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A rischio chiusura la galleria di Forca Canapine

Ascoli Piceno | La provincia di Ascoli non può sostenere più le spese per una strada di competenza statale. Amministratori marchigiani e umbri: “L’ANAS rispetti una norma dello Stato”.

Le istituzioni locali di Marche e Umbria chiederanno allo Stato e all’Anas di dare un segnale concreto, nel giro di pochissimi giorni, circa la disponibilità a rispettare una norma dello Stato stesso, quella che prevede che la strada che collega le due regioni comprendente la galleria di Forca Canapine passi nelle competenze dell’ANAS. Altrimenti la Provincia di Ascoli Piceno dovrà fare quanto già annunciato, chiudere cioè al traffico il prossimo 2 maggio l’importante arteria per l’impossibilità, e l’assurdità, di continuare a spendere almeno un miliardo delle vecchie lire ogni anno per assicurare un minimo di sicurezza su una strada statale.

E’ la conclusione a cui si è giunti questa mattina ad Arquata del Tronto in quella che doveva essere una conferenza stampa per denunciare le inadempienze di organi statali e si è trasformata in un’assemblea pubblica a cui hanno partecipato, nella sala consiliare, molti cittadini, imprenditori, ma anche tanti rappresentanti delle istituzioni dei due versanti, a dimostrazione di quanto sia avvertito il problema.

Ci si è ritrovati all’imbocco della strada “incriminata” che dalla Salaria sale verso il traforo di Forca Canapine per poi ridiscendere verso l’Umbria: si sono dati appuntamento, per parte marchigiana, il presidente della Provincia Massimo Rossi, l’assessore alla viabilità Renzo Offidani, il sindaco di Arquata Aleandro Petrucci, rappresentanti della Comunità montana del Tronto e, per parte umbra, l’assessore alla viabilità della Provincia di Perugia Giovanni Moriconi, il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, il vicesindaco di Cascia Carla Ugolini, rappresentanti della Comunità Montana della Val Nerina, nonché i Consiglieri provinciali eletti nei collegi attraversati dalla strada.

Prima che un improvviso acquazzone costringesse tutti a rifugiarsi nella sala consiliare di Arquata messa subito a disposizione dal sindaco Aleandro Petrucci, il presidente Rossi ha fatto in tempo a ripercorrere le tappe di una vicenda che ha inizio negli anni ’60, quando la Provincia inizia a realizzare, uno dopo l’altro, i lotti della strada su incarico della Cassa del Mezzogiorno e poi dell’Agensud, quindi dello Stato.

Man mano che i lavori proseguono, la Provincia continua a farsi carico della manutenzione, e questo anche dopo l’inaugurazione nel 1996 dell’ultimo tratto, quello comprendente il traforo “S. Benedetto” di 4,5 chilometri.

Due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 2004 e del febbraio 2006 infine statuiscono ciò che di cui tutti erano da sempre a conoscenza: quella strada è dello Stato perché fatta con i suoi soldi e perché collega due Regioni, e dal 1° aprile scorso deve essere gestita dallo Stato tramite l’ANAS.

La società però tace, non si presenta a firmare il passaggio di consegne mentre le strada ha bisogno di interventi urgenti, a cominciare dall’illuminazione in galleria. Servono tanti soldi, la Provincia non li ha né potrà averli perché il bilancio è stato predisposto nella convinzione che l’Anas avrebbe rispettato un Decreto del Presidente del Consiglio.

Quindi: o il passaggio avviene o la Provincia, o meglio il dirigente per la viabilità che ha la responsabilità di ciò che accade sulle strade in conseguenza del loro stato, non può continuare a far finta di nulla.

Piena solidarietà agli amministratori ascolani è stata espressa dall’assessore della Provincia di Perugia Moriconi il quale ha ricordato come l’ANAS, in drammatica carenza di fondi, in Umbria sia costretta a chiudere interi tratti di strade statali e, anche lì, non prende in consegna ben 100 chilometri di strade ex provinciali.

Per il sindaco di Norcia Alemanno, la chiusura della strada porterà ad una sollevazione popolare ma da subito bisogna lavorare tutti insieme per non arrivare alla chiusura. Il sindaco ha chiesto alle due amministrazioni provinciali di farsi carico dell’onere di questa fase di transizione, anche considerando che a Roma, in vista del passaggio delle consegne tra Governi, è difficile trovare in questi giorni interlocutori affidabili.

Lavorare per l’obiettivo comune di scongiurare la chiusura è stato il filo conduttore anche dell’intervento del Vicesindaco di Cascia Ugolini che ha ricordato come il ventilato provvedimento rischi di danneggiare migliaia di persone che, dopo i ponti del 25 aprile e 1° maggio, si muoveranno dalla costa adriatica per un’altra scadenza, la ricorrenza di S. Rita del 22 maggio.

In sede di replica, il presidente Rossi ha ricordato che, a differenza di quanto previsto nel decreto per le strade di altre zone (per le quali la norma prevede un contestuale trasferimento all’ANAS di risorse prima assegnate a Regioni e Province), nel caso di Forca Canapine non vi è alcuna procedura di trasferimento di fondi da attuare, semplicemente perché la strada è sempre appartenuta allo Stato.

La conferenza – assemblea si è sciolta attorno alle 15 con l’impegno di tutti di sottoscrivere un documento congiunto che dia un ultimatum: “Basterebbe avere dall’Anas – ha detto il presidente Rossi - l’impegno formale ad assumersi le sue responsabilità e a stanziare le risorse di somma urgenza per far fronte agli interventi di manutenzione non procrastinabili”.

27/04/2006





        
  



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