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I messaggi integrali del Santo Padre ai Vescovi di S.Benedetto ed Ascoli

| CITTA' DEL VATICANO - La Sala Stampa comunica i testi dei messaggi inviati in occasione del 17° centenario del martirio di San Benedetto e del 4° centenario della morte di San Serafino da Montegranaro.

di Alberto Premici

La Sala Stampa del Vaticano ha reso noti i messaggi inviati da Giovanni Paolo II al Vescovo di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, S.E. Mons. Gervasio Gestori, in occasione del XVII centenario del martirio di San Benedetto ed al Vescovo di Ascoli Piceno, S.E. Mons. Silvano Montevecchi, in occasione del IV centenario della morte di San Serafino da Montegranaro.

Al venerato Fratello GERVASIO GESTORI, Vescovo di San Benedetto:
1. La Comunità diocesana affidata alle Sue cure pastorali, venerato Fratello, si appresta a commemorare solennemente i 1700 anni del martirio del proprio Patrono, San Benedetto, da cui prende nome la stessa Città. Sono lieto, in questa occasione, di far giungere a Lei ed ai fedeli della Diocesi il mio affettuoso saluto, esprimendo vivo compiacimento per quanto si intende compiere al fine di rinnovare l'attenzione e la devozione verso questo Santo martire. La premurosa custodia delle sue reliquie ha contribuito a mantenerne viva nel popolo cristiano la memoria, rinsaldando al tempo stesso la fede delle generazioni che lì si sono succedute. E’, dunque, quanto mai giusto e doveroso innalzare un inno di lode e di ringraziamento al Signore, il quale, attraverso l’intercessione di San Benedetto, ha protetto il secolare cammino di codesta Città e dei suoi abitanti.La storia cristiana, fin dalle sue origini, è ricca di santi martiri. Spesso sono persone umili e semplici, che con coraggio sono giunte ad affrontare una morte cruenta, pur di non venir meno al loro amore per Cristo. Sta in questo il valore del martirio, che non è disprezzo dell'esistenza, ma supremo e luminoso atto di amore verso Gesù, unico Salvatore dell’umanità.

2. Sono certo che così fausta ricorrenza sarà occasione opportuna perché l'intera comunità sambenedettese prenda rinnovata coscienza delle proprie radici cristiane e testimoni con accresciuta consapevolezza il Vangelo nell’attuale momento storico. So che, lungo la sua storia, essa ha dovuto affrontare varie difficoltà. Le carestie, le pestilenze, le malattie, le tensioni civiche ne hanno talora minacciato persino la sopravvivenza. Ma, in ogni difficile frangente, i fedeli si sono sempre rivolti a San Benedetto, ottenendone la potente intercessione. Ed ora, in un’epoca radicalmente mutata, questa stessa Comunità sente il bisogno di riscoprire l’indomito ardore apostolico del santo Patrono per continuare a camminare fedelmente sulle sue orme. Ciò l’aiuterà a custodire e a valorizzare le proprie tradizioni religiose, alimentando la speranza e la fiducia nel Signore in ogni circostanza, come hanno sempre fatto i marinai ed i pescatori, che formano gran parte del tessuto sociale della popolazione di San Benedetto del Tronto.

3. L’intrepida testimonianza del santo Patrono, il quale in un contesto di diffuso paganesimo seppe posporre tutto all'amore per Cristo, sia stimolo per le famiglie a comprendere sempre più la loro vocazione e a formare le nuove generazioni, spesso distratte da richiami e sollecitazioni difformi dal Vangelo, perché non smarriscano la strada maestra della perfezione cristiana.Al santo martire Benedetto guardino i giovani, traendo dal suo esempio la spinta a donarsi ad ideali alti ed esigenti, capaci di dare senso pieno alla loro esistenza. Non abbia paura la gioventù di fare scelte impegnative, vincendo la tentazione del conformismo, il fascino delle mere apparenze, la suggestione di libertà promettenti ma illusorie. Punti, al contrario, su ciò che conta veramente, e San Benedetto non farà mancare il suo celeste sostegno a quanti coraggiosamente intendono seguirlo sulla strada dell’ideale cristiano. Venerato Fratello, auguro di cuore a Lei e all’intera Comunità sambenedettese di sperimentare, grazie all’intercessione del santo Patrono, la gioia di una nuova primavera spirituale. Con tali voti, di cuore invio a Lei ed all’intera Comunità di San Benedetto del Tronto la Benedizione Apostolica.

