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Vicenda Villaggio del Lavoro

Montegranaro | L'intervento integrale dell'avvocato dell'azienda che fa il punto della situazione

di Stefania Ceteroni

Nel corso del consiglio comunale di venerdì sera ha preso la parola l’avvocato D’Amico, in rappresentanza della Calepio Scavi, che ha fatto il punto della situazione in merito alla questione "Villaggio del lavoro". Consiglio comunale che ha avuto luogo a seguito di una richiesta di convocazione avanzata dalla minoranza di governo.
 
Riportiamo di seguito l’intervento integrale dell’avvocato.
 
"Apprezzo moltissimo il consigliere Aronne Perugini perché ha dimostrato che la demagogia non è pane della politica, facendo delle considerazioni e delle proposte che io ritengo che debbano essere in questo momento condivise.
 
Io non sono stato incaricato dalla Calepio Scavi di risolvere il problema di Montegranaro. Sono stato incaricato dalla Calepio Scavi di predisporre un progetto di ristrutturazione industriale del gruppo Brignoli a livello nazionale.
 
Quando mi sono apprestato ad esaminare la situazione della Calepio Scavi, che è una delle società più importanti del gruppo, mi sono necessariamente imbattuto nelle vicende di Montegranaro che, devo dire, mi ha colpito particolarmente per due ordini di motivi. Prima per il modello procedimentale che è stato adottato per la realizzazione di un importante complesso industriale e per il coraggio che il cavalier Ettore Bignoli ha avuto nell’uscire dal core businnes del gruppo per affrontare un intervento così importante, significativo ed impegnativo sotto il profilo finanziario e sotto il profilo operativo. Mi ha colpito soprattutto perché ho visto intorno a questa vicenda di Montegranaro crescere un progetto urbanistico di profilo altamente significativo anche per la forza dei vincoli convenzionali che sono stati imposti al privato. Un privato che ha scelto di fare questa operazione perché evidentemente riteneva di ottenere un risultato economico significativo, come fanno tutti gli imprenditori di questo mondo.
 
Il consigliere Perugini ha fatto cenno ad una serie di problematiche di carattere congiunturale che colpiscono coloro che hanno acquistato i lotti e che colpiscono anche tutti i soggetti imprenditoriali impegnati in questo progetto urbanistico.
 
Noi non ci vogliamo nascondere dietro le crisi internazionali, dietro alle problematiche di carattere economico. L’imprenditore quando fa una cosa la fa e mette sul piatto un fattore che si chiama rischio. Se va bene va bene, se va male ne paga le conseguenze.
 
Qui c’è un problema molto serio che affronteremo tra un attimo.
L’operazione a Montegranaro e la situazione della Calepio Scavi non possono essere viste in modo disgiunto così come non possono essere viste in modo disgiunto le situazioni di tutte le società del gruppo.
 
Io ho affrontato la problematica della ristrutturazione industriale consigliando all’imprenditorie una serie di dismissioni traumatiche, immediate, fatte senza nessun tentennamento. Alcuni rami d’azienda andavano ceduti perché erano rami in perdita e non potevano stare utilmente dentro al gruppo.
 
Per quanto riguarda la situazione di Montegranaro io ho sconsigliato vivamente l’imprenditore dal tenere un atteggiamento dello stesso tipo.
 
Questo non per motivi di carattere morale, sociologico o spirituale ma per motivi di carattere squisitamente imprenditoriale.
 
Non avrebbe senso, oggi, per la Calepio Scavi, ripiegare il cantiere di Montegranaro puramente e semplicemente perché ci perderebbe economicamente e ci perderebbe anche tutta la comunità di Montegranaro.
 
Allora ho ritenuto opportuno consigliare all’imprenditore una strategia di tipo diverso. Partendo però da un presupposto imprescindibile perché altrimenti non avrei potuto mai fare una scelta di questo tipo.
 
La domanda che mi sono fatto immediatamente è stata la seguente: la Calepio Scavi è inadempiente in relazione alle convenzioni?
 
Io sfido chiunque a dire che la Calepio è inadempiente rispetto alle convenzioni.
Parto dalla prima convenzione, quella del 14 novembre di 2 anni fa per dire che fino al 14 novembre 2005 non possiamo in nessun modo essere chiamati a rispondere per inadempimento contrattuale nei confronti della pubblica amministrazione.
Dico con altrettanta forza che la Calepio Scavi, volendo, potrebbe con estrema tranquillità indicare alcuni motivi di contenzioso per inadempimento da parte della pubblica amministrazione ma sono inadempimenti necessari in tutti i piani urbanistici perché si sono verificate delle situazioni addirittura di trasferimento di competenze da un ente all’altro che hanno obbligato la Calepio ad eseguire dei lavori non previsti dalla convenzione urbanistica.
 
Non mi pare che la Calepio abbia mai messo sul piatto del rapporto con l’amministrazione queste vicende.
Si sa come fanno tutti gli appaltatori di questo mondo che lavorano per gli enti pubblici a far lievitare le riserve contrattuali per arrivare a risarcimenti miliardari magari senza finire le opere che sono state negoziale.
Noi non lo abbiamo fatto perché riteniamo che in questo momento sia assolutamente giusto fare una cosa del genere.
Ebbene, poste tali premesse, ci chiediamo: sono vere le indiscrezioni giornalistiche?
Sono vere le voci e le informazioni giornalistiche…". (continua)

20/11/2004





        
  



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