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Pierfrancesco Poggi è stato ospite a San Benedetto del Tronto con “ La banda di Tamburello”

San Benedetto del Tronto | Venerdì 19 luglio, nell’ambito della rassegna “Incontri con l’autore”, è stato ospite al paese Alto di San Benedetto del Tronto l’attore, musicista e scrittore Pierfrancesco Poggi con “La banda di Tamburello”.

di Elvira Apone

"La banda di Tamburello"

Venerdì 19 luglio, nell’ambito della XXXVIII edizione della rassegna “Incontri con l’autore”, organizzata dall'associazione culturale "I Luoghi della scrittura" e dalla libreria La Bibliofila con il patrocinio e il contributo dell'Amministrazione Comunale e della Regione Marche, l’attore, musicista e scrittore Pierfrancesco Poggi ha presentato, nella deliziosa cornice del Paese Alto di San Benedetto del Tronto, il suo romanzo dal titolo “La banda di Tamburello” (Solferino). Ironico, brillante, eclettico e sagace, Pierfrancesco Poggi ha incantato tutti i presenti non solo con la sua capacità di raccontare e condividere esperienze, aneddoti ed emozioni legate sia al libro e alla sua genesi sia alla sua vita di uomo e di artista, ma dando anche prova della sua poliedricità di artista a tutto tondo, che ha impreziosito la serata, accompagnato dalla sua chitarra, con canzoni popolari e d’autore e con la recitazione di alcuni versi. Con alle spalle una lunga e variegata carriera di attore di teatro e di cinema, di cantautore e musicista, di autore per il teatro e per la radio, dove ha lavorato anche come conduttore, Pierfrancesco Poggi è approdato, in modo del tutto naturale, alla narrativa, esordendo con il romanzo “La banda di Tamburello” (Solferino).

“La banda di Tamburello”

“Era un posto isolato, Tamburello, l’ideale per fare le prove senza dar fastidio a nessuno. Ai pochissimi abitanti arrivava un’eco lontana e piacevole”. Anno 1963. La banda che suona a Tamburello, un paesino dell’Alta Versilia, comincia a essere coinvolta in una catena di delitti che ne riduce a poco a poco i componenti. Dopo una veloce e sommaria archiviazione del primo omicidio, condotta dall’incapace brigadiere Cantatore, le indagini vengono affidate all’abile commissario Eriberto Passalacqua, di stanza a Lucca, il quale riuscirà a far luce su tutta la serie di crimini che ha sconvolto la quiete del paese e messo a rischio la sicurezza dei suoi abitanti.

“La banda di Tamburello”, romanzo d’esordio di Pierfrancesco Poggi, attore di teatro e di cinema, drammaturgo, conduttore radiofonico oltre che musicista e cantante, è solo all’apparenza un semplice giallo. Sebbene, infatti, il filo conduttore da cui si dipanano, come da una matassa, le vicende narrate sia l’inchiesta condotta dal commissario Passalacqua, il romanzo offre, in realtà, un vero e proprio spaccato storico, sociale e culturale della provincia italiana dei primi anni ’60 attraverso una costruzione narrativa vivida, accattivante e coinvolgente e una caratterizzazione dei personaggi, sia fisica sia psicologica, incisiva e pregnante. Sono le loro storie di vita, che lo affollano e si intersecano tra loro, le vere protagoniste del libro; storie di infedeltà e tradimenti, di amicizie e dissapori, di confidenze, di segreti e paure, esplorate con realismo e precisione e avvicinate dallo sguardo attento e consapevole di un narratore che sa fare della parola uno strumento capace di rendere le diverse sfumature dell’anima e i molteplici toni che l’anima riesce a dettare alla voce. Ne scaturisce uno stile brioso e immediato, spesso carico di ironia, che non disdegna toscanismi ed espressioni popolari che contribuiscono a dare vivacità, spessore e credibilità alla narrazione. Uno stile assai congeniale a Pierfrancesco Poggi e che, in particolare in questo contesto narrativo, sembra anche fare da contrappeso, bilanciando e riequilibrando i toni della narrazione. Una narrazione condotta su due piani: quello in cui lo scrittore racconta le vicende dei vari personaggi e quello di un padre che, sul suo letto di malattia, affida al figlio, nel suo modo spontaneo e un po’ dialettale, il germe di una storia che darà spunto e vita al romanzo: “Il bello delle storie vere è che ci si può ricamare sopra, anzi, si deve, se no sembrano finte”.

A Tamburello, l’altro vero protagonista del libro, la vita, comunque, va avanti: la banda, con alcuni elementi in meno, sostituiti alla meglio dal maestro Del Carlo, seguita a girare, suonando e cantando i suoi pezzi, tra cui il suo cavallo di battaglia, “La leggenda del Piave”, mentre il coro di voci bianche, accompagnato dall’infaticabile suor Norberta, continua a esibirsi nei vari paesi limitrofi e il panciuto don Romolo, il pievano del borgo, non la smette mai di battibeccare con la Vergignina, la sua astuta e curiosa perpetua. E poi c’è la fontana, dove le donne di Tamburello vanno a prendere l’acqua gratis e si ritrovano a spettegolare sulle novità del paese, quelle stesse donne che sparlano delle quattro bandiste, “La Rita, l’Ersilia, la Teresa e la Susanna”, accusandole di non avere figli perché “era il Padreterno che non glieli mandava e non a caso” oppure perché, come, invece, sostengono i loro uomini, “erano i mariti dei buoni a nulla, incapaci di tenerle a bada, di farle rigar dritte e persino di ingravidarle”. Le donne di Tamburello, invece, erano “per lo più mogli infelici e frustrate che vedevano le bandiste con torbido risentimento”, “relegate in casa” e picchiate dai loro mariti senza motivo, magari solo perché tornavano a casa ubriachi con la voglia di litigare dopo una sosta all’osteria di Sante. Un’amara realtà di subordinazione che per lungo tempo ha caratterizzato la condizione femminile dell’Italia, soprattutto di quell’Italia poco conosciuta e spesso dimenticata dei piccoli borghi rurali come Tamburello, con quell’“aspro inconfondibile del fumo che usciva da tutti i comignoli ma che era diverso da quello di tutti gli altri piccoli borghi. Sapeva di Tamburello”. Un inconfondibile sapore di boschi e di montagne, di pane e di formaggio, di farina di castagne, di vino buono, di giunchi. E di una terribile verità nascosta. Ad ogni costo.

Un romanzo questo, che si lascia leggere con facilità e naturalezza, che appassiona e diverte, a volte persino commuove; un affresco genuino e autentico di luoghi e persone che la memoria ha forse offuscato, ma che ora rivivono, più nitidi che mai, tra le pagine di questo libro di cui, con ansia e curiosità, attendiamo il seguito.

 

 

 

 

 

22/07/2019





        
  



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