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Il suono di Vanessa da Mata

San Benedetto del Tronto | Vanessa da Mata "Segue o som"

di

Vanessa da Mata

"Segue o som"

Il punto più alto della sua carriera Vanessa da Mata l'ha raggiunto nel 2008 quando per la sua grande notorietà arrivò ad incidere un duetto con Ben Harper ("Boa sorte/Good luck") e, grazie all'incisione dell'intero lavoro, "Sim", ottenne il Grammy Latino come album dell'anno. Registrato in Giamaica con i celeberrimi Sly & Robbie il disco la riportava ai suoi albori artistici quando, da giovane e brava autodidatta, si cimentava con i ritmi reggae del suo primo gruppo tutto al femminile, le Shalla-Ball che si fece apprezzare in una tournée sudamericana con i Black Uhuru. Fu l'incontro con Chico César che compose per lei "A força que nunca seca" (poi incisa anche da Maria Bethania) che provvide a lanciarla nel firmamento delle giovani leve della MPB, la Musica Popolare Brasiliana

"Segue o som" è oggi il settimo disco della carriera fortunata di Vanessa da Mata, esplosa grazie alle tante sigle di telenovelas della Globo. Il disco era pronto da tempo (fu inciso inizialmente nel 2012) ma poi un progetto dedicato all'arte e alle canzoni di Antonio Carlos Jobim, pubblicato lo scorso anno con enorme successo in Brasile, prese il sopravvento e queste canzoni furono riposte nel cassetto per vedere la luce adesso, totalmente ristrutturate e riarrangiate e col titolo di "Segue o som". "Segui il suono" potrebbe essere un ottimo slogan per la musica e il brano omonimo mantiene notevoli promesse di successo coi suoi ritmi sincopati (ripresi anche su "Homem invisìvel no mundo invisìvel") che riportano tutti a Kingston. Al di là del motivetto accattivante riproposto in chiusura nel remix di Leo Breanza e Miller (un successo sicuro per la prossima estate) il disco non va molto oltre i suoni elettronici e spesso astratti e fini a se stessi di Liminha (degli Os Mutantes) e Kassim (di Moreno Veloso), produttori di successo che già lavoravano con la cantante del Matogrosso dai tempi di "Sim".

I difetti principali di questo disco sono la mancanza di invenzione, di temi melodici che catturino e, in definitiva, di composizioni destinate a restare. Tutto sembra fatto quasi di corsa (ma ironicamente la produzione è curatissima e avrà richiesto mesi) e si ricorre persino all'inglese ("My grandmother told me" e "Sunshine on my shoulders"), a qualche spruzzatina di rock mescolato al pop più banale ("Nao sei dizer adeus", "Por onde ando tenho você"), una manciata di note di axé tranciate dai synt ma con un risultato finale che non brilla mai. Anzi sfiora troppo spesso la banalità e la piattezza.

Voto 5/10

28/03/2014





        
  



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