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giovedì 09/02/2012    |   Ultimo aggiornamento ore 21:41    |   Lavora con noi    |   CameraTV    |   SenatoTV

L’Unione Democratica per San Benedetto rinnova il suo impegno

San Benedetto del Tronto | La pesante congiuntura che affligge la città, non permette però di adagiarci in facili entusiasmi. Bisogna subito rimboccarsi le maniche, e in questo contesto il movimento farà la sua parte.

L’Unione Democratica per San Benedetto, soddisfatta per il risultato positivo ottenuto dai suoi candidati che hanno in tal modo apportato il loro contributo alla vittoria del centro sinistra, esprime le più vive felicitazioni al neo sindaco Giovanni Gaspari per la netta vittoria conseguita.

La pesante congiuntura che affligge la città, non permette però di adagiarci in facili entusiasmi. Bisogna subito rimboccarsi le maniche, e in questo contesto il movimento farà la sua parte.
L’Unione Democratica per San Benedetto rinnova il suo impegno ad una partecipazione civile che sia di supporto ad una politica amministrativa di forte impatto, per ridare slancio e vivacità culturale ad una città che ha urgente bisogno di ritrovarsi in un più ampio contesto sociale ed economico.

Inoltre, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica che coincide con il 60° anniversario del voto alle donne, il Movimento cittadino chiede al Sindaco Gaspari di dare il giusto risalto a questo anniversario.

Più volte le donne sono scese in piazza per protestare contro una politica misogina e tutta coniugata al maschile, per praticare la politica in tutte le sue forme e "fare la differenza" nello spazio pubblico. Questo potrà accadere soltanto attraverso un impegno e un dialogo politico tra soggettività differenti che partecipino a identificare nuove forme della convivenza che può superata solo con il rispetto e la partecipazione.

Nel nostro Paese questo dialogo può partire solo se si mantengono le principali caratteristiche della Costituzione repubblicana che una legge assurda vorrebbe stravolgere, disegnando un ordinamento costituzionale nel quale si cancella l'equilibrio dei poteri, il necessario bilanciamento tra Presidente della Repubblica, Parlamento, Esecutivo, Magistratura.

Il Parlamento ridotto a un organo privo di qualsiasi autonomia, subalterno al potere del premier, il
carattere plebiscitario del mandato conferito al capo del governo, le limitazioni poste all'indipendenza della Magistratura e dei sui organi di autogoverno, renderebbero inesigibili i diritti sanciti dalla prima parte della Costituzione e ancor più difficile il cammino della democrazia e della partecipazione politica delle donne.

01/06/2006





        
  


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