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Presentato ad Acquaviva Picena l’ultimo romanzo di Rosa Teruzzi

San Benedetto del Tronto | Presentato mercoledì 28 agosto ad Acquaviva Picena l’ultimo romanzo della giornalista e scrittrice Rosa Teruzzi.

di Elvira Apone

"Ultimo tango all'Ortica"

Mercoledì 28 agosto, nella splendida cornice di piazza del Forte ad Acquaviva Picena, nell’ambito nella rassegna “Cultura viva”, organizzata dall'Amministrazione Comunale insieme all’associazione culturale "I Luoghi della scrittura" e alla libreria La Bibliofila, la giornalista e scrittrice Rosa Teruzzi ha presentato il suo ultimo romanzo dal titolo “Ultimo tango all’Ortica” (Sonzogno).

“Ultimo tango all’Ortica”:

Tre donne e un’indagine sull’omicidio di un uomo: sono questi gli ingredienti principali dell’ultimo avvincente romanzo giallo di Rosa Teruzzi, “Ultimo tango all’Ortica” (Sonzogno). Una storia esilarante che si fa leggere tutta d’un fiato, narrata con quella leggerezza calviniana che plana sulle cose e poi le sfiora catturandone l’essenza e restituendocele con il disincanto di chi riesce a raccontare la morte, il silenzio, il senso di colpa, il dolore, la mancanza, e persino il male, con uno sguardo puro e assoluto.

L’Ortica è un locale milanese da cui una notte di fine agosto, dopo aver ballato il suo ultimo tango, una donna di nome Katy scappa via. Quella notte stessa, fuori dal locale, viene rinvenuto il cadavere di un suo ex amante, della cui morte viene accusato Amelio, il maggiordomo della signora Franca, una donna dell’alta società milanese che, convinta della sua innocenza, chiede alla stravagante amica Jole e a sua figlia Libera, la fioraia del Giambellino, di indagare per vie ufficiose sull’assassinio, su cui sta già investigando Vittoria, la figlia poliziotta di Libera. Un’indagine, quindi, che sarà condotta su due fronti e che vedrà le due detective dilettanti, insieme alla giornalista Irene, decisamente all’altezza del compito che è stato loro affidato.

Attraverso una narrazione di cui questa indagine, che si arricchisce sempre più di particolari, di scoperte e di colpi di scena, è il filo conduttore, anche i personaggi si svelano a poco a poco, portando a galla segreti irrisolti (“Ricordati che i segreti uccidono”), ferite mai del tutto rimarginate (“Ma rimuovere non cancella quello che non è stato guarito”), amori disillusi (“Non ci sarebbe stata la storia d’amore che lei aveva sognato per loro, ma anche il tempo della loro amicizia velata di desiderio era finito. Non sarebbe mai più stato il suo complice, cavaliere e confidente”), paure (“ La paura della sofferenza che può derivare dall’amore era più forte, per lei, del piacere che l’amore porta?”), speranze (“Non tutto era perso, anche se Gabriele non avrebbe più potuto essere suo. Le restavano sua figlia, sua madre, i suoi libri, il suo lavoro da fioraia. E un’indagine da portare avanti. Un uomo, forse innocente, da scagionare”), nella cornice di una Milano quasi da cartolina, bagnata da una pioggia fuori stagione, cui fa da contrappeso un paesaggio naturale, quello del lago di Como, affascinante e spettacolare, che diventa anche espressione di una bellezza non solo fisica ma anche spirituale (“Da bambina, la sua educazione alla bellezza era avvenuta lì, sotto i platani che chiudono la spiaggia d’erba di Piona, con il nonno che le illustrava i nomi dei fiori e degli alberi e le leggeva passi dei suoi autori preferiti”).

Un romanzo delicato e appassionante, in cui l’autrice riesce a insinuarsi tra i meandri dell’animo umano, il vero responsabile, con le sue fragilità e le sue continue contraddizioni, con i suoi lati oscuri e incomprensibili,  delle azioni di ciascun individuo: “In fondo, dentro ognuno di noi abita un signor Hyde, un inquilino oscuro che ci uccide, quando prende il sopravvento”. Una storia avventurosa e convincente declinata al femminile e che, proprio per questo, mette in luce molteplici aspetti della psiche femminile (“a volte così pratica, a volte straordinariamente contorta, soprattutto sulle questioni di cuore”), in cui spesso si annida una sofferenza a lungo rimossa ma che, prima o poi, esplode irrimediabilmente in tutta la sua potenza devastatrice, fino a far perdere a molte donne il rispetto per se stesse e per la propria dignità (“E allora perché quelle ragazze avevano accettato di farsi sopraffare? Nessuna mamma o nonna aveva insegnato loro che il rispetto viene prima dell’amore, anzi: ne è la base fondante e il cemento?”).

Una scrittura fluida e lineare, sobria e immediata, a tratti ironica, a tratti densa e incisiva, quella di Rosa Teruzzi, che riesce sempre ad arrivare al cuore delle cose, a chiamarle con il loro nome, a raccontare la vita così com’è (“Ma la vita è lì fuori, in attesa, e non ha l’architettura perfetta dei romanzi, dove a ogni azione corrisponde un risultato e si può sempre sperare nell’happy end”) e a dipingere la realtà con gli occhi della verità e dell’onestà intellettuale. Perché le parole hanno un senso e un valore, hanno la straordinaria capacità di esprimere i moti dell’anima, o almeno di andarci vicino, di scuotere e di stupire, di nutrire e di consolare: “Non cercava storie e lieto fine, ma voci capaci di aiutarla a interpretare, con più acume e lucidità di quanti ne avesse lei, i sentimenti che provava confusamente. Voci che sapessero usare le parole come il meraviglioso balsamo che sono”. E in questo libro, come in uno straordinario compagno di avventure, ogni lettore può ritrovare le proprie parole.

30/08/2019





        
  



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