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Le testimonianze di Cavezzi e Giorgini sulla scomparsa di Giovanni Carminucci

San Benedetto del Tronto | Il grande ginnasta sambenedettese Giovanni Carminucci è morto nella notte tra sabato e domenica a Roma, dove oggi pomeriggio si svolgono i funerali.

Il grande ginnasta sambenedettese Giovanni Carminucci è morto nella notte tra sabato e domenica a Roma, dove oggi pomeriggio si svolgono i funerali. Di seguito riportiamo le testimonianze dello storico Gabriele Cavezzi e del prof. Fausto Giorgini, già suo compagno di allenamenti.

Cavezzi. «Tra i nomi che risultano iscritti negli annuari olimpici, non solo in quanto partecipanti, ma vincitori di medaglie, ci sono due sambenedettesi, Pasquale e Giovanni Carminucci, il primo nato il 29 agosto 1937 ed il secondo il 14 novembre 1939. La morte di quest’ultimo ora ci coglie di sorpresa e getta nel cordoglio l’intera città che dei fratelli Carminucci aveva fatto un simbolo ed un gonfalone del proprio orgoglio sportivo.

Quando sono ancora bambini il padre Giovanni scompare sul fronte russo e la madre Maria De Signoribus (detta Piuccia, poi bidella nella scuola elementare di via Gino Moretti) è costretta a trovare un luogo per la loro accoglienza ed istruzione. Ciò avviene in Ascoli, presso un collegio per figli che si trovano in massima parte nelle stesse loro condizioni, come l’altro olimpionico, l’ascolano Armando De Vincentis. Qui nasce il sodalizio con un istruttore di ginnastica, il mitico “Pallì” Baldassarri di Porto San Giorgio che continuerà anche dopo, quando i ragazzi rientrano a San Benedetto.

Sarà proprio nella nostra città che essi continueranno ad allenarsi, seguiti dallo stesso Baldassarri, nel contesto della palestra “dei Frati” di via Monte San Michele dove altri giovani locali cresceranno nella medesima disciplina: tra questi ricordiamo il prof. Fausto Giorgini, Giuliano Zazzetta, Vincenzo Castelletti, i fratelli Cipolloni, i fratelli Pasquale e Francesco Piunti, incoraggiati ed assistiti dal prof. Nicola Isidori che nel frattempo ha fondato la società Sportiva Adrianova.

Ma la loro sarà una strada che li porterà più lontani degli altri, sino alle Olimpiadi di Roma nel 1960.
Entrambi fanno parte della squadra nazionale italiana che conquisterà la medaglia d’argento a squadre, mentre Giovanni quella individuale d’argento, nelle parallele, in un novero di 130 partecipanti, secondo dietro al leggendario russo B. Shaklin. Accanto a loro si cimenta un ragazzo che continuerà nella leggenda della ginnastica azzurra, Franco Menichelli.

Molti ricordano l’accoglienza avuta in paese all’indomani dell’evento, in una cerimonia pubblica sollecitata dal compianto Donati Mario (lu Farenille), reduce dalle campagne di Russia ed amico del genitore dei Carminucci.
Poi solo il silenzio e la discrezione di una vita tutta dedita al lavoro ed alla famiglia, in quel di Roma».

Prof. Fausto Giorgini: «Con i fratelli Carminucci ci conosciamo dalla nascita. Pasquale era il primo, Giovanni il secondo. C’era poi Alberto, morto tre o quattro anni fa. I primi due hanno fatto tre Olimpiadi. A San Benedetto ci allenavamo insieme presso la chiesa dei Frati di Sant’Antonio da Padova. Il nostro istruttore era Pietro Baldassarri, originario di Faenza, ex campione di ginnastica. I fratelli Carminucci andarono poi per alcuni anni ad Ascoli in un orfanotrofio, dalle medie per quattro-cinque anni. Lì facevano sport a tempo pieno, ma a San Benedetto tornavano nel fine settimana. Poi vi tornarono definitivamente. Si aggiunse un secondo istruttore, Giulio Pennente. Nel frattempo la Federazione nazionale si accorse di Pasquale e Giovanni e li inserì nel gruppo sportivo dei “Vigili del fuoco”. Così i fratelli Carminucci andarono a vivere a Roma. Si allenavano a tempo pieno a Capannelle, alla scuola nazionale dei Vigili del Fuoco.

A San Benedetto tornavano sempre meno. Nel 1961 mi iscrissi all’Isef a Roma e così mi allenavo insieme a loro sia Capannelle, sia all’Acqua Cetosa dove c’era anche Franco Menichelli, il numero uno della squadra di quei tempi insieme a Giovanni. Tra l’altro, Menichelli fu medaglia d’oro nel corpo libero e d’argento agli anelli alle Olimpiadi del 1960, poi a Tokyo. Alcuni anni fa, peraltro, Menichelli è venuto a San Benedetto per un gemellaggio con la mia scuola. Anche Giovanni in tutti questi anni aveva una squadra di livello nazionale, che esiste ancora, la “Roma 70”, presso il centro sportivo Tiburtino. Lo stesso Riccardo Agabio, che oggi è presidente della Federazione Ginnastica d’Italia, era compagno di squadra di questi ragazzi. Io ho continuato ad incontrare Giovanni Carminucci quattro-cinque volte all’anno in giro per l’Italia, da quando divenni giudice nazionale. Questo fino a tre anni fa. Poi lui si è ammalato.

All’inizio aveva fastidi alla colonna vertebrale, si è operato due volte, poteva muoversi sempre meno, alla fine si è capito che si trattava di un tumore osseo. Era sposato e aveva due figli maschi. Tutti i media nazionali hanno dato notizia della sua scomparsa, dal Corriere della Sera alla Domenica Sportiva. Carminucci era veramente un talento, ha consegnato alla storia della ginnastica due movimenti che ha fatto lui per primo, alle parallele, riportati dal Codice Internazionale. Fu anche al suo contributo che l’Italia poté classificarsi terza assoluta alle Olimpiadi del ’60, dietro Giappone e Russia».

20/02/2007





        
  



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