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La “Sottomissione” di un’Europa stanca di libertà

San Benedetto del Tronto | La profezia di Michel Houellebech nel nuovo romanzo uscito nel giorno della strage di Charlie Hebdo.

di MARIA LUISA RIVOSECCHI

Può l’uomo divenire schiavo della propria libertà? È questo il paradosso cui si trova di fronte il lettore di “Sottomissione” (Bompiani, 2015), l’ultimo discusso romanzo di Michel Houellebech. Un paradosso, quello della libertà, un pungolo esistenziale a cui l’uomo è da sempre chiamato a rispondere con urgenza.

Leggere “Sottomissione” è oggi “urgente” non tanto per il suo valore di romanzo d’attualità (peraltro ambientato in un ipotetico 2022) quanto per il suo essere un campanello d’allarme di quel nichilismo interiore che è il grande sicario dell’anima. François, il protagonista del romanzo, è un professore universitario quarantenne della Sorbonne, studioso di Karl Huysmans, che si troverà a vivere gli stravolgimenti politici di una Francia in cui, a seguito delle elezioni presidenziali del 2022, salirà al potere il nuovo partito guidato dall’islamista Mohammed Ben Abbes: Fratellanza musulmana.

S’inaugurerà così una nuova fase politica caratterizzata da un processo apparentemente moderato di islamizzazione del paese. François è l’emblema della solitudine: single, incapace di costruire una relazione amorosa duratura, vive una condizione di narcisistica aridità affettiva e di libertinaggio disperato e disperante. Una libertà fittizia e senza contorni, frutto di un individualismo esasperato, che finirà nell’incanalarsi nel primo varco ideologico disponibile. La sterilità interiore del protagonista si specchia nel vuoto della realtà che lo circonda, nella totale assenza di appigli valoriali e di personaggi salvifici. In questo scenario, la sua fibra spirituale sarà troppo debole per cogliere qualsiasi opportunità di redenzione (seguendo le orme di Huysmans, non riuscirà a ricalcare la sua esperienza di conversione al cattolicesimo).

La denuncia che emerge dalle righe del romanzo non è, quindi, tanto nei confronti dell’Islam, quanto di un’Europa vacua, desacralizzata e decadente che ha fatto della laicità tout court la propria stinta bandiera. “Il vero nemico dei musulmani, quello che temono e odiano più di qualsiasi altro, non è il cattolicesimo: è il secolarismo, la laicità, il materialismo ateo”, dirà l’autore. Oggi il concetto di “sottomissione” è più che mai travisato e respinto in quanto percepito come un castrante asservimento dell’io a qualcosa di superiore, laddove è l’Io la divinità assoluta che non può essere detronizzata. In tal senso, l’autore ci propone una provocazione: “il culmine della felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta”, poiché “della libertà l’uomo non ne può più, troppo faticosa”.

L’uomo fintamente libero, l’uomo senza Dio è una monade incapace di amare, destinata a vivere nell’oscurità. Come uscire quindi dall’impasse tra sottomissione e libertà? Houellebech, nel suo romanzo, non offre una soluzione al nichilismo imperante: lascia pertanto aperta la crisi paventandone esiti da alcuni ritenuti molto probabili. Nel cristianesimo, la religione di cui ormai l’Europa ha perso le radici, il concetto di sottomissione della creatura al Creatore è superato dal Dio che, incarnandosi, si fonde con l’uomo e lo divinizza, restituendogli così la sua essenza e la sua dignità. È questa l’apoteosi dell’umanesimo, inteso come autentica esaltazione dell’uomo stesso.

Riconoscendosi creatura l’uomo può scegliere liberamente la sottomissione al suo Dio e sfuggire così alla schiavitù di sé stesso. È questo l’inaccettabile paradosso che sfugge agli schemi del razionalismo ateo per rispondere invece alle dinamiche inafferrabili della conversione, dell’amore, della felicità. L’autore non giunge a tale conclusione ma può indurci a riflettere sulle “armi spirituali” da adottare per difenderci da nemici e minacce oggi più che mai concrete.

04/03/2015





        
  



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