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La tentazione dell'eroismo: "Mandami tanta vita"di Paolo Di Paolo presentato al Circolo Nautico

San Benedetto del Tronto | Il romanzo, edito da Feltrinelli, ambientato tra Torino e Parigi evoca la figura di Piero Gobetti, intellettuale ed editore antifascista promotore negli Anni Venti di un liberalismo inedito e di un progetto culturale innovativo.

di Alessandra Partemi

Locandina Paolo di Paolo

"Mi interessava restituire la figura di un ventenne che ha avuto il coraggio di compromettersi in un'epoca ingrata, che ha bruciato la sua giovinezza dietro una passione, finendo esiliato a Parigi appena ventiquattrenne e morto dopo l'ennesima violenza squadrista; con essa il ritratto di una generazione, come quella degli intellettuali che Piero Gobetti riesce ad aggregare nella Torino degli Anni Venti, lontana dalla tentazione del disincanto o del cinismo".

Così Paolo Di Paolo, autore di Mandami tanta vita, introduce il protagonista del suo ultimo romanzo, un personaggio capace di un eroismo non sempre percorribile ma esemplare nel mostrare l'intransigenza e l'ostinazione di chi riesce a trovare margini d'azione in una congiuntura storica sfavorevole.

Immediati i parallelismi con il presente: "Non esistono epoche felici, esistono spazi di resistenza. - prosegue l'autore - La crisi a volte è un alibi". Mentre Mussolini ordinava al prefetto di Torino di "rendere la vita impossibile a Piero Gobetti, insulso oppositore del governo e del fascismo", il giovane editore affiancava febbrilmente all'azione la forza dirompente delle parole e della letteratura, incarnando una resistenza alla dittatura, culturale prima che politica, concedendo ospitalità nelle riviste da lui dirette a pensatori provenienti da aree diverse come Antonio Gramsci, don Sturzo, Luigi Einaudi, Benedetto Croce e auspicando la formazione di una classe dirigente colta.

La narrazione in prima persona è affidata dall'autore allo stesso Piero e a Moraldo, il suo contraltare letterario; sono due figure antitetiche che si interpolano senza mai incontrarsi: "Ho immaginato un ragazzo che, seduto tra gli altri studenti in un'aula universitaria, assiste all'animata contestazione di un professore da parte di Piero e ne resta affascinato. Moraldo è "della razza di chi rimane a terra", - spiega l'autore, citando Eugenio Montale, altro collaboratore de Il Baretti, la rivista di letteratura ed estetica fondata da Gobetti - "Non un inetto, piuttosto un inerte attanagliato costantemente dalla riflessione su come divenire se stessi". Moraldo, scrittore e caricaturista insoddisfatto, ammira Piero suo coetaneo, autodidatta, liberale anomalo lontano dalla tradizione italiana, di formazione eterogenea suggestionato dal superomismo nietzscheiano così come dalle prime fasi della rivoluzione russa; vorrebbe avvicinarlo ma è incapace per timidezza di slanci eroici e resta sospeso tra occasioni mancate.

"Le mie azioni saranno capite e io non sarò capito" fa dire Di Paolo a Gobetti. Da qui nasce da parte dell'autore la volontà di rendere giustizia all'intimità del protagonista che viene ricostruita a partire dall'epistolario intrattenuto con sua moglie Ada e che Di Paolo nell'architettura del romanzo affianca alla figura storica dell'intellettuale, documentata nei due anni di ricerca al Centro Studi Piero Gobetti di Torino.

Mandami tanta vita (Feltrinelli, 2013) è stato presentato ieri, 15 luglio, presso il Circolo Nautico Sambenedettese. L'incontro, parte della rassegna letteraria estiva Scrittori sotto le stelle è stato introdotto da Mimmo Minuto e moderato da Filippo Massacci.

 

16/07/2013





        
  



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