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Allevi: genio o bluff?

Grottammare | Querelle Ughi-Allevi. A rinfocolare la polemica le critiche degli esponenti della musica colta delle Marche e non solo.

di Tiziana Capocasa

Il critico Alberto Barbadoro

Giovanni Allevi: genio, il Mozart del 2000 oppure un bluff, solo fenomeno mediatico studiato a tavolino?

Mentre la polemica scatenata dal violinista Uto Ughi viaggia sulla rete, tra fans accaniti e detrattori implacabili, abbiamo raccolto commenti tra gli esponenti della musica colta. Nomi di spicco tra cui alcuni colleghi che hanno collaborato con il testimonial delle Marche che ora non gli risparmiano critiche.

Il pianista Lorenzo Di Bella di Civitanova, premio "Horowitz" nel 2005, non si schiera :"Certo la musica di Allevi non ha quella profondità da essere paragonata a Mozart, Brahms o Beethoven" quindi aggiunge "che il fenomeno Allevi è la conseguenza di un panorama concertistico chiuso, monopolizzato da pochi personaggi. Se lui è stato costretto a trovare la sua strada con la sua musica ha fatto benissimo". Come direttore artistico della stagione concertistica "Civitanova Classica" ha invitato Allevi al teatro Rossini il 13 maggio, e sono fioccate critiche.

Ma lui si difende: "E' il fenomeno musicale del momento, poi Civitanova Classica dà ampio spazio ai giovani talenti e contempla nel cartellone anche concerti dai linguaggi musicali non propriamente colti!".

Il sassofonista marchigiano Federico Mondelci di fama mondiale: " Per carità, la sua non è musica classica, né colta". Ed allora? "Basta andare sul sito svizzero che vende i suoi cd. Pezzi orecchiabili che si appoggiano alla tradizione classica ma la mescolano con elementi pop e jazz. Melodie perfette come passatempo serale".

Concorda anche il musicologo Stefano Biosa, presidente del Centro di Documentazione "Arturo Benedetti Michelangeli" di Brescia. "Per dare un giudizio completo sull'Allevi pianista bisognerebbe ascoltarlo interpretare qualche brano di autori classici. Come direttore d'orchestra è inesistente.

L'Allevi compositore è modesto: la sua musica, da lui definita "nuova musica classica contemporanea" non è "classica" nè "nuova": è musica edulcorata e accattivante ma soprattutto modesta; in parte si rifà, semplificata, a certe atmosfere del Keith Jarrett anni '70, a Michael Nyman ed altri compositori minimalisti. È adatta forse come colonna sonora di qualche fiction o quale musica di sottofondo di una hall d'albergo. Il suo successo in gran parte dovuto ad un'abilissima strategia di marketing. Sconcertante la sua scelta per il Concerto di Natale in Senato".

Sulla stessa lunghezza d'onda il noto critico musicale Alberto Barbadoro, direttore della Società degli Amici della Musica di Ancona, insegnante di "Lettura della Partitura" al Conservatorio Rossini di Pesaro. "La musica di Allevi è abbastanza banale, scontata e noiosissima. Non c'è dietro alcuna ricerca, né novità. Non regge il confronto con i grandi del Novecento, Sostakovic, Ligeti né sul piano dell'innovazione del linguaggio, né per la qualità musicale. Tutt'al più la sua è musica d'intrattenimento tipo Schlacks, Clayderman, va bene come sottofondo musicale per un pomeriggio romantico".

Nelle Marche ci sono tanti giovani e bravissimi compositori, come il pesarese Paolo Marzocchi, anche lui pianista. Ha composto più di venti opere, la più recente "L'Albero" per orchestra e coro, sulla genesi della musica, che si avvale anche di un video proiettato su grande schermo sta entusiasmando platee di giovani. Senza mezzi termini :"il pensiero di Allevi sta alla filosofia come la sua musica alla musica classica". Spara a zero anche sull'Inno delle Marche: " E' la brutta copia di una musica da telefilm. C'è anche il modello, il motivetto dello sceneggiato "Orgoglio".

Pare che gli stessi orchestrali, che di musica ne macinano, al momento di eseguire la "marcetta bossa/nova" si siano meravigliati che fosse un inno.
A mezza bocca conferma Fabio Tiberi, direttore artistico della Form, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche. "L'inno non ha nulla a che spartire con la tradizione musicale della nostra regione. Allevi, comunque, ha trovato il suo filone ed il suo successo non si discute". Nemmeno da prendere in considerazione l'Allevi direttore d'orchestra, anche se al Senato ha diretto musiche di Puccini.

Il giovane e talentuoso direttore d'orchestra pesarese Michele Mariotti, direttore principale del teatro Comunale di Bologna, glissa con eleganza. Alla vigilia del debutto con i "Puritani" di Donizetti afferma solo che:" direttore d'orchestra non ci si improvvisa. Davanti al presidente Napolitano alle Muse di Ancona ho diretto con la Form brani di Rossini e Spontini mentre Allevi ha eseguito la sua musica, due generi completamente diversi".

Alessio Vlad, direttore d'orchestra, compositore nonché direttore artistico del Teatro delle Muse di Ancona, che ha invitato entrambi gli artisti, Allevi ed Ughi, ad esibirsi quando era direttore artistico del Teatro San Carlo di Napoli, tenendo a precisare che "il nome di Allevi figurava in un cartellone parallelo, riservato ai musicisti di nuova generazione". Preferisce non entrare nella polemica, si limita soltanto a sottolineare che:" c'è spazio per tutti, purché ci sia umiltà nei confronti della musica e rispetto del pubblico".

Per concludere arrivano le dichiarazioni rilasciate al "Corriere della Sera" da Cecilia Chailly, arpista, compositrice, sorella del direttore Riccardo e figlia dello scomparso compositore e già direttore artistico della Scala di Milano, Luciano: "Allevi è un fenomeno di marketing, gradevole ma superficiale. In questo senso è perfetto per incarnare ciò che chiede un'epoca come la nostra, che non vuole né pensare né farsi domande".

06/01/2009







        
  


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