa Barbara Arzilli dello studio Arzilli e Pacioni di Macerata e grazie al supporto tecnico dell'Ing. Stefano Santarelli dello studio Santarelli Partners & Co di Jesi, la Bollettini S.p.A. ha intrapreso una nuova lotta, questa volta accusando il solo Ministero e intentando una causa non più penale ma civile.

Lunedì scorso, finalmente, la sentenza definitiva: il Tribunale delle Acque ha ritenuto il Ministero delle Infrastrutture unico responsabile dell'esondazione del fiume, condannando lo stesso al risarcimento dei danni materiali e immateriali e delle spese legali. Non solo. Dati gli anni trascorsi dall'inizio della causa (ben 17), saranno aggiunti anche gli interessi maturati nell'attesa della sentenza e, tutta la somma complessiva, verrà calcolata in euro dato che all'inizio della causa, la valuta era ancora in lire.

"Sarà difficile che il Ministero ricorra in appello - ha affermato l'Avv. Arzilli - non solo perché gli è stata attribuita la responsabilità diretta dell'accaduto, ma anche e soprattutto perché comporterebbe un danno all'erario ministeriale davvero ingente. Ricordiamo che noi rappresentiamo altre quattro aziende della zona, senza contare che con questa vittoria, molti privati e aziende che prima non hanno avuto il coraggio o l'opportunità di portare avanti la causa civile, ora, con la consapevolezza di una sicura vittoria, probabilmente si metteranno in gioco chiedendo risarcimenti al Ministero. Se davvero quest'ultimo volesse ricorrere in appello, ciò comporterebbe una spesa esorbitante". Il Ministero, infatti, prevede un risarcimento complessivo dei danni dell'alluvione di circa 70 milioni di euro, cifra che con gli interessi maturati, probabilmente si alzerà notevolmente.

"Il materiale tecnico dello studio effettuato sulle causa del disastro - precisa l'Ing. Santarelli - è a disposizione di chi volesse farsi avanti ed intentare una causa per richiedere il risarcimento danni causato dall'inondazione del '92. Non bisogna dimenticare tuttavia che la zona del fiume Tronto non è stata ancora messa al sicuro. Bisogna portare avanti il progetto di miglioramento e mantenimento del letto del fiume e dei ponti". Per questo motivo l'Avvocatessa Arzilli, ha inviato un esposto all'Autorità di Vigilanza dei lavori pubblici per sollevare il problema odierno sulle preoccupanti condizioni del Tronto.

09/02/2009





        
  



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