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Mina e la modernità, tra twitter e selfie

San Benedetto del Tronto | Mina "Selfie"

di

Mina

"Selfie"

In che rapporto si pone un artista con l'attualità? Per un giovane c'è l'impellenza dell'espressione attraverso un nuovo linguaggio che diventa automaticamente attuale. Per un nome consolidato, o storico, si fa tutto più difficile. Il rischio è l'emarginazione e la fine. E' quello che corrono le varie Mina o Vanoni che finora hanno sempre avuto lo zoccolo duro di una solida schiera di fan che la crisi del mercato ha però notevolmente assottigliato. Un titolo come "Selfie" per l'ultimo disco di Mina è emblematico e dà, prima dell'ascolto, l'idea di voler essere moderna e attuale a tutti i costi. Un titolo non basta però a fare il "nuovo" e Mina non sarebbe mai antica se rispettasse i codici classici, come fa ancora e con estrema classe Barbra Streisand.

I nuovi autori cui Mina ha sempre dato spazio e le voci di bambini e nipoti non sono sufficienti, come il cuore di mamma o di nonna, per avere l'arte. L'apertura di "Selfie" sembra quasi una "rara avis" e dimostra come un brano, "Questa donna insopportabile" (a firma Federico Spagnoli), scritto bene e con un bel testo possa sollevarsi e volare grazie allo stile della Signora, già tigre della canzone e grazie all'abito sonoro cucitole addosso dai grandi collaboratori degli ultimi anni (sommi musicisti Massimo Moriconi/Danilo Rea/Alfredo Golino). E' però un unico momento che non si concilia con il resto del disco che sembra uscito dagli scaffali polverosi del tempo. In "Selfie" non c'è nulla di classico ma nemmeno nulla di nuovo e attuale. Tutto è fermo ingiustificatamente a 30/40 anni fa, tra ballate che non lasciano tracce ("Alla fermata","Aspettando l'alba", "Fine", "Oui c'est la vie"), e ritmi sentiti per decenni ("Il pelo nell'uovo", "Il giocattolo", "Troppa luce").

La voce sale ancora bene, gorgheggia, ha buoni colori timbrici nei toni bassi, graffia qua e là ma sono i brani che non incidono e spesso gli arrangiamenti sono scontatissimi e pieni di déjà vu. Tra le cose migliori, ma sempre molto datate nella scrittura, un Mario Capuano, grande autore di "Un colpo al cuore" che regala a Mina "Perdimi" che proietta ancora un bel passato. L'unico momento di modernità e attualità è un gran bel pezzo di Claudio Sanfilippo (l'autore di "Stile libero", interpretata anche da Mina, Targa Tenco del 1996) che, da esperto di calcio qual è (è suo il volume "Fedeli a San Siro"), offre a Mina "La palla è rotonda", sigla televisiva del mondiale brasiliano di questi giorni. Bei giochi di parole, ritmo metrico, ritornello perfetto per un vero (e unico) colpo al cuore che fa centro, ops GOL!

Voto 6/10

14/06/2014





        
  



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