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"Applausi da brivido" durante il congresso del SAP tenutosi a Rimini

Rimini | All’apparire in sala di tre dei quattro agenti condannati nel giugno 2012 dalla Corte di Cassazione perché responsabili di eccesso colposo in omicidio per la morte di Federico Aldrovandi, da parte dei delegati sindacali presenti sono scrosciati applausi.

di SILVIO VENIERI

Federico Aldrovandi

Questi applausi rabbrividenti, che fanno seguito a precedenti manifestazioni di sostegno di rappresentanti sindacali della polizia, hanno destato una profonda indignazione, non solo nella madre addolorata che piange il figlio scomparso e dei massimi rappresentanti istituzionali nazionali ma di tutti i cittadini che aspirano a vivere in un Paese fondato su salde basi di democrazia e di rispetto della legalità. E' da respingere con assoluta fermezza l'intento giustificazionista di chi sostiene che tali comportamenti violenti sarebbero determinati dalla condizione d'immanente e permanente frustrazione in cui verserebbero i tutori dell'ordine per essere costretti a subire condizioni di sfruttamento e di sottodimensionamento retributivo.

Si rimuovano le cause effettive del malcontento, garantendo agli apparati di polizia strumenti efficaci di controllo sulla criminalità, sottraendo gli agenti a turni di lavoro massacranti, corrispondendo loro la giusta remunerazione, comunque riconoscendo una dignità adeguata a chi è chiamato a un così rischioso e importante ruolo, ma, nel contempo, vengano al più presto varate misure idonee ad individuare con celerità e certezza le responsabilità di chi trasgredisce le norme dello Stato di diritto e a sanzionare tali comportamenti con punizioni più rigorose. Gli avvocati, che attraverso l'esercizio diuturno della loro attività professionale, sono chiamati a presidiare il rispetto delle normative poste a tutela dei diritti della persona, primo fra tutto quello della libertà, da sempre hanno levato la loro voce per denunziare pubblicamente gli episodi di violenza gratuita talvolta perpetrati dagli appartenenti delle forze di polizia nei confronti di coloro che sono sottoposti alle misure del fermo e dell'arresto, oppure ristretti in carcere.

L'Avvocatura tradizionalmente auspica assetti legislativi che contraggano il più possibile le forme di sottoposizione del fermato e dell'arrestato alla polizia giudiziaria, comunque delimitino lo spazio temporale in cui vi è sottrazione al controllo da parte della magistratura. Pier Paolo Pasolini, a proposito degli scontri di Valle Giulia del '68, si era schierato al fianco delle forze di polizia ("...Quando ieri a Vall Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri."), oggi, parafrasando oppositivamente il segretario della Lega Nord Mattero Salvini ("Sto con i poliziotti e con chi rischia la vita per difendere i cittadini"), si avrebbe la tentazione di sostenere provocatoriamente: "Sto con i cittadini che rischiano la vita a causa dei maltrattamenti dei poliziotti", ma vicende come quelle qui commentate devono allontanarci quanto più possibile da logiche manichee per sostenere con forza: noi stiamo dalla parte della Legge, al fianco dei cittadini (siano essi dimostranti o appartenenti alle forze dell'ordine).

*delegato per la Regione Marche dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana

02/05/2014





        
  



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