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Le strade, gli incroci, le possibilità moltiplicatrici di Ed Sheeran

San Benedetto del Tronto | Ed Sheeran "X"

di Paolo De Bernardin

Ed Sheeran

"X"

La lettera X oltre che un'incognita sta a significare un simbolo moltiplicatore. In questa accezione Ed Sheeran l'ha scelta come identificativo per il suo secondo disco che esce oggi. Potrebbe anche essere il simbolo di un crocevia artistico ma è decisamente troppo presto per il cantautore inglese tirare le somme di una carriera appena sbocciata e già molto fortunata. "X" è un moltiplicatore di idee ma è anche un lume pitagorico alla ricerca dell'idea. E dentro al disco ce ne sono tante, anche troppe, e alla fine si resta disorientati. E' vero che sia più facile incasellare un artista e definirlo entro canoni precisi ma non è un caso che il lavoro parta con "One", tipico del folksinger più affermato e creativo ma spari tutte le cartucce sul singolo "Sing" che fa il verso al tormentone dell'anno "Happy" di Pharrell Williams e che non a caso è prodotto dallo stesso Pharrell che piazza un altro colpo da ko con il futuro tormentone di "Runaway" che lascerà il segno nei prossimi mesi.

In genere il produttore artistico di un disco è il responsabile, con l'autore, di tutta l'operazione ma qui oltre Pharrell ci sono Rick Rubin il deus ex machina dell'hip hop statunitense (Beastie Boys, Public Enemy, Eminem, Kanye West, Linkin Park, Lady Gaga tra gli altri -e sono proprio tanti), Johnny McDaid dei Snow Patrol, Benjamin Levin, Jake Gosling, Benny Bianco e forse sono davvero troppi. Non è però una questione di numero ma di moltiplicazione di idee nel tentativo di piazzare il colpaccio da milioni di copie che trasformi il tenero cantautore in un mostro da classifica, da megastar. Che si voglia far passare il folk anche attraverso l'hip hop -senza criminalizzare nessuno dei due generi- potrebbe essere un'idea geniale ma, forse, anche misera. E' geniale, ad esempio, in "Nina" composta con McDaid, in cui il folk rimane tutto ma si veste di nuovo ritmo al limite del rap su un bel riff di chitarra puntualizzata da un bel pianoforte percussivo ma è mediocre e banale in "Don't", vecchia e scontata. Ed Sheeran ad ogni modo, con la sua aria ingenua, non dimostra davvero di essere stupido, anzi riesce a coordinare bene ogni passaggio e a trovare una linea unitaria per quasi tutto il disco.

L'amore per il rap melodico (ma Sheeran non si definisce un rapper) è evidente e chiaro in "The man" di cui Sheeran è responsabile al 100% in cui trova magnificamente l'applicazione della nuova formula. Ed Sheeran è grande e lirico quando si lascia andare alla sua scrittura più tradizionale ("Thinking out loud") ma anche quando pensa a suo nonno accompagnandolo nell'ultimo viaggio ("Afire love" con lo struggente arrangiamento d'archi). Tredici brani mel disco ufficiale cui se ne aggiungono altri quattro nella versione deluxe. La bellissima "I see fire" già incluso nel soundtrack di "The Hobbit" di Peter Jackson che si affianca al puro rap di "Take it back" facendo il verso ancora una volta alle classifiche. E' bravo in "Shirtsleeves" ma lo è ancora di più nella ballata "Even my dad does sometimes" dove è ispirato e classico nella sua scrittura. E' ovviamente affamato di gloria Ed Sheeran ma per trovarla davvero deve illuminare meglio la sua strada per centrare il suo obiettivo. Le potenzialità ci sono tutte.

Voto 7,5/10

21/06/2014





        
  



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