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La Battaglia di Montorio, AD 1478. Torna protagonista il medioevo aprutino (27-28 giugno 2008).

Montorio al Vomano | Con il corteo storico dei nobili montoriesi: dame, cavalieri e popolani, accompagnati dai soldati aragonesi, preceduti da tamburi e chiarine, partiranno dalla Madonna del Ponte passando per le quattro contrade fino a piazza Orsini. Cena medievale.

di Nicola Facciolini

Il Medioevo storico torna protagonista delle caldi notti aprutine, il 27 e il 28 giugno 2008, dalle ore 21 in piazza Orsini, con la famosa "Battaglia di Montorio", grazie all'impegno del presidente della Pro Loco di Montorio al Vomano (Te), Carlo Eleuteri e dei suoi collaboratori, tra cui Fiorenzo Sbaraglia e Carlo Di Luigi. Che ha organizzato l'evento in collaborazione con l'Associazione "Montorio Nostra", con il patrocinio del Comune di Montorio, del Consorzio BIM Vomano Tordino di Teramo e della Provincia.

La rievocazione storica ripercorre quelle che furono le vicende storiche del comune di Montorio oltre 500 anni secoli fa. Tutto avrà inizio con il corteo storico dei nobili montoriesi: dame, cavalieri e popolani, accompagnati dai soldati montoriesi e aragonesi, preceduti da tamburi e chiarine, partiranno dalla Madonna del Ponte passando per le quattro contrade di San Filippo, il Colle, il Corso e la Strada di sotto, terminando il giro in piazza Orsini. Dove i nobili montoriesi daranno inizio ai festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista con la possibilità per gli spettatori di poter gustare, a un modico prezzo, la cena medievale alla locanda, con piatti tipici dell'epoca.

Nell'anno del Signore 1478, come raccontano le cronache del tempo, le province di Teramo e L'Aquila ricadevano nel regno di Napoli. L'Aquila parteggiava per lo stato pontificio. Al conte Pietro Lalle Camponeschi, originario di L'Aquila, era stata affidata la contea di Montorio. I montoriesi parteggiavano per lo stato pontificio insieme ad un gran numero di baroni che avevano le terre confinanti con le proprietà d'oltre Tevere. I teramani, invece, erano fedeli sudditi del re Ferdinando II d'Aragona: inevitabile era la conflittualità con i montoriesi.

A provocare le ire dei feudatari furono i nuovi balzelli imposti e il comportamento, giudicato "altero ed imprudente", di Alfonso d'Aragona duca di Calabria, che vedeva di malocchio i baroni che erano riusciti ad arricchirsi a scapito della corona e non erano accorsi in suo aiuto nelle guerre da lui sostenute. Avvertiti di ciò i baroni si riunirono a Melfi tramando una congiura. Primo pensiero dei congiurati fu di ricorrere al papa Innocenzo VIII e di sollecitare l'intervento degli Angioini, ma Alfonso d'Aragona, insospettitosi, chiamò a Chieti Pietro Lalle Camponeschi con una scusa, per poi arrestarlo spedendolo prigioniero a Napoli. A questa notizia la città di L'Aquila insorse alzando le insegne del papa.

Quasi tutti i baroni parteciparono a questa insurrezione, mentre Teramo, nel timore di ricadere sotto il dominio degli Acquaviva, si schierò dalla parte degli Aragonesi. Dopo l'arresto del conte Pietro Lalle Camponeschi i cittadini di L'Aquila e di Montorio cominciarono a manifestare pubblicamente contro gli Aragonesi ed in particolare contro Alfonso d'Aragona. Che, al fine di tenere a freno il malcontento, inviò soldati a L'Aquila ed a Montorio con il compito di reprimere qualsiasi manifestazione e di esigere le gabelle.

Così il 24 giugno, durante la "corsa pazza nuda", che si teneva ogni anno in occasione della festa di San Giovanni Battista, il comandante della guarnigione aragonese a Montorio, Carlo Mezzafaccia, pur non potendo partecipare alla corsa per via della sua età avanzata e perché non era stato invitato dai cittadini montoriesi, decise di gareggiare. Durante la corsa, in prossimità della chiesa, fu superato e, come era usanza, fu bloccato dagli spettatori. Lui, ignaro delle regole, interpretò ciò come un affronto personale e si volle vendicare costringendo la donna più bella presente in quel momento, a baciarlo. Si tratta di Gemma Spada, nobildonna montoriese, moglie di Siviardo Franchi che si infuriò uccidendo Mezzafaccia e, insieme agli altri soldati montoriesi, trucidando la guarnigione aragonese in pochi istanti.

Questa fu la causa che scatenò l'ira di Alfonso d'Aragona che mosse con il suo esercito, aiutato dai teramani, verso Montorio per vendicare l'affronto ricevuto. La battaglia, alla quale presero parte quasi tutti gli stati d'Italia, si svolse nel piano delle Vigne, oggi largo Rosicano, chiamato così per l'impressionante bagno di sangue versato dai soldati. Questo noto fatto storico fu immortalato da diversi scrittori come Camillo Porzio (La Congiura dei Baroni), Vincenzo Runcini (La Difesa di Montorio) e Quirino Celli (Memorie e glorie di Montorio al Vomàno), e si concluse senza vincitori.

24/06/2008





        
  



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