Al venerato Fratello SILVANO MONTEVECCHI , Vescovo di Ascoli Piceno:

1. Sono particolarmente lieto di far giungere il mio cordiale saluto a Lei e alla Comunità diocesana, che, insieme con i Frati Minori Cappuccini della Provincia religiosa delle Marche, si appresta a ricordare con molteplici iniziative pastorali, liturgiche e culturali il IV centenario della morte di san Serafino da Montegranaro, avvenuta nel convento dei Cappuccini di Ascoli Piceno il 12 ottobre 1604. Mi rendo spiritualmente presente alle celebrazioni giubilari e sono certo che esse contribuiranno a far meglio conoscere, insieme con gli esempi di vita evangelica di questo umile figlio di san Francesco, l’attualità del messaggio che emerge dalla sua figura e dalla sua vicenda umana e spirituale. Ciò non mancherà di imprimere rinnovato slancio all’impegno per la nuova evangelizzazione ad Ascoli, a Loreto e nelle diverse Comunità ecclesiali nelle quali egli trascorse la sua esistenza. Col passare del tempo, la santità non perde la propria forza d’attrazione, anzi risplende con maggiore luminosità. E’ quanto si rende evidente nella persona di Frate Serafino, uomo semplice e analfabeta che tutti, umili e potenti, sentivano come autentico "fratello". Proprio per questo egli costituisce un’eloquente testimonianza di quella universale vocazione alla santità, sulla quale ha insistito il Concilio Ecumenico Vaticano II (cfr Lumen gentium, 39-40). E’ in questa prospettiva che, al termine del grande Giubileo dell’Anno 2000, ho voluto riproporre alla Chiesa intera la santità quale "misura alta della vita cristiana" (Novo millennio ineunte, 31).

2. San Serafino da Montegranaro fa parte a pieno titolo della schiera dei santi che hanno arricchito fin dall’inizio l’Ordine cappuccino. Egli aveva assimilato così profondamente l’esortazione evangelica a "pregare sempre, senza stancarsi mai" (cfr Lc 18,1; 21,36), che la sua mente restava abitualmente immersa nelle cose dello spirito, tanto da estraniarsi non di rado da ciò che lo circondava. Si soffermava a contemplare la presenza divina nel creato e nelle persone e ne traeva spunto per una costante unione con Dio. La sua preghiera si prolungava per ore nel silenzio della notte alla luce tremolante della lampada che nella chiesa conventuale ardeva davanti al Tabernacolo. Con quale devozione l’umile frate partecipava alla Celebrazione eucaristica! E quanto a lungo sostava in estatica adorazione davanti al Santissimo Sacramento, lasciando che la sua orazione si elevasse come incenso gradito al Signore!
Animato da intenso amore per la Passione di Cristo, si soffermava a meditare sui dolori del Signore e della Vergine Santissima. Amava ripetere lo Stabat Mater e, recitandolo, si scioglieva in lacrime fra la commozione di coloro che lo ascoltavano. Portava sempre con sé il Crocifisso di ottone, che è ancora oggi conservato come preziosa reliquia; con esso usava abitualmente benedire gli infermi, implorando per loro la guarigione fisica e spirituale.

3. Lo stile di vita umile ed essenziale che conduceva in una cameretta spoglia e angusta, il suo vestiario vile e rattoppato, costituiscono eloquenti testimonianze dell’amore che nutriva per "Madonna Povertà". Lo spirito di convinta minorità, divenutogli connaturale nel corso degli anni, lasciava trasparire la vera grandezza della sua anima. Egli aveva ben compreso la pagina evangelica che proclama: "Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti" (Mc 10,43-44).
A continue penitenze liberamente scelte, tra cui anche l’uso del cilicio e della disciplina, univa la pratica quotidiana di sacrifici e rinunce, mentre come questuante percorreva sentieri polverosi e assolati, condividendo i disagi di tanti suoi contemporanei. Amava frequentare gli strati meno abbienti e più emarginati della popolazione per percepirne le esigenze anche nascoste, per lenirne le pene fisiche e spirituali. Stessa disponibilità mostrava verso quanti bussavano alla porta del Convento. Fu grande pacificatore delle famiglie, modulando sapientemente, a seconda delle circostanze, forti richiami, gesti di amorevole solidarietà e parole di incoraggiante consolazione.

4. Venerato Fratello, auguro di cuore che la ricorrenza quattro volte centenaria del pio transito di san Serafino costituisca per l’intera Chiesa che è in Ascoli un’occasione propizia per tendere sempre più decisamente alla santità, valorizzando appieno i vari doni e carismi che Iddio non cessa di dispensare al suo popolo fedele. Auspico, altresì, che la "peregrinatio" dell’urna del Santo nelle diverse zone pastorali della Diocesi ascolana ed in altre Comunità ecclesiali della Regione, l’organizzazione del Convegno internazionale sulla sua figura e la sua spiritualità, come pure ogni altra opportuna iniziativa e manifestazione religiosa e culturale in programma, offrano elementi utili per approfondire il messaggio ancora oggi attuale dell’umile Cappuccino di Montegranaro. La celeste Madre di Dio, della quale egli si proclamava figlio devoto, protegga codesta diletta Comunità ascolana e i cari Frati Cappuccini delle Marche. L’intercessione e la protezione di san Serafino siano per ognuno di conforto e di sprone a seguire Cristo con generosità, così che, grazie alle celebrazioni centenarie, crescano in tutti l’ardore verso la perfezione evangelica e il coraggio di testimoniare i valori dello spirito, che hanno contraddistinto l’intera esistenza di questo Santo vostro conterraneo.
Con tali sentimenti e voti, invio volentieri a Lei, venerato Fratello, ai Frati Cappuccini e a coloro che prenderanno parte alle varie iniziative giubilari una speciale Benedizione Apostolica, volentieri estendendola a tutti i devoti di san Serafino da Montegranaro.

 

10/10/2004





        
  



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