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Erdogan" il dittatore"

San Benedetto del Tronto | La democrazia turca si bagna di sangue. Riflessioni di una giovane turca che vive in Italia.

di Martina Oddi

Gezi Park

Se doveva essere una prova di maturità, il premier turco ha inficiato le certezze sventolate dalle potenze che hanno assistito alle violenze di Parco Gezi senza alzare un dito, fra inviti alla calma e immagini scioccanti che giravano sul web.

Una protesta pacifica per salvare il polmone verde di Instanbul, evitando che in esso venisse costruito un centro commerciale, come vuole il premier. La manifestazione per Gezi Park, partita con il sit-in di 50 persone quando la distruzione del parco era gia' cominciata anche se c'era il mandato del tribunale che bloccava i lavori - dopo il terzo giorno di attacchi violentissimi della polizia ( tende date alle fiamme, carica sulla gente pacifica) ha portato in piazza la gente di Istanbul. Per sostenere Parco Gezi e dire di no a questa violenza ingiustificabile.

La polizia ha attaccato tutti indistintamente, e l'onda della strada si e' propagata da un quartiere di Istanbul all'altro, da una città all'altra. Ci sono state manifestazioni in 77 città turche, e tutto ora anche in questi giorni vanno avanti: un risveglio a livello nazionale, un popolo che sceglie il suo destino e una generazione che sta dando l'esempio ai coetanei in tutto il mondo, immortalata in Video e foto che per sempre cancellano la parola democrazia dalle politiche - per lo meno quelle del rapporto con l'opposizione - di Erdogan.

Il Premier, infatti, per smantellare la protesta è ricorso esclusivamente a metodi di feroce repressione. Mentre le voci ufficiali minimizzavano, il tam tam sul web portava alla luce quello che è stato un violento attacco alla piazza. E che poteva diventare un massacro e, se non lo è stato, è solo nell'ordine del numero delle vittime, in ogni caso ancora da accertare. E sostenere, poi, che i manifestanti siano solo barboni accampati sul suolo pubblico si è rivelata una menzogna smascherata non appena le notizie sono sfuggite al controllo del regime.

Sezin Bildirgen, che vive a Milano e passa spesso le vacanze nelle Marche, ha sostenuto attivamente la protesta, sempre con l'angoscia per i familiari che vivono a Istanbul.

Chi è Erdogan e perché viene dipinto all'esterno come un lungimirante islamico?
Fin dagli inizi della sua carriera politica Erdogan ha puntato moltissimo sulla comunicazione, circondandosi di esperti e consulenti che negli anni lo hanno aiutato a costruire un'immagine mediatica molto efficace. E' stato il primo capo di governo turco a farsi conoscere a livello internazionale e a far parlare di sè anche negli altri paesi, quasi sempre in termini positivi soprattutto per il successo delle sue politiche economiche.

Per anni ha raccontato ai suoi diversi interlocutori quello che loro volevano sentire: con l'Europa si dimostrava un islamico moderato e un partner economico affidabile, mentre con i paesi islamici sottolineava la fratellanza e i valori comuni. Negli anni '90, da Sindaco di Istanbul, ha fatto diverse dichiarazioni contro la laicità dello stato e a favore della sharia (la legge islamica). Nel 2002 ha fondato il suo attuale partito politico (AKP) dichiarando di essere cambiato, ma quella che e' cambiata e' soltanto la sua strategia di comunicazione.

Che visione hai tu da turca delle scelte che ha fatto durante questi tragici giorni?Questi giorni sono diventati tragici in gran parte a causa dei suoi comportamenti e delle sue scelte. Inizialmente ha fatto attaccare dalla polizia cinquanta manifestanti pacifici che si erano accampati nel Parco Gezi per evitare che degli alberi venissero abbattuti. Quando, per solidarietà, altra gente e' scesa in piazza lui non si e' fermato: invece di ascoltare i cittadini e far cessare la violenza della polizia, ha scelto di insultare pubblicamente i manifestanti e di aumentare la tensione generando un clima di odio.

Nei primi giorni di proteste ha vietato ai media turchi di parlare di quello che succedeva, successivamente le trasmissioni di informazione sono state quasi tutte a suo favore. La sua strategia e' quella di far credere a chi non e' coinvolto negli scontri che i manifestanti siano terroristi, anarchici e soprattutto vandali e saccheggiatori. I suoi interessi economici, politici e personali in questa faccenda sono moltissimi: come mai si sta occupando in prima persona di questa cosa al posto di chi ha il mandato per farlo come il Sindaco e il Governatore di Istanbul?

Quali sono le prossime iniziative degli attivisti nei giorni che verranno?
E' difficile dirlo dato che la situazione cambia in continuazione e i comportamenti del governo e della polizia sono imprevedibili. Le richieste dei manifestanti sono cinque: far sopravvivere il parco Gezi, non far demolire il vicino Centro Culturale Ataturk (fondatore della Turchia), vietare l'utilizzo di gas lacrimogeni, identificare e processare chi ha ordinato e commesso atti di violenza ingiustificata, liberare i manifestanti arrestati e i medici che prestavano loro soccorso. Credo che fino a quando il governo non ascolterà la gente continueranno ad esserci manifestazioni.

Quando sei arrivata in Italia? E quale è stato il primo impatto con gli Italiani, come ti hanno accolto?
Sono arrivata in Italia nel 2005. Avevo già alcuni amici italiani e penso che la maggior parte di italiani sono molto ospitali e aperti.

Oggi pensi di essere integrata? E l'Italia quanto è interculturale secondo la tua esperienza?
Si penso proprio di si. Secondo la mia esperienza, c'e' una grande differenza tra gli italiani e la legge italiana. Le persone sono molto più curiose e aperte alle nuove culture, invece non posso dire la stessa cosa per la legge italiana per gli immigranti con la sua burocrazia complicatissima.

Questo ha portato forza alla causa turca durante i sit in? Hai trovato attenzione e disponibilità negli italiani?
Anche noi,i turchi che viviamo in Italia, abbiamo organizzato due manifestazioni e in tutte due c'erano anche gli italiani con noi.

In Italia, secondo te, potrebbe mai accadere che la piazza arrivi allo scontro? Perché? Forse gli italiani non hanno il coraggio per dire basta?
Il diritto di manifestare fa parte della democrazia e voi avendo una democrazia molto più solida, siete abituati a manifestare (sapendo anche la polizia non attaccherebbe mai i manifestanti pacifici, al contrario della Turchia). Secondo me se succedesse in Italia una cosa simile a quella accaduta in Turchia, penso che nessuno rimarrebbe in casa a guardare la violenza.

Se l'intercultura è diventata, superate le diffidenze iniziali del mondo accademico, il metodo privilegiato per mettere in piedi reali strategie di integrazione, non si può dimenticare che essa si fonda sul riconoscimento internazionale di valori comuni sottesi alla convivenza. E di essa i diritti umani inalienabili, le libertà politiche e sociali, costituiscono il nerbo e l'ossatura. 

E fino a che la costatazione di un evidente errore politico di valutazione sulla democrazia turca da parte di quelle internazionali non viene ammessa, come si può sostenere l'universale validità di quei valori, appannaggio di tutti gli esseri umani? E come smantellare l'ipocrisia di una acquiescenza dovuta a interessi politici equamente divisi in base a uno status quo rifiutato dalla piazza? Come integrare un mondo in cui manifestare è un diritto con uno in cui per farlo si rischia la vita? Dove si incontrano questi due universi?

18/06/2013





        
  



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