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Monsampolo a teatro

Monsampolo del Tronto | Verrà presentato venerdì 13 marzo presso il Teatro Comunale, lo spettacolo teatrale "Sabbie Nomadi" da parte della Compagna di Efesto.

Monsampolo del Tronto

Panghea era un'unica massa di terra prima della deriva dei continenti. E della Babele di voci, prima delle migrazioni, prima della formazione degli stati, prima delle intolleranze.

Oggi è una Compagnia dove la musica si intreccia con la teatralità, perché c'è un linguaggio, una musicalità comune, un'identità, una memoria che appartengono al mondo intero e che devono essere trasmessi con l'armonia dei suoni, del corpo e della parola.

Sabbie nomadi' è la storia di una migrazione infinita, di piedi laceri e sanguinanti che attraversano il continente, scelgono maremme o trincee per sopravvivere, solcano i mari o ci finiscono dentro per sempre.

La meta è la Merica, la nave a vapore avvicina sogni genti e generazioni, ma la sua tolda è un coacervo di miserie, di storie d'amore e di guerra, di maledizioni.
Terra ca nun senti/ Ca nun voi capiri/ Ca nun dici nenti/ Videnummi muriri!
E anche la banchina dove aspettano la disinfestazione ed un nuovo destino è un'occasione per rielaborare il lutto di quello che si è perso. Ma acitente quante Patrie ciò io? ... ma nessuna mi vuole bene.
‘Sabbie nomadi' è una mesticanza di suoni e parole, di canti migranti e di voci nomadi, da un porto ad un altro approdo, sabbie, granelli infiniti e rapiti dalla risacca del tempo e della memoria.

Il canto di una cultura subalterna, costretta al viaggio per sopravvivere, non ha più oggi una provenienza: è un lunfardo anch'esso, come la lingua data dalla fusione dei dialetti indio con quelli europei nella zona del Rio della Plata.
Così lo stornello o il rispetto si sono intrecciati con il candombe, l'habanera e poi con la milonga.
E il tango: ‘...E' un pensiero triste che si balla' scriveva per descriverlo Enrique Santos Discèpolo, il napoletano paroliere di Carlos Gardel.

Ecco perché questa mesticanza sa di colline lasciate alle spalle, di malaria, di amori perduti per sempre o annodati alla valigia di cartone: nella sospensione dell'approdo, una terra promessa o un'altra terra che non vuole capire, suoni voci e lacrime riattraversano in fretta il mare e affidano alla memoria il loro pensiero triste.

10/03/2009





        
  



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