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La carica silente dei duecento omini di Pongo

Roma | Aperta alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna un'interessante installazione di Gianfranco Notargiacomo. Tra gli assistenti che hanno aiutato il maestro nel predisporre la mostra troviamo anche un giovane artista piceno: Michele Welke.

di Redazione

Enigmatici come i moai dell'Isola di Pasqua, ma infinitamente più piccoli e colorati. Immobili - in una miriade di posizione ed atteggiamenti corporei - ci fissano muti, come se stessero raccogliendo le forze per rivelarci un grande e meraviglioso segreto. Da giovedì 12 novembre (fino all'8 dicembre) la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma è invasa da oltre duecento omini di plastilina.

Si tratta della riproposizione della prima mostra di Gianfranco Notargiacomo, presentata a Roma presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis nel 1971. Recensita allora dall'International Herald Tribune come "the most surprising show in Rome" l'installazione, sperimentale e davvero anticipatrice, prevedeva più di duecento omini in plastilina colorata che invadevano l'intero ambiente della galleria; atteggiati in una molteplicità di pose, occupavando non solo il pavimento, ma anche ogni altro spazio disponibile, comprese pareti e finestre.

Intitolata Le nostre divergenze, l'istallazione viene oggi riproposta a cura di Mariastella Margozzi, nella Sala delle Colonne della Galleria Nazionale (in Viale delle Belle Arti), nella quale i piccoli omini in Pongo (alti massimo 35 centimetri), seduti, in piedi, sdraiati, sono tutti silenti ma al contempo in coinvolgente colloquio con lo spettatore, chiamato a partecipare a questa singolare adunata.

«Non so da dove mi sia venuta l'ispirazione per questo lavoro - dichiara Notargiacomo a il Giornale - forse, sono stato parzialmente influenzato dai giochi con mio figlio Bernardo, che all'epoca, aveva quattro anni, ma è riduttivo. Il pongo è come la pittura, qui ci sono le ditate, lì le pennellate. Quando ho modellato il primo omino, l'ho lasciato sul tavolo del soggiorno, la mattina mia moglie, vedendolo, si è sfregata gli occhi per lo stupore, allora ho capito che andava bene ed ho avuto l'idea di realizzare una folla. I primi li ha visti Plinio De Martiis che ha deciso di farne una mostra».

Un episodio che ci viene raccontato nei dettagli da Paolo Brogi, sulle pagine del Corriere della Sera: «Io ero praticamente sconosciuto. - rivela Notargiacomo a Brogi - Gli omini, una ventina, li scoprì un giorno De Martiis venendo nel mio studio che allora era una stanza di casa mia all'Appio Latino. Li vide e fu categorico: questa è la mostra che facciamo il prossimo anno».

"Ma gli omini - scrive il giornalista del Corriere - spopolarono e un altro gallerista, Enzo Sperone, voleva comprarli in blocco. L'affare però non si concluse, De Martiis era contrario. Poi eccoci con un lungo salto di 38 anni ai giorni nostri, a Villa Aldobrandini a Frascati, per una nuova antologica di Notargiacomo. La sovrintendente della Galleria nazionale Maria Vittoria Marini Clarelli in visita vede in mezzo alle varie opere anche lo sparuto avanzo di omini che Notargiacomo è riuscito a salvare dalla sua diaspora artistica. Con Maria Stella Margozzi viene presa la decisione all' istante, riproporre la mostra del '71. Ma gli omini non ci sono più. Beh, allora si rifanno...".

«Nove mesi per realizzarli, un vero parto - aggiunge Nortargiacomo nella "chiacchierata" con Brogi - Per fortuna mi hanno aiutato due assistenti: Emanuel Hamn Pompili e Michele Welke». Quest'ultimo è un giovane artista originario di Grottammare, studente all'Accademia delle Belle Arti di Via di Ripetta, nel cuore della Capitale, ateneo in cui Notargiacono insegna Pittura. Sotto l'ala tutelare del Prof. Noratargiacomo, Welke sta così iniziando a farsi conoscere negli ambienti artistici della Roma che conta. 

13/11/2009





        
  



5+1=
(da sinistra) Michele Welke e Gianfranco Notargiacomo. Sullo sfondo gli omini

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