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Dubbi sulla verifica di giunta

San Benedetto del Tronto | Per uscire dalla crisi serve l'impegno dei partiti.

di Franco Cameli

Il sindaco è sempre più stanco, mentre  piccoli passi la maggioranza di centrodestra si avvia verso la verifica politico-amministrativa. Parallelamente alle manovre per il rimpasto s'addensa il dubbio sulla stabilità futura. Il primo ad essere scettico sull'efficacia dell'operazione è il sindaco, Domenico Martinelli, il quale un anno fa immolò gli assessori Emidio Camaioni e Luigi Cava perché c'era il quintetto dei dissidenti, con a capo il leghista Vincenzo Rosini, che minacciava l'atto di sfiducia se non fosse andato in porto il rimpasto. Una volta tagliate le teste, gli esponenti della coalizione firmarono il patto di stabilità con il quale si doveva andare con lo stesso assetto alle elezioni provinciali del 2004.

Passati pochi mesi l'insoddisfazione per l'esecutivo tornò di grande attualità e, mentre Giovanni Chiarini, Eldea Angellotti ed Emido Galiè rinsavivano, rientrando nei ranghi dei partiti, Vincenzo Rosini e Francesco Baiocchi inviavano l'ultimatum al sindaco: o entro settembre la verifica o saremo definitivamente fuori dalla maggioranza. Il timore di Martinelli è che questo meccanismo perverso non abbia fine e, fatto un nuovo rimpasto ci saranno altri ultimatum, come se la politica fosse impazzita e i personalismi si spingessero al di là delle scelte per la città.

Ascoltando più voci dei consiglieri che premono per la verifica, emerge che il rimpasto dello scorso anno fu monco, per colpa dello stesso Martinelli che difese in modo incondizionato l'assessore ai Servizi Socioeducativi, Gabriella Ceneri, il collega all'Urbanistica, Leo Sestri, e il dirigente del settore Lavori Pubblici, Cesare Buonfigli. E sono proprio questi i bersagli preferiti della fronda per la verifica, anche se con il passare dei giorni nessuno sembra più intoccabile. Saranno i fatti a testimoniare se il rimpasto è per avviare speditamente le grandi opere, a cominciare dal lungomare, o per gratificare gli scontenti di ieri, di oggi e di domani.  Devono essere i partiti a prendere le redini della situazione: FI, An e Udc. Perché Rosini è stato sempre insoddisfatto  e, anche se la verifica sarà fatta a sua immagine e somiglianza, tra qualche mese potrebbe ricominciare ad essere scontento. Alla fine saranno gli elettori a giudicare.

17/07/2003





        
  



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