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In ricordo di Cecilia Gatto Trocchi

| LONDRA - "Una maestra, amica e collega da cui ho appreso a pieno il valore del coraggio, dell’ indipendenza ed il senso critico".

di Anthony A. Kila


Gentile Direttore,
Da un email invatomi da un amico e collega italiano che ora abita a Brusseles ho appreso della morte della l'antropologa Gatto Trocchi ed una ricerca su internet mi ha portato ad un articolo del vostro giornale firmato da Pierpaolo Pierleoni che racconta che due settimane dopo una bella conferenza sulla “Nostalgia del bene perduto”, tenuta a Monte Urano lo scorso 25 giugno, nell’ambito dell’Europe Festival, Cecilia Gatto Trocchi si è suicidata a Roma. Ho chiamato subito la redazione per conferma e notizie per il funerale.

Io conoscevo bene Cecilia Gatto Trocchi; per me e’ stata una maestra, amica e collega da cui ho appreso a pieno il valore del coraggio, dell’ indipendenza ed il senso critico. Feci una ricerca antroplogica con lei e facemmo seminari con gli studenti dell’ universita di Perugia e di Chieti su quella ricerca. In quel periodo ho avuto modo di scoprire una PERSONA ed un personaggio ricco di passione, intelligenza, cultura e di contraddizioni.
Cecilia Gatto Trocchi era cosciente delle propie manie, fobie, eccentricita’ e limiti ma era anche consapevole dellea proprie capacita’. Era colta e ne era fiera, sapeva le lingue e non lo nascondeva, aveva viaggiato e non perdeva l’occasione di ricordartelo. Diceva “sono umana perche’ ho limiti, capacita ed aspirazioni”.

Io l’ ho vista ridere in modo vero e contagioso. Per lei il piacere e la felicita’ erano sacri, amava ripetere che “la scienza deve essere gaia” e non sopportava il personaggio dello “studioso cupo”. Per lei sapere non ha nulla da spartire con l’ essere cupo, lo studioso che sa deve far sapere a quante piu’ persone possibili  e quindi deve anche parlare e scrivere in modo semplice e diretto.

Le piaceva scrivere usando il faction, quel genere (non molto usato ne apprezzato tra gli intelletuali dell’italia di oggi) con cui si tenta di dramatizzare  fatti ed eventi ed in cui la proposizione del fatto e degli eventi  e’  lasciata completemente alla discrezione dell’ autore.
Cecilia Gatto Trocchi credeva che vi era sempre una chiara e netta distizione tra cio’ che fosse giusto e sbagliato, bene e male, bello e brutto, e quando parlava usava termini come “sciocchezze”, “stupidaggine” per descivere l’opinione di qualche interlocutore (che come immaginabile non gradiva tale attacco e reagiva duramente).

Per lei il dogma del relativismo culturale ed il soggettivismo etico non era solo pericoloso per la civilta’ italiana ed europea ma anche per l’individiuo. Temeva per una generazione di intelletuali non piu’ abituta a pensare ed a lanciare grandi idee.

Le piaceva la dialettica alta ed abbiamo avuto lunghe e frequenti discussioni durante le quali  spesso dissentivo ma sempre imparavo perche’ Gatto Trocchi aveva letto molto e continuava a leggere molto; era sempre vivace, stimolante e provocante e voleva sempre sapere un’altro parere seppure per demolirlo. Con lei io interlocuivo (interloquivo!) sempre con rispetto ed ammirazone e mai con timore o sospetto.

Amava l’antichita’ ed i modelli classici e spesso le dispiaceva che non si potesse piu’ avere ’ un rapporto di sfida intelletualle con i suoi colleghi da cui si sentiva incompresa e i quali  ritenevano alcune delle sue attivita’ e metodi inaccetabili. Lei stessa, per  propia ammissione, non capiva i suoi colleghi.

La sua morte, per noi che l’abbiamo conosciuta e con la quale abbiamo condiviso qualche buon momento , e’ sconcertante. E’ una perdita, triste e dolorosa e non ci rimane che consolarci nel  pensare che ha smesso di soffrire e che scelto la sua fine.
 
*insegnante alla European School of Languages and Humanities di Londra

21/07/2005





        
  



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