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A In Art il rischio di essere felici con Valeria Di Felice e con il duo inedito Filippini-Famulari

San Benedetto del Tronto | Al Medoc nuovo successo per la rassegna In Art con “Il battente della felicità” di Valeria Di Felice e con il duo inedito di Claudio Filippini e Giovanna Famulari per una serata all’insegna dell’Amore.

di Elvira Apone

ph. Assunta Cassa

Domenica 25 febbraio, il Medoc di San Benedetto del Tronto, nell’ambito di In Art, la rassegna organizzata dall’associazione culturale Rinascenza con la direzione artistica di Annalisa Frontalini insieme a Paolo Soriani, ha ospitato Valeria Di Felice, che ha presentato in prima nazionale il suo ultimo libro di poesie “Il battente della felicità”, e i musicisti Claudio Filippini (pianoforte) e Giovanna Famulari (violoncello e voce) che, con Love Notes, per la prima volta insieme, hanno regalato al pubblico un concerto ispirato all’amore, tema che ha fatto da filo conduttore di una serata densa di emozioni.

Non era facile parlare d’amore, come ha rilevato il magistrato e poeta Ettore Picardi, che, con garbo e competenza, ha dialogato con gli ospiti, e non solo perché, come ha ricordato facendo un bellissimo paragone, “è un argomento antico quanto la poesia”, ma soprattutto perché l’amore è qualcosa di straordinariamente inspiegabile, qualcosa che non solo non tocchiamo, non vediamo, non circoscriviamo con i sensi, ma che, pur provandolo, non riusciamo a esprimere a pieno con le parole.

E “quando non c’è più la parola, arrivano la poesia e la musica” ha affermato Giovanna Famulari, e, domenica al Medoc, poesia e musica si sono prese a braccetto per parlare d’amore, riuscendo a trovare la parole giuste, a narrare l’inenarrabile, a raccontare l’ineffabile.

Le poesie di Valeria Di Felice, che nel libro sono accompagnate dai disegni dell’artista Gigino Falconi, non solo parlano d’amore, ma rendono l’amore qualcosa di vero, di autentico, di percepibile con i sensi, perché ne mostrano l’intimità, che, come ha spiegato Valeria, “è vicinanza, reciprocità”, dunque, avvicinamento all’altro.

Ed è proprio in questo avvicinamento fisico, ma anche mentale, spirituale, che l’amore diviene, come ha detto sempre Valeria Di Felice, “di qualità”, permettendoci “di scendere nella nostra follia ricreando noi stessi e dando senso alla vita”.

Così, Valeria varca quel limite apparentemente invalicabile, osa andare oltre la soglia che la separa dall’amore, apre finalmente “il battente” che la teneva sospesa e, attraverso l’amore, riscopre e svela se stessa, “rischiando di essere felice”. E come lei stessa ha sottolineato, il battente richiama l’idea di qualcosa che sta accadendo, qualcosa di non passato, di non finito, di non superato, ma, al contrario, che bussa, che insiste, che è reale e concreto nel presente. Una poesia al femminile, “una poesia della pienezza e della gioia”, una poesia nata con “una purezza di intenzioni”, una poesia che, attraverso la pregnanza semantica della parola che, come ha acutamente osservato Valeria, “è una dannazione e una salvezza allo stesso tempo”, vuole essere non solo espressione, ma anche costruzione del mondo. 

“L’amore chiede l’assoluto”, ha dichiarato Valeria Di Felice, “è un atto di responsabilità” e questo coraggioso atto di responsabilità e di verità Valeria l’ha condiviso domenica con il pubblico di In Art, non solo parlando della propria esperienza amorosa, ma facendo anche parlare le proprie poesie attraverso la voce di Lucia Bruni Potacqui, che ha trasmesso la poliedricità del sentimento che le anima.

Come sulla tela di un pittore, che ha usato tutti i colori per rappresentare la realtà, domenica sera al Medoc le molteplici sfumature dell’amore hanno creato un quadro di indicibile bellezza e originalità. Dalle parole di Valeria Di Felice si è passati alle note del magnifico assolo al pianoforte di Claudio Filippini, che ha aperto il concerto in cui, in prima assoluta, si è esibito insieme a Giovanna Famulari, che, con il violoncello e la voce, ha poi condotto il pubblico di In Art in un viaggio attraverso l’amore dipinto in alcune tra le più belle canzoni della storia della musica.

Decisa, robusta, accattivante, dirompente, la voce di Giovanna Famulari ha sussurrato l’amore in “What a wonderful world” e in “Over the rainbow”, l’ha riscritto in una versione personalissima di “Mi sono innamorato di te”, l’ha rivisitato in “Ritornerai”, l’ha reinterpretato in “In cerca di te” e in “Vieni via con me” e l’ha poi affidato al vibrante suono del suo violoncello che, accompagnato dal pianoforte che anche questa volta Claudio Filippini ha saputo far parlare nel modo in cui soltanto lui sa fare, ha ridisegnato la splendida melodia di “Quando” di Pino Daniele, creando un’atmosfera in cui la forza e il calore delle emozioni hanno tracciato nuovi sentieri d’amore.

Due artisti, due personalità, due talenti, due esperienze, due strade che non si erano mai incontrate e che, appositamente per In Art, si sono incrociate per suonare e cantare d'amore, per poi regalare al pubblico un botta e risposta, in cui la musica di Bach si è vestita di nuova luce e sonorità, e concludere il concerto con le dolci note di Händel scandite dai versi "Lascia ch'io pianga, mia cruda sorte...", uno struggente canto di dolore, ma anche di speranza nella libertà, perché l'amore è soprattutto libertà. E l'eco di questo meraviglioso inno non si spegnerà facilmente.

 

27/02/2018





        
  



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