Sesso a scuola...“I bambini fanno oh”, ma noi adulti dovremmo avere qualche strumento in più
San Benedetto del Tronto | ...qualche certezza in più per reagire a fatti come quello accaduto all’istituto Capriotti nei giorni scorsi.
di Maria Teresa Rosini
La sorpresa, lo sgomento e lo stupore di coloro che non sono direttamente coinvolti ( o forse credono solo di non esserlo) e i tentativi, riscontrati anche in casi analoghi, della scuola o dei genitori di mettere a tacere, minimizzare, “non vedere”, mettono a nudo tutta la nostra impreparazione e la nostra incapacità di comprendere fenomeni che sempre più frequentemente la cronaca registra e ci sottopone.
Nella caccia al “chi è” scatenata nei giorni successivi al fatto tra gli adolescenti, si fanno strada voci secondo le quali la protagonista del filmato sarebbe una ragazza extracomunitaria e allora in molti hanno tirato un sospiro di sollievo riuscendo dentro di sé a ricondurre il fenomeno ad una estraneità che in qualche modo li assolva.
In televisione, sulla stampa, sulla strada tutti chiedono o offrono analisi e rimedi e nell’abbuffata di parole indotta dopo un po’ inizia a farsi strada l’oblio e infine restano a tenere il fronte di quella che appare, o forse vuole essere fatta percepire, come un’ emergenza restano in realtà solo i genitori e la scuola.
Entrambi i soggetti si palleggiano da decenni responsabilità e colpe relative alla educazione e alla formazioni delle nuove generazioni tirando in ballo con puntualità gli altri soggetti che da ambiti e con interessi ben diversi costituiscono agenzie educative dalle istanze tutt’altro che rassicuranti: televisione e internet.
E loro? E i protagonisti di questi teatrini raffazzonati alla ben e meglio?
Sembrano soggetti senz’anima e senza storia e l’anonimato dovuto alla minore età ce li rende ancora più estranei e lontani. Forse il loro desiderio è proprio quello di trovare una visibilità che viene negata nello stesso momento in cui la società degli adulti, la nostra, la erge a valore assoluto legando il significato di un’ esistenza allo spettacolo allestito sui corpi, ad una simbologia spicciola e destrutturata di successo e immagine.
Forse dovremmo essere più generosi con loro e segnare percorsi più articolati e lenti per condurli a trovare ed esprimere la propria identità, non essere scettici e rinunciatari circa le loro possibilità, non salvare (come spesso la scuola fa) solo gli inquadrati e i disciplinati, non capire solo ciò che è semplice e conveniente, avere più cuore, avere più cura di chi in fondo ci appartiene interamente.
31/01/2007
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Margherita Sorge
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