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Il vecchio Peter: fantasia o realtà?

San Benedetto del Tronto | Martedì 23 settembre si è svolta presso l’Auditorium comunale di San Benedetto del Tronto, nell’ambito del Festival letterario Piceno d’autore Junior, un’interessante conferenza dal titolo “Il vecchio Peter – vivere per giocare o giocare per vivere?”

di Elvira Apone

PeterPan

A tenere la “lezione” è stato lo psicologo e psicoterapeuta Francesco Liberati, che ha tracciato un quadro ampio e completo della così detta “sindrome di Peter Pan”. In realtà, come lui stesso ha puntualizzato, questa “sindrome” non esiste ufficialmente in psicologia, ma è piuttosto una definizione, entrata ormai nel linguaggio corrente, che rimanda al comportamento di un adulto rimasto bambino, un’espressione, però, piuttosto riduttiva. Non si tratta, dunque, di una vera e propria malattia, anche se il “peterpanismo” può assumere diverse forme, alcune delle quali, anzi quasi tutte, patologiche. In sostanza, stando a quanto affermato dal dottor Liberati, il Peter Pan nasce qualora, sin dall’infanzia, la tendenza del bambino al gioco e alla socializzazione, governata dai neurotrasmettitori endorfina e dopamina, viene bloccata da un “meccanismo educativo doverizzante”. Insomma, il bambino, la cui dimensione ludica viene repressa nell’infanzia, sarà con tutta probabilità un Peter Pan da adulto.

Se, al contrario, come dovrebbe accadere, il passaggio dall’infanzia all’età adulta avviene senza grossi traumi o scossoni, in modo del tutto naturale, le possibilità di diventare un adulto Peter Pan si riducono considerevolmente. Sono, ovviamente, le forme deviate di Peter Pan a essere pericolose. Tra i molteplici esempi, corredati da video, che ci ha fornito il dottor Liberati, ne sono state individuate varie: il Peter Pan che fa del gioco la propria ragione di vita, assumendo comportamenti del tutto infantili, pur trovandosi intrappolato in un corpo adulto; il Peter Pan che usa lo scherzo come pericolosa arma di violenza verso gli altri; il Peter Pan che evidenzia una sorta di doppia personalità: agli occhi della società in cui vive, si comporta da persona seria e rispettabile, mentre, all’insaputa di tutti, è ossessionato dall’idea del gioco; il Peter Pan che confonde il gioco e il divertimento con l’inettitudine, fino a condurre una vita nell’inerzia e nella più meschina passività; il Peter Pan che, da bambino represso, è divenuto un uomo frustrato, triste e depresso.

Tuttavia, come ci ha ben spiegato il dottor Liberati, esiste anche un Peter Pan positivo. È quello che, pur attratto dal gioco e dallo svago, è riuscito a bilanciare questa sua inclinazione con altri elementi, quali la razionalità, l’estro, l’immaginazione. In questo caso, ne nasce una figura creativa, socievole e allegra, capace di sprigionare energia positiva e di affrontare con impegno e responsabilità, ma, al tempo stesso, con leggerezza e giocosità, tutte le attività quotidiane. Sembra, dunque, che il mondo sia pieno di Peter Pan, forse ce n’è pure uno al nostro fianco e non ce ne siamo mai accorti; certo è che questo personaggio di fantasia si è trasformato in una concreta realtà dalla personalità complessa e atipica: un po’ asociale, un po’ istrionico, un po’ borderline, un po’ narcisista, insomma, una persona non facile da trattare e neppure troppo simpatica che, suo malgrado, si rifiuta di diventare adulto. In fin dei conti, come dargli torto: l’infanzia è, o per lo meno dovrebbe essere, il periodo più bello e spensierato della nostra esistenza.

25/09/2014





        
  



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